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Visitare il Castello di Alviano a Terni

Visitare il Castello di Alviano a Terni

Il Castello di Alviano si trova in provincia di Terni, vicino al confine con il Lazio. Il borgo medievale è posizionato su di un’altura che domina la Valle del Tevere e l’occhio si perde tra il verde e il blu del cielo.

La sua storia risale al 995 quando venne eretto il primo Maschio, un torrione di avvistamento maestoso. Nel 1490, Bartolomeo D’Alviano lo trasformò in un’abitazione funzionale alle esigenze di vita del tempo, in cui convivevano le peculiarità della fortezza e della dimora gentilizia.
Il Maniero è a pianta trapezoidale, con quattro torri circolari, angolari, bastionate ed un nucleo residenziale a tre piani. E’ in ottime condizioni, ospita dei musei e gli uffici del Comune. E’ un Castello vivo, ricco di manifestazioni, convegni e rievocazioni storiche.

Chi era Bartolomeo D’Alviano

Vi ricordate i capitani di ventura? Fortebraccio da Montone, Ettore Fieramosca, Giovanni dalle Bande Nere… tutti nomi che tornano alla nostra memoria ed evocano storie di eroi e di battaglie.

Il fenomeno delle compagnie di ventura nacque dopo le crociate, quando solo i primogeniti ereditavano il nome e i possedimenti delle famiglie nobili. Gli altri fratelli potevano scegliere la carriera ecclesiastica o quella militare. Ecco allora che i condottieri più audaci mettevano la propria abilità militare al servizio dei vari signori che dovevano intraprendere delle campagne militari.

Bartolomeo D’Alviano (1455-1515), Conte di Alviano e Signore di Pordenone, si distinse non solo per la sua capacità bellica, ma per la sua spiccata intelligenza tanto che viene considerato il principale degli uomini d’arme vissuti in Italia nei primi anni del Cinquecento. Militò a lungo per la Serenissima diventando nel 1513 comandante generale di tutto l’esercito veneziano. Qui risiede il primo aspetto della sua rilevanza storica: il capitano di ventura si trasformò in alto ufficiale impegnato stabilmente al servizio di uno stato. Fu anche un abilissimo ingegnere militare , aveva un ampio spettro di competenze soprattutto in ambito della fortificazione e progettò una rete di difesa sulla terraferma tra Padova, Treviso, Vicenza e Rovereto tra le quali poter spostare uomini, armamenti e vettovaglie.

Queste sua capacità le ritroviamo nel Castello di Alviano che a tutt’oggi si erge elegante e maestoso, protetto da strade quasi impervie che lo hanno fatto giungere a noi in perfette condizioni.

Rimasto vedovo, Bartolomeo convolò in seconde nozze con Pantasilea Baglioni dalla quale ebbe Livio che seguì il padre nella carriera militare ma non con la stessa fortuna. Livio d’Alviano morirà nel novembre 1537, a 23 anni, a Cherasco, combattendo contro gli ispano-tedeschi del Marchese di Vasto. Finisce coì la dinastia di Bartolomeo D’Alviano, detta dei Liviani.

La storia del castello di Alviano

“Venena expello et veritamem colo” cioè “Allontano i veleni e coltivo la purezza” e in qualche modo, anche la verità e l’essenza.

Questo è il motto della famiglia degli Alviano, o Liviani, che si legge negli affreschi delle belle stanze nobiliari e ci invita a dedicarci al bene, quello puro e vero allontanandoci dai veleni della vita

Bartolomeo sposò Bartolomea Orsini, famiglia alla quale è sempre stato molto legato. Nella prima sala del Castello troviamo sul soffitto un affresco che celebra la loro unione e riporta lo stemma delle due famiglie e due unicorni che raffigurano gli sposi nella loro purezza. Altri affreschi rappresentano dei nodi d’amore e sembra quasi commovente che un guerriero così audace e scaltro abbia voluto nella sua dimora delle decorazioni così romantiche.

Le stanze si susseguono tra storie e leggende, nella stanza della Fenice (chiusa momentaneamente al pubblico) si trovava una cucina meravigliosa, anch’essa affrescata dove è facile immaginare la preparazione dei sontuosi pranzi rinascimentali con vassoi di selvaggina piumata e leccornie di tutti i tipi.

Nei piani inferiori si può visitare l’antica cisterna e comprenderne il meccanismo di decantazione dell’acqua per la purificazione. Il Castello era organizzato per resistere anche a lunghi assedi e veniva stipata anche della neve per poter refrigerare le scorte di cibo in una specie di moderne celle frigorifero.

Proseguendo nella visita, si accede alle stanze del Museo della Civiltà Contadina dove vengono collezionati antichi strumenti agricoli e della vita quotidiana delle zone limitrofe.

Vicino all’entrata principale a sinistra, troviamo la deliziosa Cappella delle Rondini, una chiesetta consacrata dove ancora possono essere celebrati dei matrimoni e sentirsi principessa per un giorno. E’ affrescata completamente e vi sono rappresentati i miracoli di San Francesco d’Assisi tra cui quello in cui il santo chiese alle rondini di tacere per permettergli di parlare alla folla.

