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Gran Tour d’Italia, l’Umbria: i vini dell’Umbria

Gran Tour d’Italia, l’Umbria: i vini dell’Umbria

di Patrizia Laquale del blog Maison Lizia

L’Umbria, terra d’arte e di santi, una delle regioni più suggestive d’Italia, definita, grazie ai suoi magnifici paesaggi, cuore verde d’Italia. Paesaggi caratterizzati dal verde argenteo degli ulivi e dal verde smeraldo delle viti. Un’altra definizione viene attribuita all’Umbria: quella di “Borgogna d’Italia” perché patria indiscussa di storici vini e di molti vitigni tipici e autoctoni.

La coltivazione della vite in Umbria risale al tempo degli Etruschi e il prestigio dei suoi vini è testimoniato da alcuni grandi autori di epoca romana, come Plinio il Vecchio e Marziale, che ne decantarono le qualità nelle loro opere. In epoche successive la notorietà dei vini umbri visse momenti di alterna fortuna. Verso la fine del ‘400 erano molto apprezzati; in particolare quelli prodotti a Orvieto, che furono anche richiesti dal celebre pittore perugino Bernardino di Betto, detto il Pinturicchio, come parte del compenso per i lavori svolti nel duomo di Orvieto.

Solo dopo la Seconda Guerra Mondiale l’Umbria si svincola dal puto di vista enologico dal Lazio e dalla Toscana riuscendo a valorizzare i propri vitigni e dando loro una più marcata impronta territoriale. Il rilancio comincia agli inizi degli anni ’60 del XX secolo a Torgiano grazie all’impegno di Giorgio Lungarotti, il quale, oltre al recupero e alla valorizzazione dei vitigni autoctoni, procede anche alla selezione e all’adattamento di nuove varietà, anticipando di fatto le moderne tecniche enologiche.

Gran Tour Umbria vini Torgiano

Le vigne di Torgiano

Già nel 1968 Torgiano è il primo territorio umbro a potersi fregiare della denominazione Doc, sia per il suo vino rosso sia per il bianco. Territorio che si consacra nel 1990 con la denominazione Docg per il Torgiano Rosso Riserva: un vino prodotto principalmente con uve Sangiovese.

A Montefalco, poco lontano da Torgiano, un altro illuminato imprenditore, Arnaldo Caprai, punta sul territorio e sul vitigno che custodiva: il Sagrantino. Il Sagrantino è uno dei vitigni più antichi dell’Umbria; la sua origine è tutt’ora ignota, ma fu quasi sicuramente impiantato ai piedi di Montefalco dai frati francescani nel Medioevo, dopo che ne ebbero bonificato le terre. Il nome deriva probabilmente dal fatto che si usasse come vino sacro durante la messa e che fosse consumato nei giorni di festa.

Già nel 1549 comunque veniva prodotto e commercializzato, come testimonia un’ordinazione fatta da un mercante ebreo di Terni e da sua moglie. Nel 1925 la cittadina di Montefalco era considerata il centro vinicolo più importante della regione, poi piano piano il dolce nettare passito prodotto in zona venne quasi dimenticato, scomparve dal mercato e la produzione residua bastava solo a soddisfare il fabbisogno casalingo. È in questo periodo che nasce il Sagrantino secco, di cui la prima vera e grande vendemmia risale al 1972, anno che ne segna la rinascita. Nel 1979 il Sagrantino ottiene la denominazione Doc, seguita nel 1992 dalla Docg.

Gran Tour Umbria vini Montefalco

Le vigne di Montefalco in autunno

Altra zona famosa per i vini già in epoca etrusco-romana è quella di Orvieto detta la città dove scorre il vino. Gli Etruschi scavarono grotte nel massiccio tufaceo su cui sorge la città e misero a punto un particolare sistema di vinificazione su tre livelli. Il loro sistema era molto particolare: pigiavano l’uva a livello del suolo; il mosto ottenuto scendeva attraverso tubature di coccio al livello interrato per la fermentazione e, successivamente, veniva trasferito al terzo livello, ancora più in basso, per la maturazione e la conservazione. Con questi passaggi gli Etruschi ottenevano un vino aromatico e molto profumato, oggetto di un fiorente commercio. Anche i Romani, durante il periodo in cui governarono la città, producevano vino: il Palianum.

