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Gran Tour d’Italia, la Basilicata. Le fragole, eccellenza lucana

Gran Tour d’Italia, la Basilicata. Le fragole, eccellenza lucana

Per ragioni geografiche e climatiche la Basilicata è divenuta la prima regione italiana per la produzione di fragole. Gli agricoltori lucani impegnati in questa coltivazione possono essere orgogliosi di questo primato, soprattutto per l’ottima qualità dei frutti raccolti, molto richiesti e apprezzati dai consumatori anche all’estero.

È suggestivo pensare che le caratteristiche del territorio lucano che rendono speciali le fragole sono anche le stesse che fanno di questa regione una meta turistica tra le più sorprendenti e affascinanti.

Chi si reca in Basilicata, oggi alla ribalta per la designazione di Matera come Capitale Europea della Cultura 2019, non può fare a meno di restare impressionato dalla varietà del paesaggio e dalle innumerevoli opportunità di escursioni e di divertimento offerte. La costa tirrenica di Maratea e la costa ionica del Metapontino sono entrambe stupende e rinomate per le località balneari. I monti, come il Pollino e il Vulture, che riparano il territorio dalle intemperie meteorologiche, presentano ameni luoghi e sentieri escursionistici di notevole interesse naturalistico. Anche i caratteristici calanchi, circondati da boschi e situati nella zona centrale della Basilicata, sono un ulteriore elemento che si distingue per morfologia e bellezza paesaggistica all’interno della regione.

In definitiva, le molteplici sfaccettature del territorio lucano sono anche alla base delle condizioni microclimatiche favorevoli per lo sviluppo e la diffusione della coltivazione delle fragole, prevalentemente nella piana metapontina, dove si trova una varietà di eccellenza: la Candonga (detta anche Sabrosa) ottenuta dopo sette anni di incroci tra diverse varietà.

La fragola è da sempre ritenuta una prelibatezza, anche quando nel passato la si trovava soltanto allo stato selvatico come fragolina di bosco, per il suo sapore dolce e intenso. Inoltre, essa da sempre è circondata da un’aura mitologica, da collegare forse alla sua forma a cuore. In occasione delle feste organizzate dai Romani antichi in onore di Adone si consumavano proprio le fragole: si narra infatti che Venere, disperata per la morte del suo amato, pianse copiosamente e le sue lacrime, cadendo a terra, divennero piccoli frutti rossi a forma di cuore.

Credits: Photo by Lukas from Pexels

Una leggenda Cherokee pone la fragola a simbolo di dolcezza e di compassione, raccontando che il Primo Uomo attendeva a casa la Prima Donna; quando fu sera egli decise di cercarla e si incamminò sullo stesso sentiero che lei aveva percorso. Era disperato perché temeva di non rivedere mai più la sua compagna. Il compassionevole Sole, vedendo la scena, volle aiutare l’uomo: tentando di fermare la donna fece crescere dinnanzi a lei una pianta mai vista. La Prima Donna sentì nell’aria un profumo soave e finalmente si fermò e vide, tra le foglie verdi e i fiorellini bianchi, una bacca rossa che non poté fare a meno di assaggiare. Il piccolo frutto era tanto dolce e succoso che al primo assaggio le fece dimenticare la sua rabbia. Ella pensò invece al marito, con cui aveva litigato e decise di tornare a casa, dopo aver raccolto tantissime bacche rosse. I due si appacificarono con un forte abbraccio e mangiarono insieme quei piccoli frutti deliziosi. Da quel giorno non si lasciarono mai più.

Il nome fragola deriva dal latino fragrans che significa fragrante, odorosa, profumata. Fino al 1500 in Europa era usata più che altro come pianta ornamentale e dal 1600 cominciò ad essere di interesse per l’orticoltura. Solo dal 1700, incrociandole con varietà americane, si iniziò a studiarle e a coltivarle per un consumo più ampio. Probabilmente, fu in Inghilterra che si ottennero nell’Ottocento le prime fragole a frutto grosso, come le varietà Downton e Elton.

Le proprietà delle fragole, oggi coltivate su larga scala in tutti i paesi climaticamente adatti, sono molto interessanti per l’alimentazione umana e spiegano la loro diffusione; solo 27 Kcal per 100 g e perciò indicate nelle diete ipocaloriche e ipoglicemiche; il contenuto di vitamina C è superiore a quello delle arance; contengono anche acido folico (altra vitamina utilissima), nonché polifenoli e flavonoidi che possiedono elevate capacità antiossidanti.

I campi di fragole dell’azienda agricola Suriano&Casalnuovo – Credits immagine: Club Candonga

In Basilicata si è costituito un eccezionale legame del territorio con la fragola, grazie alla morfologia di quest’area e al microclima che la caratterizza: inverni miti ed estati calde. Le montagne e il Mar Ionio determinano le condizioni ideali per la produzione della fragola Sabrosa, che può trovarsi in commercio anche con il nome Candonga. Grazie al sole, al terreno fertile e all’acqua abbondante, le tecniche colturali hanno avuto successo in questa regione, ottenendo una fragola di qualità superiore a cui si è voluto assegnare una propria identità creando il marchio commerciale Candonga Fragola Top Quality®. I coltivatori lucani coinvolti in questa agricoltura di punta seguono uno specifico disciplinare al fine di preservare la salubrità delle fragole, applicando metodi sostenibili, quali ad esempio l’impollinazione naturale attuata con insetti.

I consumatori possono contare su raccolti che coprono un periodo di nove mesi l’anno. Nella regione le aziende agricole interessate sono cresciute, non solo per estensione delle superfici (quasi 1.000 ettari) e per quantitativi prodotti (oltre 48000 tonnellate nel 2019, di cui l’80% Sabrosa), ma anche in termini di know-how e di competitività nei confronti delle produzioni di fragole provenienti dall’estero.

I frutti di fragola Candonga sono di forma conica, rosso brillante con gli acheni (i semini presenti nella buccia) piccoli ma visibili in superficie. Essendo la parte bianca minima, la polpa del frutto è in prevalenza rossa ed ha un sapore aromatico con un rapporto tra zuccheri e acidità ottimale ed equilibrato. Questa fragola si conserva molto bene e la sua resistenza permette un uso minimo di trattamenti fitosanitari. Esistono oggi in Basilicata diverse realtà in cui si attua la coltivazione biologica delle fragole.

Nelle preparazioni con le fragole si deve tener conto che, una volta raccolte, esse hanno una durata limitata e, per non perdere le proprietà del frutto, è consigliabile lavarle rapidamente con una soluzione di acqua e sale che inoltre tende ad esaltarne la dolcezza.

In conclusione, la regione lucana è stata giustamente riconosciuta come importante area di interesse culturale, storico e paesaggistico, meta turistica e di studio. Recandoci in quei luoghi sarà facile anche passare tra campi coltivati a fragole e trovare questi squisiti frutti tra i prodotti tipici locali.

Articolo e immagine di testata di Eva Kovacs del blog Sanogourmet

Bibliografia:

Planitalia

Nonnainfabula

Candonga.it

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