Home » Cibo e Cultura » Gran Tour d'Italia » Veneto » La provincia di Belluno: storie di Fagioli e colture antiche
La provincia di Belluno: storie di Fagioli e colture antiche

La provincia di Belluno: storie di Fagioli e colture antiche

Autrice Monica Campaner del blog www.tuttipossonocucinare.

La provincia di Belluno si colloca nella parte più a Nord della regione Veneto, ai confini con il Trentino Alto Adige, il Friuli Venezia Giulia e l’Austria. Una provincia meravigliosa soprattutto per il tesoro che racchiude: le Dolomiti.

La maggior parte della catena dolomitica si trova in territorio bellunese, le sue vette meritano almeno una volta nella vita di essere visitate. Tofane, Tre Cime di Lavaredo, Monte Pelmo, Monte Civetta, Antelao, Cristallo, Cadini di Misurina, Croda Rossa, Sella, Marmolada e Pale di San Martino sono oggi Patrimonio dell’Umanità UNESCO.
C’è poi la zona delle Prealpi Bellunesi, anch’essa molto bella e ricca di storia, di vegetazione e agricoltura. Tutto il territorio bellunese è percorso dal fiume Piave, che unisce le Alpi Carniche poiché nasce in Friuli Venezia Giulia e attraverso la Val Comelico arriva in Cadore.

La provincia bellunese si divide in zone territoriali che hanno differenti storie da raccontare, talvolta per le tradizioni, oppure per la loro particolare posizione geografica o anche per essere state parte significativa di alcuni periodi storici; vengono identificate in modo comune: l’Agordino, l’Alpago, l’Ampezzo, il Cadore, il Comelico, il Feltrino, il Valbelluna, Zoldano, Schener.

La storia

Il Bellunese ha avuto un’importante influenza dalla cultura celtica, prima di essere dominato dai signori di Ezzelino nell’alto Medioevo. Dal 1400 è poi entrato a far parte della Serenissima, la Repubblica di Venezia, sino a prima dell’arrivo degli Austriaci, nel diciannovesimo secolo. Le Dolomiti sono state, purtroppo, anche fronte di battaglia durante la Grande Guerra: Lagazuoi, Tofane, Cortina, Cristallo e Cinque Torri sono ora un museo visitabile attraverso percorsi che ci riportano indietro di un secolo. Troviamo reperti bellici e personali dei giovani che hanno combattuto una guerra durissima su queste meravigliose montagne.

L’economia

Fino alla fine della seconda guerra mondiale la provincia di Belluno ha sviluppato la sua economia sull’agricoltura e l’allevamento. Nel secondo dopoguerra si è sviluppata parte dell’industria, grazie in particolare all’occhialeria, che è oggi un polo mondiale. Un mondo nuovo che soprattutto nel Cadore ha fatto sì che molti giovani lasciassero le aziende agricole per trovare posto in fabbrica.

Nell’ultimo decennio la crisi economica e la delocalizzazione del lavoro hanno lasciato molti, giovani e meno giovani, purtroppo senza lavoro. Questo fatto, insieme alle politiche agricole messe in atto dalle istituzioni, ha ridato all’agricoltura la possibilità essere un’alternativa valida, con un ruolo economico di rispetto nella provincia.

L’agricoltura

Prima dello sviluppo industriale l’agricoltura si caratterizzava soprattutto per culture di cereali come l’avena, la segale, l’orzo, la canapa, il lino e il mais. Insieme ai cereali, anche patate, fave, e fagioli. L’allevamento, grazie anche alla possibilità di pascolo e alpeggio, riguardava soprattutto bovini, ovini e caprini. Le produzioni di latte e i suoi derivati e carni di alta qualità sono ancora prodotti d’eccellenza.

I fagioli

I fagioli nel bellunese si coltivavano fin da tempi antichi, ma non erano i fagioli che noi ora conosciamo. Nel ‘500 l’allora Pontefice Papa Clemente VII regalò a Piero Valeriano (1477 – 1558) un bellunese giunto a Roma, un sacchetto di fagioli, provenienti dalle navi arrivate in Spagna dall’America. I fagioli del nuovo mondo erano molto più grossi di quelli coltivati anticamente in Italia. Nel territorio bellunese essi trovarono un terreno adatto e prosperarono, tanto da divenire oggi una delle coltivazioni più importanti. La loro pianta si adatta benissimo per essere integrata ad altre coltivazioni e alternarsi a differenti cicli produttivi. Anche il terreno si presta, con la sua escursione termica notturna e le piogge fresche estive.