Nel 1654 il feudo fu acquistato all’asta da donna Olimpia Pamphili per la somma di 265.000 scudi. La principessa romana non si insediò per molto tempo nel Castello ma sufficiente per dare scandalo. Sul suo conto vennero narrate diverse leggende (non verificabili) sul suo comportamento piuttosto libero e disinvolto. I Doria Pamphili restarono intestatari del castello fino al XIX secolo, quando il comune di Alviano ne divenne proprietario.

Fantasmi e presenze oscure

Le segrete e le prigioni sono nel Maschio principale e sono state trasformate negli uffici del Comune e vi risiede anche la stanza del Sindaco.

Come in tutti i manieri che si rispettino, si racconta che il Castello sia infestato da ectoplasmi tanto che qualche tempo fa si è tenuta un’indagine di ghost hunting dal Gruppo Investigazione Attività Paranormali. Munito di strumentazioni molto avanzate per la registrazione di variazioni ambientali di temperatura e campi elettromagnetici, il team ha esplorato i meandri dell’antico maniero alla ricerca di presenze che hanno abitato le sue segrete e che hanno animato quelle stanze ricche di leggende. Tra scetticismo e fascino, si è giunti alla conclusione che il Castello di Alviano ha una forte aura di positività ed energia buona.

Cosa visitare nei dintorni di Alviano

Nel borgo medievale è possibile ammirare la Chiesa di Santa Maria Assunta (XV secolo) famosa per una preziosa tavola di Nicolò Alunno, rappresentante la Madonna Assunta circondata da angeli glorificanti. Interessante anche un affresco di Giovanni Antonio de’ Sacchis, detto il Pordenone, commissionato nel 1516 dalla vedova di Bartolomeo d’Alviano, Pantasilea Baglioni, rappresentante la stessa nobildonna e una Madonna e Santi.

Nel Parco Fluviale del Tevere, proprio sotto ad Alviano, si trova l’Oasi del WWF della quale si possono vedere delle foto anche all’interno del Castello e al piano terra si trova il Centro di documentazione audiovisiva sull’Oasi di Alviano. Con i suoi 900 ettari custodisce ambienti acquatici scomparsi da oltre un secolo. E’ un vero scrigno che racchiude moltissime biodiversità e comprende tutti gli ambienti tipici delle zone umide di acqua dolce: palude, stagni, acquitrini, marcita, bosco igrofilo.

Poco distante da Alviano, potete visitare il delizioso Lugnano in Teverina, annoverato tra i Borghi più belli d’Italia e fa parte dell’ Associazione nazionale città dell’Olio. Di particolare interesse storico e artistico troviamo la Chiesa Collegiata di S. Maria (XI o XII secolo, su preesistente costruzione del IX), in stile romanico. Contiene mosaici cosmateschi, una Crocifissione di scuola giottesca e il dipinto San Giovanni decollato del pittore di scuola forlivese Livio Agresti.

Come arrivare ad Alviano

Raggiungere Alviano con i mezzi pubblici è abbastanza complicato ma non impossibile. Sicuramente in macchina è più agevole e si può percorrere l’A1 Autostrada del Sole. Se si viene da nord bisogna uscire ad Orvieto e poi percorrere la strada 205 “Amerina” in direzione di Terni – Amelia. Se si proviene da sud, si consiglia l’uscita Attigliano e proseguire sulla SP87 direzione Alviano.

Cosa mangiare ad Alviano

L’Umbria è una terra ricchissima di prodotti eccellenti. Molti legumi pregiati, salumi eccellenti, vini, olio, tartufo, fughi e formaggi… c’è veramente l’imbarazzo della scelta. Ad Alviano ci sono due sagre principali che si svolgono d’estate, una per la festa del cinghiale e l’altra per i visciarelli, una pasta fresca fatta a mano con acqua e farina condita in vari modi. I piatti tipici umbri sono moltissimi, possiamo ricordare il piccione alla leccarda, la minestra di pesce del Trasimeno, l’oca in porchetta, la torta al testo, la farecchiata con la roveja e tante altre ricette con le lenticchie di Castelluccio e con il farro di Monteleone di Spoleto.

Dove mangiare ad Alviano

  • Ristorante “I Gelsi” Loc. Madonna del Porto, Guardea
  • Locanda “Il Fontanile” a 500 m. dall’ ingresso Oasi
  • Ristorante-Pizzeria “La Botte” Lugnano in Teverina

Dove dormire

  • Country House “Il Fontanile” a 500 m. dall’ ingresso Oasi
  • Agriturismo “Pupigliano” Alviano Scalo
  • B&B “La Pietra Gialla” Lugnano in Teverina
  • Agriturismo “30 Querce” Lugnano in Teverina
  • Agriturismo “Poggio del Bolognino” Lugnano in Teverina
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About the Author

Cristiana CurriCristiana Curri: classe 1965, ottima cuoca da sempre, dal 2009 ho iniziato a mettere per iscritto la mia fantasia su questo blog, che attualmente porta il mio nome.

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