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Gran Tour d’Italia, le Marche: vitigni e vini marchigiani

Gran Tour d’Italia, le Marche: vitigni e vini marchigiani

di Patrizia Laquale del blog Maison Lizia.

Per avere un buon vino è necessario preservare il territorio. Questo i marchigiani lo sanno bene fin dal Medioevo, quando i monaci delle abbazie se ne occupavano già attivamente creando delle piccole realtà agricole dette grancie supervisionate da patrones, i quali razionalizzavano le coltivazioni della vite per ottenere il miglior vino possibile.

Le prime degustazioni di vini marchigiani risalgono al Rinascimento, dove, alla corte del duca di Urbino, venivano fatti assaggiare i vini avantagiati per promuovere sia il territorio sia il prodotto stesso.
Promozione che nel corso dei secoli crebbe e portò i vini marchigiani a essere conosciuti sia in Italia sia all’estero. Nel 1873 all’Esposizione Internazionale di Vienna vennero apprezzati per la loro leggerezza gli spumanti di Francesco Spallazzi di Loreto. Nel 1876 i vini di Ascoli Piceno furono presentati e apprezzati a Philadelphia e, nel 1878, a Parigi venne premiato il Sangiovese di Campagnoli e Wallisch, premiati già per il loro Vin santo nel 1863.
Alla fine degli anni ’50 del XX secolo i marchigiani hanno ascoltato il consiglio del loro compatriota e poeta Luigi Bartolini, il quale diceva:

“se i marchigiani si organizzassero e disciplinassero le coltivazioni dei vitigni, se li scegliessero e se coltivassero uve rinomate, ecco il nostro suolo apparirebbe più propizio a Bacco…”

e hanno scommesso sulla loro terra, rinnovando le coltivazioni che fino ad allora erano maritate. Per catturare la sua bellezza basta far correre lo sguardo sul morbido panorama di fertili colline, strette tra l’azzurro del mare Adriatico e il verde dei Monti Sibillini, costantemente baciate dal sole.

La difesa di ogni “marca” si è basata sul recupero dei vitigni tradizionali e dei biotipi autoctoni da un lato e sulla costante innovazione dall’altro. La vocazione vinicola della terra si è strettamente legata alla componente umana e l’antica sapienza degli avi ha sposato le moderne tecniche enologiche. È nato così il Brand Marche rappresentato da cinque DOCG e da quindici DOC, più la denominazione IGP valida per tutto il territorio. Un brand che vanta soprattutto vitigni autoctoni mantenendo l’equilibrio tra le varietà a bacca bianca e le varietà a bacca nera.

Vediamo ora, in una veloce carrellata, i vitigni tipici marchigiani: il Verdicchio bianco è una sorta di rappresentante regionale. Viene coltivato nelle zone dei Castelli di Iesi e di Matelica, i suoi profumi si differenziano in base al terroir in cui è coltivato.
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Il vitigno più diffuso è però il Trebbiano toscano, usato per dare struttura con il suo profumo delicato.
Vitigno antico, vigoroso e produttivo è il Biancame, che dona ai vini freschezza e sapidità.
Presenti da sempre nel territorio sono la Malvasia bianca di Candia e la Malvasia toscana, apprezzate per la loro gradevole aromaticità.

Di origine greca è il Maceratino, che con il suo alto tenore alcolico si presta bene all’invecchiamento.

Emblema del territorio sono due vitigni su cui si sta puntando molto: la Passerina e il Pecorino, tra i vitigni più identitari del versante adriatico.

Tra i vitigni a bacca nera il Sangiovese è il più diffuso, seguito dal Montepulciano, che caratterizza i vini a seconda del terroir e della maturazione.

Il Lacrima è un vitigno molto particolare, dai profumi esuberanti. La Vernaccia nera è un vitigno che si presta alla spumantizzazione e infine si deve citare l’Aleatico, chiamato anche Vernaccia di Pergola.

Nella storia vinicola marchigiana il legame tra vitigno e ambiente è fondamentale perché il territorio è vasto e vario. Non a caso le Marche hanno un nome plurale; la regione comprende infatti diverse zone: la Marca Pesarese, la Marca Anconetana, la Marca Maceratese e infine la Marca Ascolana.

