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Poggio Le Volpi, l’intuito femminile e i vini del lazio

Poggio Le Volpi, l’intuito femminile e i vini del lazio

Articolo di Elvia Gregorace.

Sebbene il Lazio abbia dimostrato radici storiche legate alla viticoltura, non è riuscito a emergere come avrebbe dovuto. Diverse le aziende presenti nel territorio: alcune storiche, altre più giovani. Tutte alla ricerca di una collocazione all’interno della rosa dei vini più graditi del Bel Paese.

Una tra le cantine che, attualmente, può essere annoverata tra le più affascinati è Poggio le Volpi. Da quasi un secolo (1920) la famiglia Mergè con Manlio, Armando e oggi Felice si è passata il testimone che ha rappresentato il prolungamento della loro esistenza nel produrre vini e far crescere viti.

Volto dell’azienda e responsabile commerciale della struttura è la giovane Rossella Macchia. Donna intuitiva, ha percepito nel suolo di origine vulcanica non solamente la qualità dei vini ma anche la possibilità di creare Barrique, costruzione da sogno nella quale è possibile degustare i loro calici accompagnati da pietanze create dal leggendario chef Oliver Glowig tedesco di nascita, naturalizzato caprese. Rossella ha realizzato una struttura legata alla tradizione ma dal respiro internazionale. Piatti che sembrano tavolozze si degustano su uno sfondo di botti e un panorama mozzafiato. Ossimorico, in realtà, il nome Poggio le Volpi rispetto la realizzazione del sogno. Mentre la volpe di Esopo non riesce a raggiungere il grappolo da divorare, definendolo frutto acerbo, Rossella persegue perfettamente l’obiettivo rendendolo palese nello slogan: “Se puoi sognarlo, puoi farlo!” Questo il consiglio che offre ai giovani imprenditori della regione. “È facile – sostiene – attribuire le colpe agli altri, al sistema, in realtà il territorio è costituito da persone che siamo noi. Dovremmo essere più coesi e ispirarci a regioni vincenti come la Toscana, ormai conosciuta in tutto il mondo.”

Le uve Malvasia di Candia e Lazio assieme al Trebbiano generano Epos, canto epico, minerale dalle svariate sfaccettature di frutta esotica; il trio Malvasia del Lazio, Greco e Chardonnay realizzano Donnaluce la cui etichetta rammenta la luminosità di cui necessitano gli acini per offrire il meglio. Morbido e di classe. Scacco Matto lo guadagnano gli autoctoni grappoli di Nero Buono in Boccarossa, utilizzati per anni come uve da taglio. Le bottiglie hanno permesso che le diverse annate regalassero agli avventori sorsi differenti tra loro. Persistente in bocca, gradevole al naso, avvolgente nel gusto. Chicca è Roma, Doc recentissima laziale ottenuta da uve Cesanese, Montepulciano e Syrah presente anche in edizione limitata.

Poggio le Volpi è l’emblema che la regione, legata al leggendario Enea, necessita di essere rammentata non esclusivamente per il nome del capoluogo ma anche per la sua ricerca nel tornare a riscoprire quegli acini per troppo tempo indegnamente offuscati, forse perché non capiti.

Per creare una ricetta vincente è necessario che i buoni ingredienti realizzino un’armonica miscela tra tradizione e innovazione. Poggio le Volpi lo fa…

 

Credits immagini: Poggio Le Volpi

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