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La moda del “food”, la verità del “cibo”

La moda del “food”, la verità del “cibo”

di Giulietta Bodrito

Ammettiamo anche che, in questo momento storico, il “food” sia una moda trainante; ebbene, seppur vero è altrettanto necessario riconoscere che attorno al cibo – perché questo è il nome che dobbiamo riconoscergli in tutta la sua importanza sociologica, storica e culturale – ruotino molti aspetti della vita dell’uomo per nulla trascurabili.

E’ di questi giorni l’allarme riguardante la carne rossa. In passato abbiamo dovuto affrontare i problemi legati alla febbre aviaria che metteva in pericolo le nostre tavole nella quotidianità spesso occupate dalla carne di pollo. Farina, zucchero, burro, margarina: siamo bombardati da continui inviti ad una alimentazione sana perché tutto può risultare dannoso per la nostra salute.

Avvertimenti tutti che, pur nella loro fondatezza, sono da valutare con attenzione e senza eccedere così come è necessario non eccedere nel cibo, in generale. Il cibo è una parte importante della nostra vita e, soprattutto in Italia, è anche un grosso business attorno al quale ruotano interessi contrastanti.

Il Convegno “Unione Europea e prodotti agroalimentari tipici liguri, svoltosi lo scorso 12 ottobre nell’elegante contesto dell’Ex Convento dell’Annunziata di Sestri Levante, ha contribuito a fare chiarezza sul tema.

Se nel corso del 2014, il cibo ha mosso ben 133 miliardi di euro sul territorio nazionale, appare anche evidente quanto importanti siano gli interessi in gioco ed il perché attorno ad esso, sempre nel medesimo anno, siano stati commessi più di 8000 reati penali. Il turismo enogastronomico costituisce una parte importante della vita del nostro Paese e va tutelato attraverso percorsi che offrano conoscenze sempre più approfondite in tema di cibo e mediante controlli che consentano la tutela dei prodotti offerti sul Mercato.

La globalizzazione ha ampliato gli spazi per la loro commercializzazione ma si tratta di un trend che porta guadagni soprattutto alle grosse industrie dell’alimentare. La velocità sempre più sostenuta alla quale gira attualmente l’economia, mette in crisi i piccoli produttori che chiedono a gran voce una modalità di tutela dei prodotti sia agricoli che artigianalmente elaborati. Una tutela per i prodotti tipici risulta essere la registrazione di un prodotto quale DOP o IGP.

DOP (Denominazione di Origine Protetta) è un marchio attribuito per legge ad alimenti le cui caratteristiche qualitative dipendono dalle caratteristiche climatiche e naturali del territorio nel quale sono prodotti. Ne consegue che le fasi di produzione ed elaborazione devono avvenire in una determinata area geografica

Quando con riferimento ad un prodotto agricolo o alimentare si vuole valorizzarne le caratteristiche, la qualità o la reputazione in quanto conseguenti ad una determinata area geografica, viene richiesta la registrazione quale marchio IGP (Indicazione Geografica Protetta)

Il percorso per conseguire una DOP o IGP è tutt’altro che esente da spese poiché i produttori devono associarsi con un atto pubblico, nel quale tra gli scopi sociali deve essere indicata anche la volontà di registrazione del prodotto. A tal fine l’associazione deve predisporre uno specifico “disciplinare di produzione” secondo le indicazioni offerte dalla l. 2081/92: è proprio in questa fase che intervengono le maggiori difficoltà a causa del coinvolgimento di una miriade di interessi.

Il deposito della domanda al Ministero delle Politiche Agricole e Forestali con successivo incontro tra l’associazione richiedente, la Regione e la Camera di Commercio per verificare la rispondenza del disciplinare proposto agli usi locali e costanti previsti dal Reg. CE 2081/92 (per Dop e Igp) è preliminare all’invio della pratica alla Commissione Europea. Infine è quest’ultima che, a seguito di un esame formale della richiesta, pubblica sulla Gazzetta Ufficiale delle Comunità europee gli elementi essenziali della domanda affinché entro i sei mesi successivi possano intervenire eventuali opposizioni. In mancanza di queste ultime, allo scadere del termine la DOP o la IGP viene iscritta in un registro e pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale.

Questi marchi consentono, ovviamente, di proteggere il prodotto da eventuali contraffazioni e anche, in qualche misura, da eccessi di elaborazione ad opera delle industrie alimentari.

Ne consegue che la qualità autentica, quella della tradizione, sia opera del piccolo produttore agricolo, del piccolo artigiano che davvero conoscono, coltivano e elaborano quell’alimento secondo un processo del tutto tradizionale. Si tratta di operatori che restano al di fuori dei binari della grande distribuzione ma che tutelano davvero un prodotto e una ricetta secondo quei canoni che, altrimenti, rischierebbero di cadere nell’oblio.

Per costoro, se davvero scelgono di essere coerenti, accettando guadagni assai contenuti, la strada è quella di far riconoscere il prodotto nella lista di ciò che è dichiarato “patrimonio dell’Umanità” (UNESCO).

 

Convegno Sestri Food

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