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Visitare la Rocca di Vignola, Modena

Visitare la Rocca di Vignola, Modena

Visitare la Rocca di Vignola è una esperienza affascinante. E’ un esempio meraviglioso di castello difensivo, perfettamente conservato, divenuto nel tempo residenza nobiliare, ma che ha conservato intatte le sue fattezze di maniero. È il simbolo della città di Vignola, famosa in tutto il mondo per le sue succose ciliegie igp e la Torta Barozzi.

La città di Vignola si raggiunge comodamente uscendo al casello di Modena sud, o dal nuovissimo casello Valsamoggia, sull’Autostrada A1 Milano-Napoli e proseguendo in direzione sud verso Vignola. Comodi parcheggi circondano la cittadina, il cui centro storico è zona pedonale. Il percorso per arrivare alla Rocca è ben segnalato e dista non più di dieci minuti a piedi dal parcheggio più distante.

La storia della Rocca di Vignola

Non si conosce con certezza l’anno di fondazione della Rocca di Vignola, ma si può ragionevolmente supporre che sia stata edificata negli anni successivi alla fine della dinastia carolingia per fronteggiare le invasioni degli Ungari, quando, a difesa dei nuclei abitati, vennero innalzate torri e recinti fortificati. La tradizione attribuisce alla stessa Abbazia di Nonantola l’erezione di questo primo fortilizio, chiamato appunto torre nonantolana o torre di Nonantola. Un documento risalente al 936 attesta che Vignola, in quell’anno, era sottoposta al dominio del Vescovo di Modena. Un’altra testimonianza documentale prova l’esistenza della Rocca almeno a partire dal 1178. 

Fino al 1400 ha avuto esclusivamente una funzione militare, ma successivamente, quando il nobile ferrarese Uguccione dei Contrari ricevette il feudo di Vignola in dono da Niccolò III d’Este, la Rocca di Vignola divenne residenza nobiliare e si arricchì di un piano nobile completamente affrescato e lussuose sale di rappresentanza al pian terreno. 

Nel 1575, dopo la morte dell’ultimo discendente della famiglia Contrari, la proprietà ritornò agli Estensi che la vendettero due anni dopo a Giacomo Boncompagni, al quale rimase fino al 1796, cioè fino all’arrivo di Napoleone Bonaparte.

Dopo la caduta di Napoleone, il Castello ritornò alla famiglia Boncompagni-Ludovisi, mentre la città di Vignola fu incorporata nel ducato di Modena. Nel 1965 il Castello di Vignola fu acquistato dalla Cassa di Risparmio di Vignola che lo cedette nel 1998 alla Fondazione Vignola, attuale proprietaria.

La visita della Rocca di Vignola

La Rocca di Vignola si sviluppa su ben cinque piani, in cui purtroppo mancano mobili ed oggetti, ma le stanze del piano terra e del primo nobile sono deliziosamente affrescate; ai piani superiori gli ambienti cambiano completamente, sono grezzi e rustici, sono i locali dove alloggiavano i militari ed i dipendenti, con i camminamenti di ronda completamente coperti in cui si gode uno splendido panorama su Vignola e sulle colline circostanti.

La visita della Rocca è affascinante e conviene approfittare della guida per scoprire tutti i particolari storici della sua lunga storia. Attualmente, a causa delle limitazioni dovute al virus Covid19, le visite guidate sono limitate e su appuntamento.

Sotto il profilo artistico, il Castello di Vignola offre alcune sale al piano nobile riccamente affrescate: la Sala del Padiglione, la Sala dei Cani e, soprattutto, la Cappella Contrari.

La Cappella Contrari è il gioiello del Castello di Vignola perché è decorato con affreschi che hanno 600 anni, perfettamente conservati, mai restaurati, solo puliti recentemente. Gli affreschi della Cappella Contrari arrivano a metà parete e le scene rappresentate parlano della vita di Cristo dopo la resurrezione e di Maria.