In epoca medioevale il Comune, consapevole di dover proteggere tale ricchezza, emanò numerose disposizioni per favorire la viticoltura concedendo l’esenzione delle tasse a chi piantava viti, ma anche comminando multe a chi deturpava le vigne altrui o si dedicava alla potatura al di fuori del periodo stabilito: veniva nominato persino un custode delle vigne. Lungo tutto il Medioevo e il Rinascimento il vino di Orvieto fu il prediletto delle alte cariche del clero, tanto da essere definito il vino dei papi.

Un’altra definizione calza bene al vino bianco dolce e abboccato dell’epoca ed è quella di vino delle grandi occasioni, tanto che fu usato da Garibaldi e dai suoi mille uomini per brindare alla spedizione in Sicilia. Fino alla fine dell’800 il fiore all’occhiello della zona di Orvieto è un vino bianco, dolce, dal colore giallo oro.

Attualmente, invece, molti dei vini prodotti sono secchi, ma gradevoli: questa rivoluzione enologica cominciò nel 1931 grazie alla conferma di eccellenti muffati, alla rivalutazione del Grechetto e all’introduzione dello Chardonnay per la produzione di un grande vino, che da quel momento avrebbe influenzato lo stile di molti bianchi italiani evoluti in legno. Nel 1971 a questa eccellenza del territorio viene riconosciuta la Doc e dalla vendemmia del 1997 è possibile produrre un Orvieto con la denominazione Superiore.

Passiamo ora a una panoramica delle zone vitivinicole dell’intera regione, piccola, ma ricchissima di eccellenze. L’Umbria è infatti terra di grandi vini grazie anche al suo clima tipicamente continentale caratterizzato da inverni freddi ed estati calde, ma secche e ventilate, con piogge ben distribuite nel corso dell’anno. Regione prevalentemente collinare, con una buona esposizione e una rete idrografica naturale che dona al suolo la giusta umidità, è suddivisa enologicamente in sei grandi zone vitivinicole.

A sud di Perugia troviamo il territorio dei Colli Perugini con le coltivazioni più tipiche della regione: il Sangiovese e il Trebbiano toscano. Il suolo argilloso e calcareo dona dei vini fini, di buona struttura, moderata acidità e un colore intenso. Qui, come nella zona di Assisi e Torgiano il Sangiovese sposa il Merlot e il Ciliegiolo per dei vini dotati di grande struttura ed eleganza, con una buona predisposizione all’evoluzione in legno.

Nell’area di Torgiano, con i suoi suoli ricchi di argilla, lignite, sabbia e ciottoli la coltivazione della vite è molto antica e regala vini con un’elevata componente alcolica e sapidità. I vini rossi sono prodotti da Sangiovese con integrazioni di Montepulciano e Ciliegiolo. Il Torgiano Rosso Riserva Docg è ottenuto soprattutto da Sangiovese e si caratterizza per il suo colore rosso rubino intenso e per la sua intensità olfattiva di rosa e viola appassita, cioccolato e china.

Le colline intorno al Lago Trasimeno, grazie al clima e ai terreni ricchi di sostanze organiche, sono ideali per la coltivazione di Sangiovese, Merlot, Cabernet Sauvignon e Cliegiolo che si esprimono in vini delicatamente profumati e discretamente tannici. A rappresentare questa zona troviamo il Gamay Trasimeno Doc.

Anche se non è il vitigno più coltivato della regione, nella zona di Montefalco il Sagrantino ne rappresenta l’emblema. Con questo vitigno, che sposa il Sangiovese, si producono il celebre Montefalco Sagrantino Docg, il Montefalco Rosso Doc e il Montefalco Bianco Doc a base di Grechetto e Trebbiano toscano.

Gran Tour Umbria vini Orvieto

La zona vinicola di Orvieto

Altra zona famosa è quella dei Colli Martani, dove il vitigno più coltivato è il Grechetto. Due i vini che rappresentano questa zona: Colli Martani Grechetto, un vino bianco sapido e fruttato e il Colli Martani Sangiovese. Il Grechetto spicca anche nella zona di Todi, dove si produce il Grechetto di Todi, un vino ricco di struttura e componente alcolica, con una buona acidità e con aromi di frutta esotica.

