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Uvadabere: ori di Calabria

Uvadabere: ori di Calabria

Articolo di Elvia Gregorace del blog Il Tritagonista

Tra le regioni più bistrattate del Bel Paese, storicamente colonna di civiltà e maestra di filosofia emerge la Calabria, terra scelta dai Greci per la seconda colonizzazione assieme alla Campania, la Basilicata, la Puglia e la Sicilia. Per anni il suolo della punta dello Stivale è stato considerato ideale per la coltura della vite. I Greci innalzarono templi più imponenti della madrepatria e ne furono orgogliosi portando con sé la vite e l’ulivo. I campioni delle Olimpiadi ritornavano dopo la vittoria in Calabria per bere nella coppa (da qui la coppa olimpica) il famigerato e delizioso vino di Krimisa.

Regione tra il mar Tirreno e il mar Ionio presenta un suolo prevalentemente collinare, un clima mediterraneo sulle coste e continentale all’interno. Le piogge sono poco frequenti e nel passato si sono verificati problemi per la mancanza di acqua.

Diversi i vitigni presenti e numerose le realtà vitivinicole.

La zona più antica è l’area del Cirò. Le cantine storiche si trovano qui. Chi ha precorso i tempi rispetto agli altri è stato Nicodemo Librandi con l’azienda omonima, che ha fatto conoscere la regione all’estero e ha intuito le potenzialità delle sue vigne. Tra i vini emergono il Magno Megonio (Maglioppo 100%), Duca San Felice (Gaglioppo 100%), Efeso (Mantonico 100%); l’enologo Donato Lanati ha reso queste bottiglie esemplari e rappresentative della zona. Diverse le nuove generazioni che hanno deciso di riprendere le superfici vitate e utilizzarle in modo naturale: tra loro i Cirò Boys. Francesco De Franco, Sergio Arcuri, Francesco e Vincenzo Scilanga, Cataldo Calabretta ritengono che il vino si faccia in vigna, non in cantina, per cui sono contrari all’aggiunta di altro che non sia naturale durante la vinificazione.

Nove le Doc, nessuna Docg, sebbene il territorio la meriterebbe. Tra i vitigni a bacca rossa emergono il Gaglioppo, austero e dal colore chiaro; il Magliocco dal bouquet fruttato, più ricco di antociani apportatori di una colorazione più scura. Tra le uve bianche spiccano il Mantonico il cui nome deriva da μάντις (mantis) profeta, noto nella zona della Locride. Si dice che i sacerdoti nell’antichità ne fossero ghiotti e che una volta abbeverati di questo vino avessero delle visioni. C’è poi la Guarnaccia che, negli ultimi anni vinificata in purezza, regala risultati molti interessanti.

Due chicche, però, sono i vini passiti: Moscato di Saracena e Greco di Bianco. Nel primo caso ci troviamo a Saracena (Cosenza). Nettare amato dai papi, è generato dai vitigni Malvasia e Guernaccia -i cui mosti sono soggetti a bollitura- e Moscatello, quest’ultimo essiccato e raccolto attraverso una selezione attenta degli acini e aggiunto successivamente. Il colore ambrato regala sensazioni di dattero, fichi secchi, mandorla, scorza di arancia candita. Il prodotto è entusiasmante. Altro gioiellino è il Greco di Bianco, scarsamente pubblicizzato. Baccellieri, Tenuta i Dioscuri, Ceratti sono solo alcuni nomi di aziende produttrici per quello che è probabilmente il più antico passito di cui si abbia notizia. Luigi Veronelli lo definì gemma enologica. Nella battaglia di Sagra tra Locresi e Crotoniati del VI secolo a. C. si decretò la vittoria dei primi per l’assunzione del delizioso liquido precedente al conflitto. L’oro antico regala profumi di bergamotto, zagara, uva sultanina, albicocca essiccata. In bocca è avvolgente, persistente e, se ben fatto, per niente stucchevole.

Ovidio, celebre poeta latino, sosteneva: Il vino prepara i cuori e li rende più pronti alla passione. I calabresi sono in grado di offrire questo e altro… Il dono dell’ospitalità è nel loro dna, non per niente discendono dai Greci.

 

Credits immagini:

Testata: http://www.scoprilacalabria.com/i-vini-della-calabria/

Magliocco: http://www.reportageonline.it/focus-sul-magliocco-il-vitigno-principe-del-cosentino-venerdi-a-castrovillari/

Greco di Bianco: https://www.calabriavillage.net/greco-bianco-vino-piu-antico-ditalia/

 

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