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Gran Tour d’Italia, la Sicilia: le saline, oro bianco della Sicilia

Gran Tour d’Italia, la Sicilia: le saline, oro bianco della Sicilia

Articolo di Francesca Manzo del blog Profumo di Menta.

Cumuli di sale, distese di vasche, pale, carriole e vecchi mulini a vento. Questo è il paesaggio suggestivo che le saline della Sicilia offrono agli occhi dei visitatori. Luoghi che hanno visto la fatica degli uomini. Il lavoro nelle saline era, infatti, tra più usuranti: il sale corrodeva le mani, i piedi e gli occhi, con una temperatura che in Sicilia, in estate, raggiunge e spesso supera i 40°.

Attualmente le modalità di estrazione sono molto cambiate, il modo in cui si ricava il sale è assai diverso da quello di un tempo, con minore dispendio di risorse da parte dell’uomo. Oggi diamo per scontata la presenza del sale sulle nostre tavole e il suo uso quotidiano a un prezzo bassissimo, ma questo elemento prezioso ha rivestito un ruolo fondamentale nel passato, non solo da un punto di vista alimentare, ma anche politico ed economico.

Non a caso i Romani lo definivano oro bianco: buono per conservare la carne o il pesce, per conciare le pelli e, secondo un’antica credenza, per scacciare i demoni. La razione di sale, che con olio, vino e grano, si utilizzava per pagare i soldati delle legioni romane, veniva considerata al pari una moneta. Ed è per questa ragione che, ancora oggi, la forma di pagamento utilizzata per stipendiare gli operai viene definita salario.

Ma procediamo con ordine. La storia delle saline in Sicilia è molto antica e risale al tempo dei Fenici (VIII secolo a.C. circa), i primi a sfruttare le acque basse e molto salate, le alte temperature e una forte ventilazione che favoriva l’evaporazione dell’acqua. Ma è solo nel XV e XVI secolo che si sviluppa in modo determinante l’estrazione del sale; nel XVII e XVIII secolo le saline rappresentano una risorsa fondamentale dell’economia della Sicilia, al punto da far diventare il porto di Trapani uno dei più importanti del Mediterraneo e d’Europa. Tuttavia, dopo la Prima Guerra Mondiale ci fu una fase decadenza e, subito dopo la Seconda Guerra Mondiale, molte saline furono dismesse o abbandonate. Fino al secondo dopoguerra il sale era Monopolio di Stato e, ancora oggi, sotto le insegne di alcune vecchie tabaccherie si può leggere la scritta Sali e Tabacchi. Le zone in cui veniva prodotto, cioè buona parte della costa siciliana, godevano però del privilegio di poter acquistare il sale anche presso le salumerie a un prezzo più basso rispetto alle altre parti del Paese.

La storia economica delle saline è un susseguirsi di alti e bassi, legati alle epidemie, al mutare delle dominazioni e alle guerre; tuttavia le favorevoli condizioni climatiche hanno permesso a questa attività di proseguire fino ai nostri giorni. Per la produzione del sale infatti sono necessari pochi ma essenziali elementi naturali, che in Sicilia non mancano: l’acqua del mare, l’energia del vento, il calore del sole e una scarsa piovosità.

Percorrendo l’antica Via del sale che da Trapani conduce fino a Marsala (Trapani) ricalcandovi percorsi e le rotte di navigazione utilizzate dai mercanti del sale marino, si possono visitare due riserve naturali: la Riserva Naturale orientata delle Saline di Trapani e Paceco e la Riserva Naturale orientata Isole dello Stagnone di Marsala.

La Riserva Naturale Orientata delle Saline di Trapani e Paceco è stata istituita nel 1995 e da allora è gestita dal Wwf Italia. Ciò ha permesso a queste saline di diventare un luogo d’incontro tra produzione e tutela ambientale: la riserva è un ambiente naturale salmastro, meta e dimora di circa centosettanta differenti specie di uccelli. Continuando lungo la strada costiera in direzione Marsala si arriva allo Stagnone di Marsala.

La Riserva dello Stagnone è una laguna che comprende l’isola Grande, Santa Maria, l’isola Schola e l’isola di San Pantaleo, l’antica Mozia. Ed è proprio nelle saline che circondano quest’isola che viene prodotto il sale di Mozia, un sale marino integrale, ottenuto dall’evaporazione dell’acqua di mare, che non viene sottoposto ad alcuna raffinazione conservando così inalterate le sue proprietà.

Sitografia

http://ilovesicilies.altervista.org/le-saline-di-trapani/

http://www.blogsicilia.eu/le-saline-di-trapani/

http://www.buonviaggioitalia.it/c30-mare/le-saline-di-mozia-una-sicilia-da-scoprire

http://www.ilbistrotblog.it/in-sicilia-lungo-la-via-del-sale/

http://www.ilgiornaledelcibo.it/storia-del-sale-mille-usi-delloro-bianco/

http://www.mentelocale.it/magazine/articoli/69384-magazine-trapani-saline-oro-bianco-sicilia.htm

http://www.museodelsale.it/storia.php

http://www.salinenatura.it/?page_id=569

http://www.trapaninostra.it/libri/Maria_Manuguerra/Saline_e_Salinari/Saline_e_Salinari_di_Maria_Manuguerra-02.pdf

http://www.trapani-sicilia.it/saline.htm

http://www.turismo.it/gusto/articolo/art/sicilia-sapore-di-sale-e-di-mare-in-cucina-id-8142/

Credits immagini:

Sale: l’oro bianco dei popoli

http://ilovesicilies.altervista.org/le-saline-di-trapani/

http://www.lasicilia.it/news/articoli-notizie/111398/sulla-via-del-sale-da-trapani-a-marsala.html

http://www.piuturismo.it/saline-della-laguna

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