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La cucina delle feste: il banchetto di nozze

La cucina delle feste: il banchetto di nozze

Sia che lo si intenda nel suo aspetto sociale, sia che lo si consideri in quello religioso, il matrimonio rappresenta un rito di passaggio che, in quanto tale, crea nuovi rapporti che hanno bisogno di essere consolidati: e quale miglior strumento che radunare gli invitati attorno ad un banchetto, celebrando, attraverso un atto di intimità quale è quello del mangiare assieme, la nascita di nuove relazioni?

Nel mondo occidentale, i primi banchetti nuziali documentati sono quelli del mondo greco, presenti già in epoca omerica, accompagnati sempre da musica e da danze; ma è dall’ultimo periodo della Roma repubblicana in poi che queste feste divennero anche strumento per esibire il potere e la ricchezza di chi si univa in matrimonio, finendo per oltrepassare la dimensione privata e trasformandosi invece in vere e proprie ostentazioni del lusso: per il matrimonio di Lorenzo de’ Medici con Clarice Orsini, tenutosi il 4 giugno 1469, ben 5 furono i banchetti che si allestirono nei tre giorni di festeggiamenti e per i quali si consumarono, fra l’altro, 150 vitelli e 4000 capponi e 17 quintali di dolciumi e confetti.

Ancora più scenografico fu il banchetto per le nozze di Maria de’ Medici e il re di Francia Enrico IV,  tenutosi sempre a Firenze, a Palazzo Vecchio, il 5 ottobre 1600. In quella occasione, dalla bottega del Giambologna uscirono mirabolanti sculture di zucchero (che siano state queste, le antesignane del cake design?) e l’organizzazione del servizio venne affidata al Buontalenti, deciso come non mai a stupire i convitati con effetti speciali: al momento della frutta, scesero. Dopo la frutta calarono dal soffitto nubi rigonfie con Giunone e Minerva che, una volta dileguatesi, lasciarono posto a nuove tavole, di specchi e cristalli,  che a loro volta si trasformarono in boschetti con viali, siepi e fontane. Fra gli ospiti, un ammirato Michelangelo Buonarroti, che non cessò un istante di prendere appunti, colpito dalla magnificenza degli allestimenti e delle trovate scenografiche. Illustre assente, lo sposo: da gran dongiovanni qual era, Enrico non nascose infatti il suo disappunto per quel matrimonio e decise di disertare la festa, preferendo alle nobili e paffute grazie della sua promessa distrazioni meno blasonate ma evidentemente più piacevoli di quanto Maria e la sua famiglia avesse da offrirgli, banchetto di nozze compreso.

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