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L’Associazione che c’è

L’Associazione che c’è

L’etica che non c’è” era il titolo della prima articolata risposta a chi aveva accolto la nascita dell’AIFB con scetticismo, ilarità e nefasti presagi: erano i tempi dell’entusiasmo e della pazienza e per questo avevamo dato ascolto a tutte le critiche, cercando di chiarire dubbi, domande e perplessità, dalle più legittime alle più banali.
Oggi, a poche settimane dal nostro primo raduno, torniamo in argomento: l’entusiasmo, se possibile, è ancora maggiore, alimentato da un numero di soci sempre in aumento e da una credibilità con l’esterno attestata dal livello della nostra attività, che ci ha visti al fianco di interlocutori di assoluto rispetto (Associazione Nazionale Città dell’Olio, Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II, La Stampa Academy, Tipici dei Parchi, ISPO, I Primi d’Italia, Vinitaly, Garofalo, EXPO2015, Cronache di gusto, Granarolo, Venchi ecc…), con i quali si sono instaurati rapporti di reciproca stima. Facciamo dunque il punto su alcuni aspetti che a qualcuno sembrano ancora poco chiari.

Cos’è l’AIFB? 
E’ un’associazione cui i food blogger interessati possono liberamente scegliere di appartenere. Basta leggere lo statuto, riconoscersi in quei principi e impegnarsi nel dare il proprio contributo alla valorizzazione delle eccellenze enogastronomiche del nostro paese e alla diffusione della buona cultura culinaria.

Tutti i food blogger sono ammessi?
Non tutti. Ci siamo, infatti, trovati a dover dire alcuni “no“. Quando un food blogger chiede di associarsi, il suo blog viene valutato dal consiglio e se emergono contenuti palesemente in contrasto con i principi statutari, si respinge la richiesta.

L’AIFB è una sorta di sindacato o si ripromette di rappresentare la categoria?
No: non siamo un sindacato né pretendiamo di rappresentare tutti i food blogger. Siamo un gruppo di persone animate dagli stessi intenti: crediamo che il food blogger debba crescere, anche dal punto di vista della “credibilità” e dell’identità del proprio ruolo, e fare la sua parte nel contribuire alla valorizzazione della cultura del buon cibo. Nessuno è obbligato a fare questo cammino con noi. Crediamo però che insieme, e forti di un’interfaccia istituzionale, si possa fare molto di più che non come singoli individui.

Perché nella pagina “chi siamo” sono riportati i profili dei soci fondatori?
Perché all’inizio l’associazione era composta solo dai soci fondatori, che hanno avviato il progetto investendo tempo, denaro e impegno in prima persona. Soprattutto, i soci fondatori sono responsabili civilmente per il proprio ruolo, pertanto devono essere rintracciabili e identificabili. I siti di moltissime associazioni sono strutturati in questo modo.

Si può essere espulsi dall’associazione?
. In tutti i casi in cui un socio tenga una condotta ritenuta lesiva dell’immagine dell’associazione, lo statuto prevede l’esclusione.

Ma chi ci guadagna qualcosa?
Dal punto di vista economico, nessuno. Dal punto di vista culturale, tutti.

In conclusione, ci proponiamo di creare occasioni di formazione che vanno intese solo nei termini di un investimento: nelle nostre risorse, nella nostra passione, in un futuro che è tutto da costruire ma che per noi, oggi, ha una direzione chiara e sempre più condivisa. Tutto ciò è reso possibile grazie all’impegno, concreto e reale, che tutti gli associati stanno dimostrando in questi pochi mesi di vita, e grazie ad un’Associazione che non c’era e che oggi c’è, più consapevole e più determinata che mai.

Il Consiglio AIFB

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6 Comments

  1. CorradoT
    CorradoT10-21-2014

    Chiaramente espresso. Complimenti.

  2. Cindystar
    Cindystar10-21-2014

    Semplice, chiaro, diretto, ed anche garbato: chapeau.

  3. elena tordi
    elena tordi10-21-2014

    Desidero ringraziare i soci fondatori per questo importante e bellissimo progetto, sono molto onorata di essere tra gli associati e credo che dare più attenzione al cibo sano è dare più bellezza alla nostra madre terra …
    un caro saluto Elena

  4. Anonymous
    Anonymous10-22-2014

    Di grazia, quali sarebbero questi “principi statutari” che il food blogger dovrebbe rispettare altrimenti non può associarsi? Nello statuto non è fatta menzione ad alcun principio, non esiste un codice etico, non esiste una lista di “requisiti”. Una associazione che si prefigge di rappresentare una categoria di persone accomunate dallo stesso interesse dovrebbe stilare una lista pubblica e visibile da chiunque di “principi” richiesti agli associati, e non mi sembra che ci sia. Ho visto nei vostri associati dei blog bellissimi, ma anche dei blog che fanno della pubblicità e delle cosidette “marchette” una propria ragione di vita, tanto da avere pagina che ci mettono una vita a caricarsi a causa dei millemila banner e pubblicità varie. Non mi sembra deponga bene a vostro favore ne tantomeno alla credibilità degli altri associati che fanno qualità, magari riunciando a riempirsi il sito di sponsor. Create un codice etico di requisiti per associarsi, poi riparliamo della “credibilità”. p.s. commento come anonimo, ma anonimo non sono, mi chiamo Alessio De Chiara, potete trovarmi su Fb, ma non ho un account google per commentare.

    • Sara B
      Sara B10-22-2014

      Gentile Alessio, innanzi tutto grazie per essersi firmato.
      Un cosiddetto “codice etico” non è al momento esplicitabile in termini di paletti e/o requisiti: ciascun food blogger, con le proprie peculiarità e specificità, può perseguire gli obiettivi esplicitati sia nello statuto che nelle altre pagine esplicative (“cosa facciamo”, “come associarsi” ecc). Abbiamo detto “no” a chi, sia attraverso la lettera di presentazione sia attraverso le pagine del proprio blog, fosse palesemente in contrasto con le finalità della nostra associazione (valorizzazione delle eccellenze, divulgazione di contenuti di valenza culturale, ecc…). E’ su finalità e azioni che vorremmo puntare, piuttosto che sull’analisi della “quantità” di banner o link, o sulla conta dei secondi che ci si impiega ad aprire il blog. Ma soprattutto, vorremmo considerare e presentare l’AIFB non tanto come una “hall of fame” dei blog più belli e più evoluti, ma come una palestra per migliorare anche chi non ha ancora preso piena consapevolezza delle proprie possibilità o delle migliori modalità di comunicazione da adottare per avere credibilità. Proponendo iniziative qualitativamente elvate dal punto di vista dei contenuti formativi, crediamo di perseguire lo scopo della crescita e della diffusione della buona cultura del cibo. Inoltre ribadiamo, come detto nell’articolo di questo post, che non pretendiamo di rappresentare una categoria, ma la fetta di food blogger che sono interessati a fare questo percorso insieme.
      Speriamo di aver chiarito meglio i suoi dubbi: buona giornata.

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