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Vignola, il Palazzo Barozzi e la sua scala a chiocciola

In Piazza dei Contrari, proprio di fianco alla Rocca, si trova il Palazzo Contrari-Boncompagni Lodovisi, detto Palazzo Barozzi al cui interno vi è una meraviglia dell’architettura del Cinquecento: la scala a chiocciola progettata da Jacopo Barozzi, detto “il Vignola”. 

Palazzo Contrari – Boncompagni è un elegante palazzo rinascimentale, non particolarmente originale visto da fuori, costruito negli anni che vanno dal 1560 al 1567 circa, su ordine di Ercole Contrari il Vecchio e su progetto del grande e laborioso architetto vignolese Jacopo Barozzi, per questo il palazzo è conosciuto come Palazzo Barozzi. Per la sua costruzione furono abbattute 11 case fra le quali quella della famiglia di Jacopo Barozzi. Con la fine della Signoria dei Contrari, avvenuta alla morte di Ercole il Giovane, ultimo discendente della dinastia, il Palazzo fu acquistato dalla famiglia clericale Boncompagni, loro successori nel marchesato vignolese dal 1577, che restarono proprietari del Palazzo, ma senza mai abitarlo, fino al 1949 quando venne acquistato dalla Parrocchia di Vignola, attuale proprietario. Il Palazzo ha un corpo centrale a pianta leggermente rettangolare a cui sono annesse due ali laterali; quella di sinistra contiene la famosa scala a chiocciola. Il cortile interno oggi è chiuso da un muro, ma nel Cinquecento si allungava in un parco-giardino che raggiungeva le rive del Panaro. Il Palazzo si sviluppa su quattro piani: il piano interrato ed il piano terra rialzato erano destinati alle cucine, agli approvvigionamenti e all’andamento della casa; il piano nobile era la parte dove il feudatario viveva e riceveva, mentre il sottotetto era riservato alla servitù; un’unica scala serviva per nobili e servitù, fatto originale per l’epoca. Il Palazzo Barozzi non è oggi abitato, ma è sede di un bar, di un circolo ricreativo in cui è possibile cenare ed alcuni locali sono utilizzati per eventi e conferenze.

La scala a chiocciola

Nell’ala sinistra del palazzo è situata la meravigliosa scala, una spirale armoniosa di una bellezza sorprendente sia per l’architettura che per le decorazioni; all’origine le pareti erano soltanto intonacate e tinteggiate di bianco, fu nel 1880 che il Principe Antonio Boncompagni commissionò ai pittori modenesi Fermo Forti ed Angelo Forghieri le decorazioni che attualmente potete ammirare, frutto di un restauro recente che le ha riportate alla luce, in quanto nel 1940 le pareti furono nuovamente imbiancate; le pitture decorative sono a tempera con riquadrature geometriche e decorazioni grottesche, molto in voga nel Rinascimento. La scala a chiocciola di Palazzo Barozzi è totalmente aerea e sostenuta soltanto da una colonna situata nel bellissimo seminterrato e, nei piani superiori, dal muro perimetrale dove sono incastrati i gradini autoportanti. La scala a chiocciola di Palazzo Barozzi è costituita da 106 comodi gradini per un’altezza totale di 12,33 metri. L’inclinazione della scala cambia man mano che si sale, appoggiandosi sempre di più al perimetro esterno in modo da alleggerire il centro. La sezione trasversale del soffitto risulta inclinata e questo aumenta l’effetto vorticoso dello sviluppo elicoidale della scala nello spazio. Essa rappresenta un capolavoro architettonico e scenografico di altissimo livello.

E’ possibile ammirare Palazzo Barozzi nei week-end e festivi e solo con visite guidate.

