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Gran Tour d’Italia, la Liguria: il Basilico genovese Dop

Gran Tour d’Italia, la Liguria: il Basilico genovese Dop

Viaggiando di regione in regione, tramite il Gran Tour D’Italia, siamo giunti in Liguria, simbolo di un’agricoltura sospesa sul mare e di una cucina dai sapori antichi, pronti per raccontarvi la storia, il territorio e la certificazione di una pianta secolare, conosciuta oggi come il Basilico genovese Dop.

Storia del basilico

Il basilico – dal latino medievale basilicum, con origine dal greco basilikon pianta regale e da basileus re – è una pianta erbacea appartenente alla famiglia delle Lamiaceae, nativa dell’Asia tropicale e dell’India, che vanta ben sessanta varietà, differenziate tra loro per aspetto e aroma.
La storia del basilico affonda le sue radici in tempi lontani, distinguendosi da subito non come alimento, ma come pianta sacra. Gli Egiziani infatti, così come il popolo Hindu, veneravano quest’erba aromatica dal colore verde brillante per i suoi poteri “soprannaturali”. Anche gli antichi Greci credevano nel potere divino del basilico, riservandone l’utilizzo esclusivamente per la produzione del profumo del re. Nel Medioevo, il basilico veniva utilizzato anche per cacciare i diavoli dagli invasati, ritenendo che facesse miracoli in caso di pestilenza e di debolezza fisica dell’uomo.
Furono gli antichi Romani, a cambiare le sorti di questa “miracolosa” pianta, iniziando a introdurla per tutto il territorio come mediterranea e più precisamente ligure. Una leggenda narra che l’Imperatrice Elena, madre di Costantino (IV sec. d.C.), trovato la pianta sul luogo della crocifissione di Cristo, l’avrebbe poi diffusa per tutto l’Impero .
All’inizio, in tutto l’Impero romano, il basilico veniva usato solo per scopi curativi e per guarire le ferite; solo successivamente, venne introdotto in cucina come ingrediente. I primi testi che parlano di un suo utilizzo alimentare risalgono alla fine del XVIII secolo. L’uso di questa pianta aromatica in cucina, sembra che si affermò probabilmente nel Rinascimento, quando Cosimo I de’ Medici lo inserì fra le essenze del Giardino dei Semplici (1545).
Durante i tempi della Repubblica marinara di Genova infatti, il pesto veniva prodotto solo con l’aglio e qualche volta con l’aggiunta delle noci, chiamandosi agliata.

Territorio e coltivazione: la piana d’Albenga

Il basilico divenne coltura tipica a Genova a partire dal XIX secolo, grazie all’introduzione delle serre in agricoltura nell’ambito di un territorio di grande vocazione agricola: il Ponente genovese .
Oggi, la Liguria, e in particolare la piana d’Albenga (Ciana d’Arbénga in ligure) è il più grande centro d’Italia per la produzione di erbe aromatiche. In passato però, dopo la bonifica del 1924, la situazione si presentava meno rosea e ben diversa: l’importanza delle erbe aromatiche non era riconosciuta, e l’economia dell’entroterra di Albenga era incentrata sulla coltivazione di zucchine, pomodori cuore, fagiolini e carciofi, mentre le erbe aromatiche venivano regalate in piccoli mazzetti quando si andava a fare la spesa nei mercati, di frutta e verdura.
Agli inizi del 1980 però, grazie alla grande distribuzione e di alcuni “pioneri” (tra cui tra cui Aimone Vio dell’Azienda BioVio), ci fu la grande svolta: le piante aromatiche, iniziarono a essere confezionate nella speranza di essere vendute anziché regalate, e fu un gran successo; nel corso del tempo infatti, quasi tutti gli agricoltori iniziarono ad aumentarne la coltivazione, soprattutto del basilico.

