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Gran Tour d’Italia, il Piemonte e la Valle d’Aosta. Sulle orme di Napoleone

Gran Tour d’Italia, il Piemonte e la Valle d’Aosta. Sulle orme di Napoleone

Autrice Camilla Assandri del blog La cascata dei sapori

Tramanda la storia – o la leggenda – che l’esclamazione di Napoleone Bonaparte davanti al meraviglioso panorama che si gode dalla cima della Torre del Belvedere a Mondovì, graziosa cittadina in provincia di Cuneo, famosa per le ceramiche, ma soprattutto per la sua ricca tradizione culinaria, fu:
Noi siamo qui, nel più bel paese del mondo!

La zona del Monregalese – denominazione che deriva il nome latino di Mondovì: Mons Regali, tanto che gli abitanti sono detti monregalesi – nel 1796 è stata teatro della Prima Campagna d’Italia napoleonica. Quello delle Valli Monregalesi è un vasto territorio che comprende le valli Casotto, Corsaglia, Ellero, Maudagna e Roburentello e gli eventi bellici del XVIII secolo ne hanno segnato la storia, tanto che oggi vengono ricordati da un percorso, chiamato Itinerario Napoleonico, attraverso il quale è possibile ripercorrere le principali tappe del passaggio dell’imperatore dalle Alpi verso la provincia di Cuneo.
L’Itinerario Napoleonico è lungo ben 113 km e si snoda al confine tra Liguria e Piemonte. È composto da dodici tappe, di cui sei nella provincia di Cuneo e sei in provincia di Savona. I siti napoleonici indicano con precisione i luoghi teatro di specifici avvenimenti storici e sono indicati lungo il tragitto da pannelli dipinti, obelischi e sagome di metallo.

Sulle orme di Napoleone (Percorso nel Monregalese e Pollo allaMarengo) 4

La partenza è a Montenotte, poi si continua verso Monte Negino, Dego, Carcare, Cosseria, Millesimo e Montezemolo, Pedaggera, Forte di Ceva, Rocca d’Arazzo, San Michele e si giunge a Bricchetto.
Da segnalare, perché di particolare importanza, un itinerario collaterale che ricalca la Pedaggera, la strada un tempo percorsa da muli e uomini, che, carichi di prodotti agricoli, si recavano in Liguria e da lì tornavano nelle valli con sale e olio.

A Ceva si possono trovare diversi ottimi prodotti come miele, funghi porcini, castagne e gustare diverse specialità come i formaggi Raschera Dop, Sola Dop e Valcasotto. Da vedere anche le coltivazioni di piante officinali e aromatiche come lavanda, issopo, camomilla, achillea, salvia, coriandolo, finocchio e molte altre.
Lungo l’Itinerario Napoleonico si possono visitare due musei: uno a Millesimo, in provincia di Savona, l’altro a Mombasiglio, in provincia di Cuneo, nei locali del Castello. Quest’ultimo museo è nato grazie all’impegno del Gruppo di azione locale Mongioie, della Fondazione Castello di Mombasiglio e dopo un lungo e impegnativo lavoro di alcuni storici locali. Lo scopo è quello di ricordare l’eroismo delle truppe piemontesi e celebrare la figura di Bonaparte attraverso le opere d’arte del pittore torinese Giuseppe Pietro Bagetti (1764 –1831).

Sulle orme di Napoleone (Percorso nel Monregalese e Pollo allaMarengo) 3

Quello che non traspare dalle ricostruzioni storiche di battaglie e imprese di Napoleone è il suo rapporto con il cibo. Pare che non fosse un buongustaio e che non si intendesse un granché di cucina. Dedicava a pranzi e cene il minor tempo possibile, mangiava rapidamente o addirittura saltava i pasti. Si dice che prediligesse portate semplici ed essenziali come zuppe di patate, di fagioli e di cipolle, anche a causa di un’ulcera gastrica di cui soffriva. Si racconta anche che la sua prima moglie, Giuseppina di Beauharnais, per dargli sollievo gli preparasse infusi di fiori d’arancio e calde tisane di erbe.

In soli dieci anni passarono al servizio di Napoleone ben undici chef, tra cui svizzero Dunand, ideatore del pollo alla Marengo. Si narra che questo piatto venne preparato per la prima volta dopo una delle più importanti vittorie di Napoleone: la battaglia di Marengo (Alessandria) combattuta il 14 giugno 1800, durante la seconda campagna d’Italia. Il Buonaparte aveva un gran appetito, così Dunand mandò i suoi collaboratori alla ricerca di qualcosa di commestibile. Il bottino fu molto misero: un piccolo pollo, qualche gambero di fiume, uova, olio, aglio e pomodori. Il cuoco fece saltare il pollo nell’olio insaporito dall’aglio, aggiunse i pomodori e servì il volatile con uova fritte, i gamberi cotti al vapore e un po’ di Cognac.

Sulle orme di Napoleone (Percorso nel Monregalese e Pollo allaMarengo) 5

Napoleone apprezzò moltissimo questo piatto, tanto che lo volle gustare altre volte, senza mai richiedere modifiche alla ricetta. Dunand, però, prese l’iniziativa di eliminare il Cognac e i gamberi di fiume, che, in effetti, per nulla sposavano con gli altri ingredienti. Napoleone – confermando la sua poca propensione per la raffinatezza dell’alta cucina – si arrabbiò moltissimo e mandò indietro il piatto; e pretese sempre di accompagnarlo con un rosso Chambertain di Borgogna, che beveva puro o annacquato.
Da allora il pollo alla Marengo è uno dei piatti della tradizione gastronomica piemontese.

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