Jacopo Barozzi

Ora qualche informazione sull’autore del progetto di questo capolavoro architettonico, Jacopo Barozzi, detto “il Vignola“.  Jacopo Barozzi nacque a Vignola nel 1507 e morì a Roma nel 1573, dove è sepolto al Pantheon con Raffaello ed altri personaggi illustri. Visse a Vignola fino a 12-13 anni di età, scegliendo poi di andare a studiare pittura e scultura a Bologna, dove scoprì invece la sua grande passione e predisposizione per l’architettura. Trasferitosi a Roma, svolse una vasta e intensa attività al servizio dei Farnese e di diversi Papi e fece parte della cerchia di Michelangelo e di Vasari. Ha operato anche alla corte di Francesco I re di Francia, per la Reggia di Fontainebleu. Nel 1564, alla morte di Michelangelo, venne chiamato a proseguire i lavori alla fabbrica di S. Pietro a Roma. Jacopo Barozzi è universalmente riconosciuto come uno dei più importanti architetti del Cinquecento italiano. Le sue opere più famose sono a Roma (Tempio di S. Andrea sulla via Flaminia, Villa Giulia, Palazzo Farnese, Chiesa del Gesù ed altre) e nel Lazio (Palazzo Farnese a Caprarola, Viterbo), ma ne ha lasciate di notevoli anche a Bologna, Piacenza e in Umbria.

La torta Barozzi

A ridosso del Castelvecchio, proprio vicino a quello che era una volta il ponte levatoio ad ingresso della Rocca si trova la Pasticceria Gollini. Perché è così importante questo locale storico in cui si respira ancora l’aria di fine Ottocento? Arredi originali a parte, la Pasticceria Gollini è nota in tutto il mondo per essere l’inventrice della famosa Torta Barozzi, unica ed inimitabile. All’inizio non era altro che la “Torta nera”, poi nel 1907, anno in cui Vignola celebrava la ricorrenza dei quattrocento anni dalla nascita del suo illustre cittadino Jacopo Barozzi, Eugenio Gollini decise che a lui l’avrebbe dedicata. Da quel momento in poi sarebbe diventata “Torta Barozzi”, il nome con cui oggi è conosciuta nel mondo.

La vera Torta Barozzi viene prodotta ancora oggi secondo la ricetta originale custodita nel piccolo laboratorio di famiglia nel cuore di Vignola i cui ingredienti sono cioccolato fondente, mandorle e arachidi, uova, burro e zucchero, solo ingredienti di prima qualità senza coloranti né conservanti, esattamente come la faceva Eugenio.

‹‹…per descrivere la Torta Barozzi bisognerebbe essere per lo meno Tolstoj, mi scuso con la Torta se non son degno. Si presenta come una piccola zolla di terra, e come una zolla si sbriciola. È un incantevole mistero fatto di mille aromi che confondono il palato in una sinfonia di dolcezze…››

Michele Serra

Se volete saperne di più sulla Torta Barozzi e cimentarvi a preparare una delle tantissime versioni casalinghe della tradizionale torta nera potete leggere l’articolo La torta Barozzi e la torta nera. Storia di un mistero di Francesca Fughelli, food blogger di Fraduefuochi.

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Il centro storico di Vignola

Nonostante il nome romano, la zona di Vignola viene occupata fin da tempi più remoti da popolazioni quali Etruschi e Galli. Nell’826 abbiamo la prima testimonianza scritta relativa all’abitato. Nel periodo medievale Vignola si sviluppa come Castello, costruito per fungere da sentinella sulla Via Claudia e sul fiume Panaro. Il feudo resta sotto il dominio del vescovo di Modena fino al 1247 per poi passare sotto la famiglia dei Contrari, che lo regge per due secoli, e infine ai Boncompagni. La Rocca che oggi vediamo non è quella originaria, bensì è frutto di una ricostruzione del XV secolo, quando Vignola era sotto il dominio dei Contrari.

La prima attestazione documentata della presenza di un insediamento abitato che prende il nome di Vignola si ha nel 826 D.C. in un documento appartenente all’abbazia di Nonantola. Il castello di Vignola si sviluppa così ancora prima della sua famosa Rocca e continuerà ad espandersi e modificarsi nel corso dei secoli.

Il centro storico di Vignola racchiude due fasi di espansione principali. La più antica che si rispecchia nel cosiddetto Castelvecchio e quella quattrocentesca cioè l’espansione del centro urbano che prende il nome di Castelnuovo.

La porzione più antica si sviluppa come primo insediamento circondato da mura fortificate con fossato sui lati settentrionale ed occidentale, mentre sui lati meridionale ed orientale il castello era protetto in modo naturale dallo strapiombo sul fiume Panaro.