Fagioli di Lamon

I più famosi sono i fagioli di Lamon, coltivati nella vallata bellunese e divenuti Igp con due denominazioni: Fagiolo di Lamon Igp e Fagiolo di Lamon della Vallata Bellunese Igp. La differenza sostanziale è il loro territorio d’origine, che nel primo caso è ristretto ai comuni di Lamon e Sovramonte, mentre per la seconda denominazione si apre a molti comuni della valle.
Il fagiolo di Lamon è tondeggiante e striato, principalmente di quattro qualità: Spagnolit, Spagnol, Calonega e Canalino. I nomi Spagnol e Spagnolit ci riportano alla storia dell’importazione, che non è poi così leggendaria.

La coltivazione del Fagiolo di Lamon

La cura meticolosa della sua coltivazione determina la qualità di questo prodotto. Il terreno viene arato in autunno e lasciato ben sedimentare durante l’inverno. Preparato per la semina in primavera, viene concimato solamente con letame.  I fagioli tradizionalmente venivano seminati il 3 maggio per la festa di Santa Croce e in ogni caso, comunque, ancora oggi si seminano intorno a quella data.

In ogni appezzamento vengono messi a dimora circa 10 – 12 semi per metro quadrato, posti a filari. I tutori dei filari vengono fissati da subito con canne, o pali, e fili di ferro o plastica, per dar modo alla pianta di alzarsi. La raccolta viene fatta a mano, in quando la maturazione del baccello non è contemporanea. Si inizia dalla metà di agosto circa in poi.

Come si preparano i Fagioli

Il fagiolo di Lamon viene venduto sia quand’è fresco, sia secco. Per quanto riguarda il prodotto Igp ci sono dei disciplinari di vendita ben precisi. Il fagiolo di Lamon Igp secco non si trova sfuso, ma solo in confezioni da 500 g, 1 chilo o 5 chili. Il fagiolo fresco è ottimo in insalata, magari con la cipolla fresca. È ideale per zuppe, minestre di fagioli, minestroni e passati. Quando si prende secco va messo naturalmente in ammollo perché si reintegri la parte acquosa.

Il Fagiolo Gialet

Il Fagiolo Gialet della Valbelluna è divenuto Presidio Slow Food. Un fagiolo, anche questo, antico e di cui negli anni si erano perse le tracce dando spazio al fagiolo striato. Piccolo, di colore giallo-verde con una buccia molto più morbida, è ottimo in insalata e per le minestre. Un fagiolo che si caratterizza come produzione in alcuni comuni della Valbelluna, che hanno creato un piccolo consorzio di tutela. Un prodotto di “nicchia” si può dire, visto che la produzione è di circa 20 quintali l’anno. Possiamo pensarlo come uno sfizio di pochi produttori che hanno voluto mettersi in gioco insieme per riprodurlo nel suo territorio d’origine. Ma più che uno sfizio si tratta di ricercare le vecchie tradizioni e le antiche sementi per ripopolare l’agricoltura.

Le proprietà dei fagioli

Sono ormai ben note le molteplici proprietà dei fagioli, se una volta erano per lo più cibo dei poveri ora sono divenuti parte integrante della nostra dieta. Hanno una buona percentuale di proteine, giuste per integrare i nostri pasti. Una regolare assunzione aiuta a proteggere il nostro corpo dal diabete e dall’innalzamento del colesterolo. Ottimi a tutte le età, i fagioli sono ideali anche durante lo svezzamento dei bambini.

 

Fagiolo Gialet Presidio Slow Food
https://www.fondazioneslowfood.com/it/presidi-slow-food/fagiolo-gialet-della-val-belluna/

Consorzio Fagiolo di Lamon IGP http://www.fagiolodilamon.it/it/

Provincia di Belluno http://www.provincia.belluno.it/nqcontent.cfm?a_id=1

Bibliografia

Ricette e storie di fagioli del Piemonte e valle d’Aosta – Gian Paolo Spalviero

Foto Credits Monica Campaner, Daniela Boscariolo

Ti potrebbero interessare

La cucina Vicentina e i prodotti De.Co.
La cucina Trevigiana
La cucina Veronese

Share this:

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Copyright Associazione Italiana Food Blogger 2015-2018 - Riproduzione riservata | C.F.: 97774480582
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: