La cucina delle feste: il Carnevale

Pubblicazione: 4 Marzo 2014

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Carnevale oggi è sinonimo di abbondanza, di festa gastronomica, di abbandono all’eccesso; in realtà il suo significato è l’opposto. La parola Carnevale è di origine medievale e deriva da carnem levare, levare la carne, eliminarla dalla dieta per fare penitenza: un’astinenza alimentare che aveva lo scopo di avvicinarsi al dolore di Cristo sulla croce.

A iniziare dal V secolo sarà la Chiesa a condizionare il rapporto far il cibo e gli uomini, dividendo l’anno in periodi “di grasso” e periodi “di magro”, arrivando a creare un calendario liturgico basato su questa divisione. Il Carnevale segnava un momento di baldoria culminante nel martedì grasso, ultimo giorno di festa prima dell’inizio della Quaresima, tempo di penitenza e digiuno.
I festeggiamenti terminavano con la morte del fantoccio, che veniva portato in processione e bruciato. La fine violenta del “capro espiatorio” poneva fine agli eccessi e insieme era augurio di fecondità per il nuovo anno.
Le manifestazioni carnevalesche coincidono con l’inizio dell’anno agricolo e sono indizio dell’origine greca e romana di questa celebrazione. Le caratteristiche del Carnevale si possono infatti ritrovare nelle festività romane, in particolare nei Saturnalia. Questa occasione permetteva lo scambio dei ruoli, l’azzeramento delle differenze sociali, i travestimenti ed era ammesso fare stravizzi e scherzi.
Le celebrazioni si tenevano all’aperto, erano presenti molte persone di ogni classe sociale e per questo durante le feste venivano preparati dolci fritti nello strutto e cosparsi di miele, preparazioni facili, di veloce realizzazione e a basso costo che poi sono rimasti nella cucina tradizionale italiana.
Carnevale di Acireale
Ancora oggi il Carnevale si festeggia all’aperto con processioni di carri allegorici e maschere, e conserva la sua “sregolatezza” negli eccessi legati al cibo.
Ogni regione ha le sue ricette sia dolci che salate: quella più conosciuta e diffusa lungo tutta la penisola è la chiacchiera, che cambia nome a seconda delle regioni: cenci in Toscana, sfrappole in Emilia, fiocchetti in Romagna;  bugie in Liguria, crostoli in Friuli, Trentino e parte del Veneto, galani a Venezia e Verona, frappe a Roma.
Il numero di specialità carnevalesche della tradizione italiana è notevole: a fra poco per scoprirne insieme una davvero insolita!

Bibliografia:
M.Montanari – Il riposo della polpetta
A Capatti M.Montanari – La cucina italiana
M. Niola – Si fa presto a dire cotto

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