Basilico genovese Dop: la certificazione

Il Basilico genovese Dop, parte integrante della vita, della storia e della cultura di ogni famiglia ligure che si rispetti, ottenne la Denominazione di Origine Controllata nel 2008, grazie soprattutto ai suoi padri fondatori: Mario Anfossi e il suo socio Paolo Grossi, che, a un certo punto, ne rivendicarono l’appartenenza, con la volontà di trasformare la Liguria , come dichiarò in più di un’occasione Anfossi, in un “giardino di Basilico”.

Mario Anfossi dell'omonima azienda

L’Azienda Agraria Anfossi, si occupa di ben 20.000 chili di basilico al giorno da oltre 20 anni. Oggi è tra le più grandi e autorevoli aziende del settore, dando anche a tanti altri agricoltori, la possibilità di coltivare il Basilico genovese rendendolo un’alternativa valida all’interno dell’economia agricola della regione.

Macchina per la lavorazione del Il Basilico genovese Dop

La coltivazione

La produzione del basilico è fatta sia in serra che in campo. In serra può essere seminato e raccolto durante tutto l’anno, mentre in campo bisogna rispettare il ciclo della stagionalità, seminando manualmente in primavera, e procedendo poi con la raccolta, da fine giugno a metà ottobre. Naturalmente, queste diverse coltivazioni condizionano il prezzo del basilico: in inverno, quando proviene dalla serra (il che implica grandi costi di riscaldamento) il prezzo è maggiore rispetto all’estate, stagione in cui nasce e cresce liberamente all’aria aperta.
Il territorio di produzione del Basilico genovese Dop è il versante a mare da La Spezia a Ventimiglia, ovvero piccoli terreni frazionati. La loro ridotta dimensione è causata dalla conformazione della regione, che non permette di avere terreni più vasti. Inoltre, il regolamento della Dop non consente di produrre più di una determinata quantità per metro, per non rischiare di perdere quelle caratteristiche organolettiche che rendono unico il Basilico genovese.

La Liguria e le coltivazioni di Il Basilico genovese Dop

Il Basilico genovese Dop: re della penisola

Sicuramente in Liguria, grazie anche a un sano senso di campanilismo, il Basilico genovese è parte fondamentale della tradizione, ma cosa lo rende speciale anche nel resto della penisola?
Prima di tutto, gli oli essenziali: rispetto alle altre varietà, il basilico genovese ne ha una maggiore quantità, e il suo profumo ha un aroma privo di sentori di menta, che viceversa spesso caratterizza altre qualità.
Si distingue per le foglie di dimensioni medio piccole, a forma ovale e convessa, e la vicinanza al mare inoltre, lo rende unico; la Liguria infatti, essendo una lingua di terra sottile, permette di far arrivare la brezza marina anche nei terreni più interni, mai troppo distanti dalla costa.
Un punto rilevante è dato proprio dalla Dop, che garantisce la provenienza territoriale, fondamentale per tutelare una regione così piccola. Per di più, la sua tracciabilità è totale: la Dop del Basilico Genovese è in grado di dirvi tutto sul loro prodotto, a partire da dove è nata, cresciuta e raccolta ogni singola foglia, accudita con mano sapiente e amorevole.
Forse, avevano ragione gli Egiziani, i Greci e i popoli Hindu… questa pianta è davvero magica.

Crediti
http://www.pestoartigianale.it/it/azienda-agricola-coltivazione-basilico-genovese-dop
https://www.iviaggidelgoloso.net/2014/07/pra-il-basilico.html
http://www.verdeazzurronotizie.it/come-coltivare-il-basilico-e-le-sue-proprieta/
https://www.basilicogenovese.it/p/87/bas_gen.html
https://www.taccuinistorici.it/ita/news/antica/spezie-erbe/Storia-del-basilico.html
https://www.basilicogenovese.it/
https://www.alfemminile.com/cucina/basilico-s781219.html
https://it.wikipedia.org/wiki/Basilico_Genovese

Autrice
Antonella Vergari del blog Noce Moscata

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