Ecco allora la presentazione dei vini marchigiani divisi per marca. Nella Marca Pesarese ci sono due DOC: Colli Pesaresi DOC, che indica vini prodotti con Trebbiano toscano, Verdicchio bianco, Biancame, Pinot grigio, Pinot nero (anche se in questa zona c’è molto Sangiovese) e Bianchello del Metauro DOC, che comprende vini prodotti con Biancame e Malvasia.

Ricca di uve tradizionali e di vini che caratterizzano il territorio è la Marca Anconetana con il Rosso Conero DOC, prodotto dal Montepulciano, e il Rosso Conero DOCG come più ampia e complessa espressione del territorio. Scendendo verso il mare, dove le colline si addolciscono, si trova il Lacrima, coltivato in particolare nel territorio di Morro d’Alba (Ancona), che si fregia della denominazione Lacrima di Morro d’Alba DOC; un vino da apprezzare in gioventù con i suoi esplosivi profumi.
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A caratterizzare la zona fin dal 1953, quando è stato lanciato sul mercato nella iconica bottiglia che richiama un’anfora etrusca, è il Verdicchio dei Castelli di Jesi DOC, un vino che racconta il mare e la sua fresca brezza, caratterizzato da un colore verde-oro e da profumi fruttati e floreali. Se questo vino viene lasciato riposare in legno diventa più morbido e complesso e si chiama Castello di Jesi Verdicchio Riserva DOCG, prodotto anche nella versione Passito e Spumante Metodo Classico.

La Marca Maceratese si distingue per delle splendide espressioni di Verdicchio, che qui è protetto dai venti del mare e diventa Verdicchio di Matelica DOC, definito il vino che non vede il mare e per questo più strutturato, sapido e morbido. La punta di diamante è però la denominazione Verdicchio di Matelica Riserva DOCG.

Altro fiore all’occhiello è la Vernaccia di Serrapetrona Spumante DOCG prodotta dalla Vernaccia nera coltivata intorno al castello e alla cinta muraria di Serrapetrona (Macerata), che dà vita anche alla denominazione Serrapetrona DOC, un vino dai sentori di rosa e visciole su un fondo speziato, con una notevole struttura e morbidezza. Sulle splendide colline verdeggianti del maceratese la Vernaccia nera si esprime in altre due DOC: San Ginesio DOC e Terreni di Sanseverino DOC. La denominazione Colli Maceratesi DOC è invece equamente divisa tra uve a bacca bianca, dove il vitigno di spicco è quello tradizionale Maceratino, e uva a bacca nera, con il Sangiovese e la Vernaccia nera, che danno vita a un rosso fruttato e morbido.

La Marca Ascolana è patria del Rosso Piceno DOC – fatto di uve Sangiovese e Montepulciano – ed è la zona di produzione DOC più vasta. Comprende infatti territori di tre province: Ancona, Macerata e Ascoli Piceno, con un’ampia zona che dalle colline scende fino al mare. Il Rosso Piceno Superiore DOC, invece, come da disciplinare, si produce solo in tredici comuni nella provincia di Ascoli Piceno e si differenzia per il suo affinamento in legno.

Nel 2011 è nata un’altra DOC: Offida DOC, che imprime il suo nome in etichetta accanto a Pecorino e Passerina, valorizzando due vitigni tradizionali e legandoli così indissolubilmente al loro territorio d’origine. Una denominazione che regala un fantastico vino da meditazione con l’Offida Passerina Passito, dal fascino sottile e dalle fresche sensazioni. La DOCG, che ha sostituito la precedente DOC, prevede anche di ottenere l’Offida Rosso da uve Montepulciano in purezza.

La DOC Falerio dei Colli Ascolani, la cui produzione è ai confini con l’Abruzzo, lega il suo nome alle origini della storia del Piceno: deriva infatti da Faleria, un’antica città romana oggi conosciuta col nome di Falerone. Due i vini prodotti: il Falerio DOC e il Falerio Pecorino DOC.

Bibliografia
Destinazione Marche
Le marche: una terra, i suoi vini, guida interattiva dell’Istituto Marchigiano Tutela Vini
Istituto marchigiano di tutela dei vini

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