L’ingresso era situato sotto la torre dell’Orologio a cui si accedeva attraversando due ponti levatoi (uno pedonale e uno più largo per i carri) i cui buchi per le travi sono tutt’ora visibili, della torre non è più visibile l’apice originale poiché il suo aspetto attuale è il risultato di modifiche effettuate nel corso del novecento. La Vignola altomedievale si sviluppava intorno alla Rocca includendo le vie Tufo, Castelvecchio, Belvedere e l’attuale piazza Boncompagni, le strutture all’interno del Castelvecchio dovevano risultare molto fitte ed eterogenee, basti pensare che dove sorge attualmente Palazzo Contrari-Boncompagni erano presenti ben undici case.

Con l’arrivo della famiglia Contrari nel XV secolo inizia l’espansione del centro cittadino che porta alla creazione di una nuova cinta muraria intervallata da torri difensive che racchiudeva il cosiddetto Castelnuovo. I vecchi fossati vennero convertiti in zone cortilive e vista l’impossibilità, data la situazione geologica, di espandersi in modo regolare il nuovo centro si espande sulle direttrici nord-ovest dando al Castelnuovo una forma a diamante tutt’ora visibile e ponendo in questo modo la Rocca in posizione decentrata verso est.

Dove si sviluppa l’attuale Corso Italia era presente il fossato secco a ridosso delle mura di cinta di cui una porzione è ancora visibile sul lato ovest con la presenza di due torri superstiti: la torre Galvani costruita in sasso e a pianta quadrata che apparteneva alla omonima famiglia che ne curò e finanziò l’erezione e la torre detta del “Polpetta” che fu modificata dopo il sedicesimo secolo in forma circolare e che attualmente ospita un ristorante. Tra queste due torri permane una porzione del muro di cinta su cui sorge il suggestivo Giardino Galvani.

Le vie del Castelnuovo presentano ancora porzioni originali di portici alla Bolognese, di notevole interesse storico e importanti per capire il valore commerciale che aveva Vignola in quei secoli.

Cosa mangiare a Vignola

Oltre alla famosissima torta Barozzi la zona di Vignola vanta una tradizione gastronomica senza eguali. La fanno da padrona le numerose paste ripiene come i tortellini tradizionali, i tortelloni ripieni di ricotta e spinaci, le lasagne e le rosette. Ricco è anche lo scenario dei secondi piatti, con i bolliti e gli arrosti da gustare insieme alle tradizionali salse nei numerosi ristoranti presenti sia in città, che nei suoi dintorni. Le crescentine, quelle che comunemente tutto il resto dell’Italia conosce come tigelle, dal nome del suo contenitore di cottura, accompagnano tutti gli intingoli dei secondi piatti, in una golosa e obbligata scarpetta.

Il piatto più caratteristico della zona però è il “borlengo”, una sorta di crespella sottile preparata con farina, acqua e un pizzico di sale e cotta sui testi roventi. E’ poi farcita con la cunza modenese, un battuto di lardo, rosmarino e aglio e tanto Parmigiano Reggiano grattugiato. Questo piatto non è facile da trovare, sono pochissimi i ristoranti che lo propongono, ma se capitate in zona dovete assolutamente assaggiarlo. 

La zona verso le colline invece è caratterizzata dalla fortissima presenza delle castagne. Vengono utilizzate sia in preparazioni dolci che salate e a Zocca, il paese di Vasco Rossi, a pochi chilometri da Vignola, è possibile visitare il Museo della castagna e partecipare alle tante feste a tema che si organizzano nei mesi autunnali.

Quando visitare la Rocca di Vignola e i suoi dintorni

Vignola e la sua Rocca sono visitabili durante tutto l’anno. L’alternarsi delle stagioni fa si che si possano scovare scorci e luci interessanti sempre. Il periodo migliore resta comunque la primavera, quando è possibile osservare dalla torre di Nonantola l’intera valle dei ciliegi e la loro fioritura.

Bibliografia:

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Micaela FerriChimico con la passione della cucina! Vi porto in giro per il mondo e vi faccio conoscere le mie ricette.

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