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Gran Tour d’ITalia, il Piemonte e la Valle d’Aosta. Langhe e Roero, sapori e suggestioni

Gran Tour d’ITalia, il Piemonte e la Valle d’Aosta. Langhe e Roero, sapori e suggestioni

Autrice Chiara Lazzarin del blog La pulce tra i fornelli

I paesaggi vitivinicoli di Langhe-Roero e Monferrato: uno spettacolo da mozzare il fiato. Non per nulla fanno parte del Patrimonio Mondiale dell’Unesco dal 2014. Chiunque percorra i saliscendi di queste colline rimane estasiato da un paesaggio modellato pazientemente dall’uomo nel corso dei secoli: i versanti, sapientemente “pettinati” dai vigneti le cui produzioni sono famose in tutto il mondo, creano un gioco di suggestioni e di colori senza uguali.

La parola langhe indica infatti un insieme di lunghe dorsali collinari allineate ordinatamente da nord a sud e divise tra loro da valli scavate da fiumi e torrenti. Il centro principale delle Langhe è Alba (Cuneo), città delle cento torri, costruite con funzione difensiva nel periodo medievale, di cui oggi è possibile ammirare purtroppo solo pochi resti.
… Il fatto è che sono follemente innamorato di Alba. A furia di pensarla come centro di gravità della mia brigata… sì, se tu permetti, sono follemente innamorato della tua città…
Beppe Fenoglio, Una questione privata

langhe&roero poesia,sapori e suggestioni Il simbolo gastronomico della città di Alba è il tartufo, tanto che vi si tiene annualmente la Fiera Internazionale del tartufo bianco d’Alba (per il 2017 dal 7 ottobre al 26 novembre) che attira migliaia di visitatori. È famosissima l’asta virtuale del tartufo d’Alba, che viene battuto all’incanto presso il castello di Grinzane Cavour e aggiudicato ai migliori ristoranti del mondo a cifre da capogiro.
Langhe&Roero,poesia,sapori e suggestioniE come accompagnare degnamente un piatto di tajarin (sottile pasta lunga all’uovo di fattura esclusivamente artigianale) al tartufo se non con un bicchiere di vino? Perché la Langa, questa terra di mezzo, è conosciuta in tutto il mondo come il cuore pulsante della produzione vinicola piemontese. E non a torto, se si pensa a eccellenze come il Barbaresco e il Barolo.
Il 1894 è un anno fondamentale per il Barbaresco. Domizio Cavazza, allora preside della Regia Scuola enologica di Alba e proprietario del Castello di Barbaresco (Cuneo) con annessa azienda agricola, decise di iniziare a vinificare in proprio le uve Nebbiolo, che fino ad allora venivano coltivate e vendute esclusivamente per la produzione del Barolo. Volle battezzare il vino ottenuto con il nome del paese stesso e organizzare una degna commercializzazione. Così nasce il vino Barbaresco.
Collega di primordine del Barbaresco è il Barolo, anch’esso prodotto da uve Nebbiolo: la sua nascita risale a metà Ottocento, quando la nobildonna Juliette Colbert di Maulévrier andò in sposa al marchese Falletti di Barolo (Cuneo). La giovane sposa assaggiò il vino che veniva prodotto nelle vigne di famiglia e le parve decisamente buono, ma giovane e un tantino abboccato. Così chiese un parere all’enologo di fiducia del conte di Grinzane Cavour, grazie al quale si ottenne, dopo un lungo invecchiamento in botte, il primo vino Barolo.
Langhe&Roeropoesia, sapori e suggestioni Ma le Langhe sono terra di eccellenza non solo per vini e tartufi. Va infatti assolutamente ricordata la nocciola della varietà Tonda Gentile del Piemonte (o Nocciola Piemonte), considerata una delle più buone al mondo e tutelata dal marchio Igp fin dal 1993. Ma anche il miele dai profumi di bosco, delizioso e dolce al punto giusto, ideale accompagnamento di una fetta di quei formaggi che solo a nominarli vien l’acquolina in bocca, come il Raschera, la Toma, il Bra, la Robiola di Roccaverano. È un prodotto importante e per scoprirlo si può seguire la Strada del miele del Roero, inaugurata nell’ottobre 2005, o partecipare al Festival dei mieli di Sommariva del Bosco (per il 2017 dal 29 settembre al 1 ottobre).
E poi ancora, la celebre lumaca di Cherasco (Cuneo) cui viene dedicato un intero festival gastronomico (per il 2017 dal 28 settembre al 1 ottobre). O la salsiccia di Bra (Cuneo), deliziosa da consumarsi cruda e tutelata da un Consorzio dal 2003, prodotto di punta di una cittadina dove si tiene anche la nota rassegna di formaggi Cheese. Va ricordato anche che Bra ospita la sede storica di Slow Food e che, in località Pollenzo, si trova l’Università degli Studi di Scienze Gastronomiche famosa in tutto il mondo.
E il comune denominatore di queste raffinatezze gastronomiche è il ritorno alla terra dopo l’abbandono frettoloso nel secondo dopoguerra, quando si andavano a cercare lavoro e fortuna in città e si lasciava alle spalle quel mondo contadino ancestrale e un po’ primitivo ben raccontato nelle pagine di romanzi come La malora di Beppe Fenoglio o La luna e i falò di Cesare Pavese, eccelsi narratori di questa meravigliosa terra di mezzo.
La campagna (…) è un mondo che conserva ancora i suoi tratti selvaggi e primitivi nonostante stia crescendo a poche decine di chilometri la civiltà urbana e tecnologica (…) è la depositaria di saperi antichi che la modernità incalzante non ha soppiantato.
La luna il cibo e i falò. La cucina sulle colline di Cesare Pavese, Giovanni Casalegno

Per fortuna c’è stato chi se n’è accorto in tempo, permettendo a questa terra e ai suoi prodotti di ottenere la fama giustamente meritata.

Bibliografia e sitografia:
L’acino fuggente, Enrico Remmert, Luca Ragagnin
La salsa del diavolo, Paolo Ferrero
Gli aristopiatti, Lydia Capasso, Giovanna Esposito
La luna, il cibo e i falò, Giovanni Casalegno
Una questione privata, Beppe Fenoglio
www.produttoridelbarbaresco.com
Crediti fotografici: Wikipedia, Slow Food

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