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Gran Tour d’Italia, l’Umbria: l’olio extravergine d’oliva

Gran Tour d’Italia, l’Umbria: l’olio extravergine d’oliva

di Gabriella Pravato del blog Dulcis.

L’Umbria ha da sempre un profondo e autentico legame con l’olivo, pianta millenaria che, secondo un’antica leggenda, si innalza contorta e nodosa compiendo, nel corso dei suoi secoli di vita, un giro su se stessa, per compensare la rotazione terrestre.

I primi a coltivare l’olivo in Umbria furono gli Etruschi. Volsino, l’odierna Orvieto, era allora una delle più potenti città dell’Etruria, grazie anche al commercio di quello che era considerato “l’oro liquido”. Dal porto dell’olio, la piccola Otricoli, posta allora in un’ampia ansa del fiume Tevere, il pregiato liquido splendente raggiungeva Roma, dove era di gran lunga preferito a quello iberico e dalmata.

Lucente, morbido e profumato: così vediamo l’olio umbro, ma più tecnicamente possiamo dire che l’olio extravergine di oliva alla vista appare di un bel colore che va dal verde al giallo. Al naso si apre più o meno fruttato; in bocca mantiene un sapore fruttato con sensazioni più o meno forti di amaro e piccante, a seconda delle cultivar utilizzate.

È perfetto su piatti dal sapore deciso come bruschette all’aglio, grigliate di carne e arrosti, ma sono tanti anche i piatti gourmet che esigono l’olio umbro, ed è importante saper distinguere le sfumature dei vari olii per realizzare gli abbinamenti più corretti.

Gran Tour Umbria Olio Olive

Sono cinque le sottozone della Dop, distinte per via di microclimi leggermente diversi e cultivar caratteristiche.

Colli del Trasimeno: include la fascia che va dall’area del Trasimeno al perugino, fino alla zona nord dell’Umbria (Città di Castello e dintorni). La cultivar tipica di questa zona è la Dolce Agogia: non è infrequente, attraversando queste località, imbattersi in imponenti e bellissime piante d’ulivo dai tronchi cavi e ritorti. Le altre cultivar ammesse sono Moraiolo, Frantoio e Leccino. L’olio che ne deriva è fruttato con sentori di erba fresca, in equilibrio fra piccante e amaro.

Colli Orvietani: include il comprensorio di Orvieto e i comuni circostanti, fino a Città della Pieve a nord e Marsciano a est. La cultivar principale è il Leccino, il gusto è fruttato leggero con moderate note di amaro e piccante.

Colli Amerini: include la zona di Narni, Amelia e comuni limitrofi situati nella parte sud della regione. La cultivar caratteristica è la Rajo (o Raggio), che insieme alle varietà Frantoio, Leccino e Moraiolo dà un olio mediamente fruttato con note amare di carciofo.

Colli Martani: include la zona più centrale dell’Umbria, dove spiccano per importanza i comuni di Giano dell’Umbria, Montefalco, Spoleto e Bettona. La cultivar San Felice è quella che più rappresenta questa zona; in unione con Moraiolo, Leccino e Frantoio si ottiene un olio dal fruttato mediamente intenso e in gradevole equilibrio fra amaro e piccante.

Colli Assisi-Spoleto: include la vasta fascia che va da Nocera Umbra e Gualdo Tadino a nord, passa da Assisi, Spello e Trevi e termina nello spoletino, fino in Valnerina. Il Moraiolo è certamente la cultivar simbolo di questa zona: l’oliva è piccola ma forte e resistente, come si dice siano gli umbri. L’olio extravergine dei colli Assisi-Spoleto (ottenuto da Moraiolo, Leccino e Frantoio) è fruttato intenso con note erbacee e forti sensazioni di amaro e piccante.

In tutte le sottozone sono ammesse in piccole percentuali anche altre varietà come ad esempio Rosciola, Canino e Maurino, diffuse qua e là in regione.

Gran Tour Umbria Olivo Sant'Emiliano

L’Ulivo di Sant’Emiliano

L’ulivo più vecchio della regione dimora a Trevi. Ha 1700 anni, è diviso in tre tronchi che sorgono da un unico ceppo e ha un perimetro di nove metri. In un antico codice del IX secolo è scritto che, nel 304 a.C., sotto l’imperatore Diocleziano, il primo vescovo di Trevi Emiliano Miliano fu legato a questo – allora giovane – ulivo, e poi decapitato. Oggi lo si conosce infatti col none di ulivo di Sant’Emiliano.

Si usa dire che gli ulivi abbiano bisogno di cinque S: sole, sassi, siccità, stabbio e solitudine. È per questo che in Umbria compaiono soprattutto sulle colline che scendono verso il lago Trasimeno, quelle nei pressi di Todi e Orvieto, e sulle pendici montuose tra Assisi, Trevi e Spoleto.

Nel cuore della regione, proprio nell’austera Spoleto, tanto amata da San Francesco per il profumo dei suoi tigli in fiore e per l’acqua fresca delle sue fontane, si erge la Torre dell’Olio. Una leggenda narra che nel 217 a.C., Annibale, dopo la vittoria del Trasimeno, attaccò Spoleto, ma fu respinto e messo in fuga anche grazie all’aiuto di molti secchi di olio bollente rovesciati dalla Torre.

Gran Tour Umbria Olio Ulivo

Un esemplare di Dolce Agogia a Paciano, nel territorio del Trasimeno

Molte sono le iniziative di valorizzazione di tutto il comparto dell’olio extravergine d’oliva. LAssociazione Strada dell’Olio Dop Umbria si occupa della promozione del territorio ad alta vocazione olivicola della Regione Umbria nell’ambito dei compiti indicati dalle norme regionali, nazionali e comunitarie in materia di istituzione, realizzazione e gestione delle Strade dell’Olio.

Frantoi Aperti è una manifestazione che, da quasi trent’anni, si tiene proprio durante il periodo in cui i frantoi sono in funzione, fra ottobre e novembre e mette in atto in tutta la regione varie iniziative di avvicinamento del consumatore.

Ricordiamo infine il Premio Nazionale Ercole Olivario promosso dalla Camera di Commercio di Perugia, che ogni anno assegna vari riconoscimenti ai migliori olii extravergini prodotti sul territorio nazionale.

Alcuni dati importanti: 27.000 ettari di oliveti, 250 frantoi, 90.000 quintali annui di produzione media, 8.000 i quintali annui certificati Dop. Questi sono i numeri dell’olio umbro da conoscere e valorizzare sempre più, come la terra dove nasce: antica, bella e silenziosa.

Fonti e dati:
http://oliodopumbria.it, 14/06/2017

Credits immagini
Olivo di Sant’Emiliano: http://www.iluoghidelsilenzio.it/olivo-di-santemiliano-trevi/
Altre immagini: Sara Bardelli

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