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Gran Tour d’Italia, la Lombardia: il Moscato di Scanzo

Gran Tour d’Italia, la Lombardia: il Moscato di Scanzo

Il Moscato di Scanzo
di Cinzia Donadini del blog Essenza in cucina

Oggi parliamo di un vino di grande eccellenza per la provincia di Bergamo, il Moscato di Scanzo, la più piccola DOCG in Italia. Si tratta di un vino passito da uve a bacca rossa, unico al mondo. Ottenuto dalla vinificazione delle uve provenienti dall’omonimo vitigno autoctono, viene coltivato esclusivamente nella fascia collinare del Comune di Scanzorosciate, alle porte di Bergamo.

L’origine di questo vino è molto antica, vi sono infatti tracce storiche e documenti che ne testimoniano la produzione già nel 1347: ma in periodi antecedenti, le lotte di parte tra guelfi di Scanzo e ghibellini di Rosciate pare fossero per disputarsi le botticelle di moscadello, già allora ambitissimo.

Il Moscato di Scanzo ebbe un momento di particolare gloria a partire dal 1780, quando Giacomo Quarenghi, noto architetto bergamasco, fu chiamato alla corte di Caterina II di Russia: il Quarenghi, che possedeva una tenuta a Scanzo, le omaggiò alcune bottiglie di questo vino particolare, che fu molto gradito all’imperatrice. Questo fatto portò fama e notorietà al Moscato di Scanzo, che nel 1850 era l’unico vino italiano quotato alla Borsa di Londra.

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Il vitigno, nei secoli si è sviluppato su queste colline dalla conformazione geofisica singolare: sono composte da un sasso particolare (presente soltanto in un’altra zona in Italia, quella di produzione dell’Aleatico, sull’Isola d’Elba). Si tratta di una marna calcarea, stratificatasi nel cretaceo, dal particolare colore grigio azzurro che le ha fruttato il soprannome di sass dé luna. Costituisce un sottofondo durissimo, ma nelle zone in cui affiora rimanendo scoperta, grazie alle escursioni del microclima e all’esposizione solare dall’alba al tramonto, col tempo si sbriciola e si polverizza, dando origine a terreni di grande mineralità. Secondo il disciplinare di produzione, non è concesso irrigare il vitigno, che è perciò costretto a spingere le sue radici via via sempre più in profondità, maturando in questo modo la capacità di produrre uve dai sapori particolarmente complessi.

Dal 1993, la nascita del Consorzio di tutela del Moscato di Scanzo ha contribuito a sostenere e valorizzare fortemente quest’eccellenza così pregiata ed esclusiva, portandola ad ottenere dapprima una Denominazione che non fosse legata al Valcalepio. Successivamente, nel 2009 il Ministero delle Politiche Agricole ha conferito la Docg, a garanzia e tutela della qualità del prodotto.

Nel 2006, per volere del Comune di Scanzorosciate, è nata l’associazione Strada del Moscato di Scanzo e dei sapori scanzesi, con l’obiettivo di valorizzare il prezioso patrimonio enologico della zona, di favorire lo sviluppo di un turismo enogastronomico nella zona e di promuovere le risorse storico-culturali del territorio. La Strada del Moscato e dei sapori scanzesi  organizza ogni anno la Festa del Moscato di Scanzo, che si tiene a settembre: una sagra floristica molto frequentata -e molto amata- dai bergamaschi, dove è possibile acquistare vini e prodotti del territorio, oltre che visitare le cantine dei produttori locali.

Per meglio raccontare come nasce questo vino dalle caratteristiche uniche, ho visitato l’Azienda Biava, a Scanzorosciate. Manuel Biava mi ha aperto le porte della sua cantina raccontandomi alcune delle principali fasi di lavorazione del Moscato, così come vengono condotte nella sua azienda.

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In linea di massima i vigneti vengono mantenuti non troppo carichi di grappoli: prima dell’invaiatura -la fase di maturazione dei frutti- viene fatto un diradamento, mantenendo solo i grappoli più belli, perfettamente formati e meglio esposti al sole. La vendemmia  avviene ad ottobre, più tardi del solito, per lasciare i grappoli a sovramaturare sulla vite.

La raccolta avviene rigorosamente in giornate soleggiate, a partire dalle 10 del mattino e fino alle 16 del pomeriggio, non oltre: questo per evitare che la rugiada mattutina e l’uggiosità del pomeriggio possano depositarsi sull’uva, compromettendone l’appassimento con lo sviluppo di potenziali e dannosissime muffe. Al momento della raccolta, viene fatta un’ulteriore selezione sui grappoli più sani e meglio sviluppati, da cui vengono eliminati gli acini che presentano qualche difetto. Dopo la raccolta i grappoli vengono disposti ad appassire in apposite camere molto asciutte ed aerate naturalmente, per un tempo che va da 45 a 60 giorni. Durante questo periodo è molto importante controllare, quasi quotidianamente, che i grappoli che non presentino muffe, poiché in breve potrebbero intaccare il prodotto.

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Quindi si passa alla pigiatura e al trasferimento del mosto in botti d’acciaio. La fermentazione inizia già dopo solo due ore o poco più dalla pigiatura. Nel Moscato di Scanzo dell’Azienda Biava non si fa uso di lieviti aggiunti, ma si lascia che ad attivare il processo di trasformazione siano i lieviti naturali, quelli presenti nell’ambiente stesso in cui alloggiano le botti: cantine che godono in maniera naturale di un particolare rapporto tra temperatura e umidità.

Secondo il rigido disciplinare che ne regola la produzione, il Moscato di Scanzo può essere imbottigliato non prima dei due anni dalla data della vendemmia. Ma scegliere il momento giusto per imbottigliare il vino è, in realtà, solo frutto della grande esperienza del produttore. Su questo punto, per Manuel Biava è difficile dare indicazioni precise: si tratta di una decisione che passa attraverso una serie di assaggi, condotti a scadenze ripetute ad alcuni mesi l’una dall’altra e rivolte a stabilire il giusto grado di maturazione del vino.

L’affinamento in bottiglia, invece, va da un minimo di sei mesi e può proseguire anche fin oltre dieci anni: la maturazione di questo vino, frutto di un’enologia moderna grazie alla quale ha raggiunto livelli assoluti di selezione ed eccellenza, sviluppa qualità olfattive e gustative molto particolari. Risulta al palato abbastanza dolce, ma contiene molti tannini. La sua gradazione alcolica varia tra 14 e 17 gradi ed è un vino da meditazione: si gusta appieno in accompagnamento a pasticceria secca e cioccolato fondente, ma darà il meglio di sé anche accompagnato ad erborinati di grande personalità.

Fonti:
Consorzio tutela del Moscato di Scanzo
Azienda Biava

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