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Gran Tour d’Italia, la Basilicata. I vini lucani

Gran Tour d’Italia, la Basilicata. I vini lucani

Basilicata, terra con tradizioni agricole e rurali molto forti, non si distingue soltanto per la produzione di cereali, legumi, verdure e frutta (famosissime sono le sue fragole), ma è anche nota per un grande vino rosso che al sud è uno dei più apprezzati. È l’Aglianico del Vulture, un vino nobile e nobilitato che è a pieno titolo annoverato tra i grandi rossi italiani. Proprio per le sue caratteristiche e la sua notorietà è spesso definito il Barolo del Sud, anche perché molte sono le caratteristiche comuni con il vitigno piemontese del Nebbiolo. L’Aglianico del Vulture, prodotto secondo il disciplinare in poco più di quindici comuni nella provincia di Potenza, ha nella versione Superiore l’unica Denominazione di Origine Controllata e Garantita della Basilicata.

Immagine tratta da: Alexis Kreyder, Wikipedia


L’origine del vitigno, che si può trovare anche in Campania con accezioni alquanto differenti, si fa risalire ai greci che lo importarono in Italia verso il VI secolo a.C. La certezza di questa provenienza deriva dal nome che i romani diedero a questo vitigno: Vitis Ellenica. Il vino Ellenico veniva utilizzato per migliorare la qualità del famoso vino Falerno, tanto apprezzato da imperatori e poeti dell’epoca. Fu nel periodo svevo che Federico II riportò in auge la coltivazione di questo vitigno: grazie all’incremento della coltivazione dei vigneti sulle pendici del Vulture nonché al terreno vulcanico della zona, l’Aglianico vide il fiorire del suo successo. Sotto la dominazione degli Aragonesi, il nome dell’Ellenico fu trasformato in Aglianico, nome che tutt’oggi rappresenta il vino per eccellenza della Basilicata.

I terreni in cui viene coltivato, come già detto sulle pendici del Vulture, hanno un’altitudine che varia dai 200 agli 800 metri sul livello del mare ed è proprio l’altitudine e il terreno vulcanico che danno alle uve e, di conseguenza, al vino le spiccate caratteristiche che lo identificano.

Foto di Paola Forneris

Ma l’Aglianico del Vulture non è il solo vino prodotto in Basilicata. Numerosi sono i vigneti coltivati nelle altre zone vitate della regione, nelle terre dell’Alta Val d’Agri, nel materano o nella zona di Roccanova. L’Alta Val d’Agri, in provincia di Potenza , è caratterizzata da un terreno di tipo alluvionale, ricco di sabbia e argilla e da un clima molto simile a quello alpino, caratteristiche che donano uve adatte a ottenere vini strutturati e pieni di colore. I vitigni maggiormente coltivati in questa zona sono quelli internazionali, merlot e cabernet sauvignon che abbinati negli uvaggi ad aglianico o montepulciano creano vini rossi interessanti che ben affiancano il vino principale della regione.

Nella zona di Matera le uve coltivate sono principalmente il Greco, la Malvasia tra i bianchi e il Primitivo o il Sangiovese tra i rossi. Moro è uno dei vini più noti nella zona: prodotto con uve cabernet sauvignon, primitivo e merlot arriva a gradazioni piuttosto alte ed è senza dubbio il vino con più struttura tra i Matera Doc.

Il Grottino di Roccanova è un vino Doc, già Igt, con un disciplinare alquanto restrittivo e rigoroso. Roccanova, un centro interamente votato alla produzione vitivinicola, si trova al confine tra le due province lucane: la peculiarità di questo paese è costituita dalle circa duecento grotte-cantine scavate nell’arenaria che mantengono il vino a una temperatura costante durante tutto l’anno. Ecco il perché del caratteristico nome del vino: Grottino.

Articolo e immagine di testata di Paola Forneris del blog Viaggi & delizie

Bibliografia: Il Vino in Italia, AIS

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