La zona vitivinicola più estesa è quella del territorio di Orvieto: da sola infatti essa rappresenta la metà dell’intera produzione vinicola umbra. I vigneti dimorano su colline di terreni calcarei con una notevole componente tufacea; questa regala ai vini bianchi un’eccellente sapidità che sfuma in un finale minerale. Se per tradizione qui i vini vengono prodotti con un leggero residuo zuccherino, la maggior parte dei vini attuali sono secchi, ottenuti da Trebbiano toscano, Verdello, Canaiolo bianco, Grechetto, Malvasia, Chardonnay. Il disciplinare prevede anche la tipologia Muffa Nobile ottenuta da uve attaccate dalla botrytis cinerea. Questa preziosa tipologia dona un vino giallo dorato, con una delicata freschezza e un bouquet di frutta sciroppata, albicocca secca, miele, zafferano, donando al palato dolcezza e morbidezza.

La regione Umbria è in continua crescita vinicola e alle denominazioni classiche si affiancano tre più recenti denominazioni.
La Spoleto Doc, nata nel 2011, racchiude vini prodotti a partire dai vitigni Trebbiano spoletino, vitigni a bacca bianca idonei alla coltivazione nella regione Umbria.
La denominazione Amelia Doc per la provincia di Terni, nata nel 1989, classifica vini prodotti a partire dai vitigni Trebbiano toscano, Malvasia bianca lunga, Grechetto, Ciliegiolo, Sangiovese, Merlot.
La denominazione di origine Lago di Corbara Doc nata nel 1998, classifica vini prodotti a partire dai vitigni Cabernet Sauvignon, Merlot, Pinto nero, Sangiovese, Grechetto, Sauvignon, Chardonnay.

imbrecciataestiva

Se l’Umbria è terra di grandi vini, non possono mancare gli abbinamenti con una tradizione gastronomica dove si ritrovano sapori vigorosi e autentici, tipici di una cucina povera ma prelibata a base di legumi, cereali, carne e zuppe. Ma quale vini abbinare ai diversi piatti?
Seguire la tradizione e rispettare lo stretto legame tra il cibo e il vino porta alla perfetta valorizzazione di un territorio e conduce il viaggiatore nello spirito proprio dei luoghi.

Quindi, se vi trovate in Umbria e volete gustare una zuppa di lenticchie di Castelluccio con qualche goccia di olio extra vergine d’oliva Umbria Dop, l’abbinamento migliore è con il Colli Martani Grechetto.

I salumi della Valnerina e di Norcia, stagionati e saporiti, sposano la Malvasia Bianca di Amelia; mentre il tartufo nero della Valnerina, gustato sui crostini o su un bel piatto di tagliatelle, ben si abbina a un Trebbiano Spoletino.

Il Montefalco Sagrantino è ben abbinabile al classico agnello al forno, al piccione farcito o a un filetto di manzo cosparso con lamelle di tartufo nero.

La tradizionale zuppa di pesce detta Tegamaccio vuole un giovane Gamay Trasimeno Doc, ottimo anche con la carpa regina in porchetta e con la trota.

Altro piatto tipico è l’oca arrosto, da gustare con un buon Assisi Doc.

Anche i dolci rispecchiano e conservano la tradizione, come la classica Ciaramicola perugina, focaccia lievitata con alchermes e glassata con albume, perfetta con un Vin Santo dei Colli Perugini. Mentre la famosa Rocciata di Assisi sposa il Montefalco Sagrantino Passito.
I formaggi stagionati della regione vanno invece gustati con l’Orvieto Muffa Nobile.

Un viaggio affascinante ci aspetta in Umbria, tra le sue colline, tra le vigne e gli uliveti, alla scoperta di cantine con vini storici e innovativi, per scoprire sì la tradizione ma anche le nuove tendenze e le scommesse di giovani imprenditori che puntano a valorizzare la propria terra.

Link utili:
Strade del vino in Umbria

Fonti:
Il vino in Italia, AIS
Consorzio Montefalco www.consorziomontefalco.it
Consorzio tutela vini di orvieto www.orvietodoc.it

Credits immagini:
Orvieto: http://www.orvietodoc.it/consorzio/chi-siamo-ed-attivita/
Montefalco: http://www.perticaia.it/home.php
Torgiano: http://www.wining.it/lungarotti-lumbria-nel-calice-verticale-sogno-9-annate-rubesco-riserva/
Foto di testata: Sara Bardelli

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