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Gran Tour d’Italia, l’Abruzzo: la piana del Fucino

Gran Tour d’Italia, l’Abruzzo: la piana del Fucino

autrice Cinzia Donadini del blog Essenza in cucina

La Piana – o Conca – del Fucino si trova nel cuore della Marsica, regione geografica compresa nella provincia dell’Aquila, in Abruzzo. Un tempo nemmeno tanto lontano era un lago piuttosto esteso, ma con regime delle acque molto variabile, essendo alimentato da un sistema idrico di immissari e privo di un emissario. Sulle rive del lago del Fucino – definitivamente prosciugato alla fine del XIX secolo – fin da tempi molto antichi sono esistiti diversi insediamenti che da un lato sfruttavano la fertilità del terreno, ma dall’altro subivano distruttive inondazioni stagionali.

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Principalmente per questo motivo già Giulio Cesare aveva tra i suoi progetti anche quello di creare un canale sotterraneo che permettesse il convogliamento delle acque del lago verso il fiume Liri. Fu però l’Imperatore Claudio, che, nel I secolo d.C., inaugurò l’opera frutto di quasi dieci anni di lavoro per oltre ventimila schiavi. Il canale permetteva uno svuotamento parziale del lago e lasciava scoperta una vasta fascia di terreni ottimi per l’agricoltura, ma richiedeva una manutenzione costante. Funzionò fino al VI sec. quando l’arrivo delle popolazioni barbariche determinò la caduta dell’Impero Romano. I nuovi arrivati non erano particolarmente interessati a questi territori: cessarono la manutenzione e lasciarono che la natura riprendesse il sopravvento.

Una svolta giunse solo quando, dopo costosissimi lavori realizzati tra il 1854 e il 1875 da una società di proprietà del principe Alessandro Torlonia, venne messo in opera un nuovo canale. Il principe Torlonia eseguì i lavori – ritenuti di pubblica utilità – in cambio della proprietà di tutti i territori prosciugati. Le conseguenze di questa scelta ebbero effetti contrastanti: ci fu l’effettiva cessazione del rischio di continue esondazioni, ma iniziò anche una serie di disagi che scatenarono i moti contadini dei primi anni del ‘900. I lavori erano stati lunghi e il non poter utilizzare i terreni per coltivare aveva molto indebolito la capacità economica delle popolazioni locali. Inoltre, in seguito al prosciugamento del bacino la pesca fu azzerata; così come gli uliveti, che prima prosperavano grazie al clima lacustre e che furono invece messi a dura prova dal cambio del clima, divenuto più arido e freddo. Per giunta le aree prosciugate risultavano ora paludose e bisognose di bonifica, richiedendo risorse economiche e personali di cui oramai la gente del posto non disponeva più.

Furono necessari l’esproprio dei terreni alla famiglia Torlonia e, nel 1954, la creazione dell’Ente Fucino per completare le operazioni di bonifica e la completa trasformazione di questa parte d’Italia. Oggi la Piana del Fucino è una realtà dall’aspetto molto particolare: sorvolandola è possibile vedere la perfezione e la precisione dell’organizzazione delle coltivazioni che vi prosperano. La sua storia, preziosa e piena di significato, è alla base dell’elevatissima qualità dei prodotti che vengono coltivati qui.

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Le condizioni pedo-climatiche e le caratteristiche del terreno fanno la differenza sulla qualità dei raccolti grazie soprattutto al substrato (un tempo il fondo del lago), che si presenta fresco, sciolto, ricco di sostanze organiche, sempre irrigato sia grazie alla risalita capillare della falda acquifera sottostante, sia grazie alla possibilità di sfruttare l’acqua dei canali di bonifica. L’intera zona è caratterizzata da inverni rigidi e piovosi ed estati molto calde e umide: è proprio quest’alternanza di temperature a favorire l’eccellente qualità delle coltivazioni, che sono molte.

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Tra le produzioni di rilievo tipiche della Piana del Fucino spicca la Patata del Fucino Igp, conosciuta e apprezzata per le sue particolarità organolettiche, per il gusto particolarmente sapido e per la lunga conservabilità. Nel dicembre 2016 è nato il Consorzio per la tutela IGP della Patata del Fucino, attivo dal marzo 2017. Il disciplinare stabilisce che la Patata del Fucino sia coltivata con metodi biologici o integrati. La città di Avezzano (l’Aquila) nel mese di settembre di ogni anno organizza una sagra dedicata alla valorizzazione di questo ottimo prodotto.

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Oltre alla patata tra le produzioni di rilievo proprie della zona va ricordata anche la Carota del Fucino, che si fregia del marchio Igp dal 2007. La sua coltivazione ha avuto inizio nel 1950 dando da subito ottimi risultati economici, ma rivelandosi anche di estrema utilità per la rotazione colturale tra patata e barbabietola da zucchero. Nel disciplinare di questo prodotto si può leggere una rigorosa descrizione della zona entro cui può essere coltivato e delle caratteristiche che contraddistinguono la sua ragion d’essere, ovvero contrastare la stanchezza del terreno e lo sviluppo di parassiti che si annidano nelle radici delle colture di patata e barbabietola.

La Carota del Fucino Igp è nota per il colore particolarmente vivace e acceso, indice di alto contenuto di betacarotene; inoltre è particolarmente apprezzata per la croccantezza e la compattezza. Il successo della sua coltivazione la rende un prodotto di punta in tutto il comparto produttivo dell’altopiano, molto apprezzato anche all’estero.

Sui fertili terreni della piana prosperano altre colture: insalate – in particolare il radicchio – finocchi, sedano. Tutti ortaggi molto apprezzati e rinomati per le loro caratteristiche organolettiche, che sono senza dubbio merito di quel terreno particolarmente fertile che un tempo fu il fondo di un lago dalla storia incredibile.

Fonti:

Enciclopedia Treccani

Terre marsicane

Karposmagazine

Disciplinare della carota IGP nel Fucino

Disciplinare della patata del Fucino IGP

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