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Alla scoperta delle fragole “sostenibili”

Alla scoperta delle fragole “sostenibili”

Per la rubrica “Food Trotter” del giovedì parliamo di fragole: di sostenibilità, di stagionalità e di piccoli imprenditori coraggiosi e appassionati.

Articolo di Stefania Pigoni

Ho conosciuto Benedetta quasi per caso perché non sapevo che vicino a casa mia, Massa Carrara in Toscana, ci fosse una serra di fragole che usasse le tecniche più moderne per ottenere dei prodotti sani e biologici nel rispetto dell’ambiente e di ogni forma di vita.
Carrarese doc, Benedetta vende le fragole a km-0 ad Ameglia, coltivandole in modo assolutamente naturale.
Dopo la nascita della sua secondogenita e con l’inizio della crisi, accanto alle preoccupazioni per il futuro dei suoi figli, ha iniziato ad avvertire il bisogno di un cambiamento che la portasse a fare qualcosa di completamente suo, di cui essere orgogliosa. Prende così un vecchio terreno di proprietà dei suoceri, lo sistema, si fa aiutare da un agronomo e da un ispettore agrario, studia e s’informa su tutto quello che può riguardare le sue fragole, investe i suoi risparmi e inizia l’avventura.
A dispetto di una burocrazia lenta e indifferente e di una normativa assai poco chiara, il suo sogno a poco a poco prende vita in una  piccola azienda agricola: “Verde Baroncelli”, conosciuta localmente come “le Fragole di Benedetta”.

 

 

La sua scelta è caduta da subito su un prodotto di origine francese, sia perché ancora non diffuso nel territorio,sia perché di qualità superiore: le fragole sono tutte l’una diversa dall’altra, per calibro, sapore, profumo e colore: rosso porpora la Monterrey, rosso arancio la Annabelle, rosso brillante la Cijosee, la Charlotte e la Mara des Bois che ha un profumo intenso di fragolina di bosco. Assaggiarle è una vera avventura nel mondo dei sapori che variano a seconda degli incroci naturali (la Mara des Bois, per esempio, è “cugina” delle fragole di bosco) o dall’esposizione al sole,che determina una diversa concentrazione degli zuccheri.
Le tecniche di coltivazione sono organiche, nel pieno rispetto del prodotto e dell’ambiente circostante.

 

 

La novità di quest’anno è la coltivazione in serre “fuori suolo” o idroponiche, nelle quali le sostante nutritive per il frutto vengono fornite da fibre di cocco e perlite. La difesa dai parassiti è affidata ad insetti “buoni”, mentre l’impollinazione è a carico dei bombi , allevati in un’arnia nei pressi della struttura.

 

La comunità locale ha accolto Benedetta con calore e, grazie ad un proficuo passa parola, oggi lei può contare su una rete di clienti – pasticcerie, catering, gelaterie e, ovviamente, i privati – tutti desiderosi di una qualità che il suo prodotto soddisfa pienamente: ma la soddisfazione più grande, per lei, è poter scambiare pareri con gli estimatori del suo prodotto, che spesso disquisiscono di colori e sapori, esprimendo le loro preferenze.

 

 

Ho chiesto a Benedetta come vede il suo futuro tra cinque anni e lei mi ha risposto così: “spero tra cinque anni di “conquistare il mondo” o meglio spero che la politica del genuino e del km-0 conquisti davvero tutti. Spero si capisca quanto sia importante il prodotto “stagionale” e che non sia possibile averlo tutto l’anno in modo naturale”.

 

 

Questo è importante, per permettere a noi e soprattutto ai nostri figli, di crescere in modo sano e naturale: comprendere che, indipendentemente dal tipo di coltivazione che si decida di intraprendere, è fondamentale utilizzare metodi semplici e naturali, i soli capaci di valorizzare il prodotto nella sua integrità e nelle sue proprietà… proprio come le fragole di Benedetta.

 

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