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Visitare la Rocchetta Mattei a Grizzana Morandi, Bologna

Visitare la Rocchetta Mattei a Grizzana Morandi, Bologna

La “Rocchetta Mattei” è una rocca che prende il nome dal suo edificatore, il conte bolognese Cesare Mattei (1809-1896). Sorge a 40 km da Bologna, nel comune appenninico di Grizzana Morandi, noto per aver dato i natali al pittore Giorgio Morandi (1890-1964) e per la presenza di alcune attrazioni culturali che ne fanno la meta ideale di una gita di mezza stagione.

Alla Rocchetta Mattei potete arrivare in auto da Bologna prendendo l’autostrada A1 fino a Sasso Marconi e proseguendo sulla SS64 fino a Riola. Da Firenze dovete uscire a Pian del Voglio e proseguire in direzione Castiglion dei Pepoli – Camugnano – Riola. In alternativa, potete percorrere la Statale 64 – la Porrettana – e fermarvi a Riola.

Se preferite viaggiare in treno, potete prendere un treno della tratta ferroviaria Bologna-Pistoia, e scendere a Riola. La Rocchetta dista dalla stazione circa 1 km. 

Oltre alla visita alla Rocchetta potete programmare in giornata la visita alla Casa Museo Morandi, al santuario della Beata Vergine della Consolazione di Montovolo, alla chiesa di Alvar Aalto e al borgo medievale di La Scola.

Senza dimenticare di fare una pausa in uno dei tanti agriturismi, locande, ristoranti della zona, dove potete gustare le specialità enogastronomiche dell’Appennino Bolognese.

La storia della Rocchetta Mattei 

L'ingresso della Rocchetta Mattei

La fondazione della Rocchetta Mattei è strettamente connessa alla morte della madre del conte Mattei, avvenuta nel 1850 a causa di un tumore maligno. 

Fino ad allora fondatore della Cassa di Risparmio di Bologna, capo dello Stato Maggiore della Guardia Civica Bolognese e deputato al Parlamento di Roma, Mattei fu sconvolto dalla vicenda tanto da ritirarsi a vita privata. In quello stesso anno acquistò i terreni dove sorgevano le rovine dell’antica rocca di Savignano e il 5 novembre pose la prima pietra del castello. 

Le fasi della costruzione del castello furono successive, con numerose aggiunte e modificazioni in corso d’opera. Il Conte stesso volle modificare la sua Rocchetta eclettica più volte, rendendola quella che appare oggi agli occhi di visitatori: un labirinto di torri, scalinate monumentali, sale di ricevimento, camere private che richiamano stili diversi: dal neo-medievale al neo-rinascimentale, dal moresco al Liberty.

Nel 1859 la Rocchetta fu considerata abitabile, tanto che il Conte vi prese dimora e non se ne andò più. 

All’interno del suo castello Mattei conduceva una vita da castellano, con tanto di corte e buffone. Sembra che suoi ospiti siano stati Ludovico III re di Baviera (1845-1921) e lo zar Alessandro II Romanov (1818-1881), mentre è certo che nel 1925 ospitò il Umberto di Savoia, principe di Piemonte.

Durante la seconda guerra mondiale le truppe tedesche danneggiarono gli interni dell’edificio, tanto che l’ultima erede, Iris Boriani, non riuscì a liberarsi della Rocchetta nemmeno regalandola. 

Nel 1959 la Rocchetta venne acquistata da Primo Stefanelli che la trasformò in attrazione turistica con un albergo e un ristorante, ma alla sua morte la situazione precipitò e la Rocchetta fu chiusa al pubblico.

Nel 1997 nacque un comitato per la tutela del castello e nel 2006 la Fondazione della Cassa di Risparmio in Bologna acquisì la Rocchetta Mattei e la sottopose a ingenti a lavori di restauro, terminati con la riapertura al pubblico del 9 agosto 2015.

Ora la Rocchetta Mattei appartiene alla Fondazione ed è gestita dal Comune di Grizzana Morandi.

Il Conte Cesare Mattei e l’elettromeopatia

Il Conte Cesare Mattei

La Rocchetta Mattei è avvolta da un’aura di mistero e di magia.

Lasciati gli incarichi pubblici, il Conte Mattei si dedicò agli studi medici in aperta polemica con la medicina classica dell’epoca, colpevole, a suo dire, di non aver fatto nulla per curare la madre né per alleviarne le sofferenze che accompagnarono la sua malattia. 

Per questo, si ritirò nella Rocchetta a studiare una “nuova medicina” nella speranza che fosse maggiormente efficace. Fondò così una scienza medica empirica, denominata Elettromeopatia, che si basava sull’abbinamento di granuli medicati e liquidi detti “fluidi elettrici”.

Per i granuli omeopatici venivano usate erbe medicinali di facile reperibilità. I granuli, erano suddivisi in otto categorie sulla base del loro effetto: anti-scrofolosi, anti-cancerosi, anti-angioitici, febbrifughi, pettorali, anti-linfatici, vermifughi, anti-venerei.

I fluidi elettrici, invece, erano suddivisi in base alla loro polarizzazione: Fluido Elettricità Rossa (++), Fluido Elettricità Azzurra (+), Fluido Elettricità Bianca (neutra), Fluido Elettricità Gialla (-), Fluido Elettricità Verde (- -).

I “Rimedi Mattei” ebbero un successo travolgente tra il 1860-1880. Nacque un deposito centrale a Bologna e altri 26 depositi autorizzati in tutto il mondo che crebbero fino a essere 107 nel 1884, tra i più importanti quelli in Belgio, Stati Uniti d’America, Haiti e Cina.

Perfino Dostoevskji citò il “Conte Magico” come allora venne soprannominato ne I fratelli Karamàzov, quando fa raccontare al diavolo di essere riuscito a guarire da terribili reumatismi grazie a un libro e a delle gocce del Conte Mattei.

Ma che filosofia e filosofia, quando tutta la parte destra del corpo mi si è paralizzata e io non faccio che gemere e lamentarmi. Ho tentato tutti i rimedi della medicina: sanno fare la diagnosi in maniera eccellente, conoscono la tua malattia come il palmo delle loro mani, ma non sono capaci di curare. [..] Disperato, ho scritto al conte Mattei a Milano, che mi ha mandato un libro e delle gocce, che Dio lo benedica.

L’industria elettromeopatica sopravvisse alla morte del suo inventore, avvenuta il 3 aprile 1896. Gli eredi continuarono la produzione e distribuzione dei “Rimedi Mattei” fino al 1959 quando per vari motivi i laboratori furono costretti a chiudere. 

Il segreto dei rimedi Mattei tuttavia è ancora custodito dagli eredi del Conte ed ora è nelle mani di Gianna Fadda Venturoli.

Come visitare “La  Rocchetta Mattei” di Grizzana Morandi

La cappella della rocchetta Mattei

La Rocchetta Mattei è visitabile il sabato e la domenica dalle ore 10 alle ore 15 nel periodo invernale e dalle 9.30 alle 13 e dalle 15 alle 17.30 durante il periodo estivo. La visita dura circa un’ora. Il biglietto di ingresso costa 10 €.

Nella pagina “visite” del sito ufficiale della Rocchetta trovate tutte le indicazioni da seguire per prenotare online.

C’è anche la possibilità di visitare la Rocchetta in modo esclusivo, su appuntamento, da lunedì a venerdì. Per tali visite ci sono tariffe particolari ed è necessario contattare gli uffici.

Vale davvero la pena di programmare una visita alla Rocchetta Mattei, soprattutto in autunno quando questo vero e proprio castello fiabesco si staglia sui colori dei boschi autunnali e emerge dalle nebbie come un sogno!

Cosa fare a Grizzana Morandi 

Il territorio di Grizzana Morandi merita di essere scoperto magari seguendo itinerari tematici, che piaceranno agli appassionati d’arte, architettura, storia o religione. Nel comune, oltre alla Rocchetta Mattei, si trovano altri punti di sicuro interesse.

La Casa Museo Morandi

E’ la casa in cui il pittore Giorgio Morandi visse una parte della sua vita. Costruita alla fine degli anni ’50, venne donata al Comune di Grizzana con lascito testamentario da Maria Teresa Morandi, a condizione che venisse mantenuta nello stato in cui si trovava e che fosse resa disponibile ai visitatori.

All’interno di casa Morandi di particolare interesse sono la biblioteca, lo studio e la camera da letto. Emozionante per il visitatore è vedere intatto l’ambiente di lavoro del Maestro: i colori, i pennelli, gli oggetti che ha ritratto nelle sue opere. Bello anche il punto di vista sul paesaggio grizzanese, in particolare i Fienili del Campiaro, Casa Veggetti e Villa Tonelli ma anche le Case della Sete e Lilame con lo sfondo dei monti di Veggio.

Il santuario della Beata Vergine della Consolazione di Montovolo

In località Montovolo sorge il Santuario della Beata Vergine della Consolazione, un centro d’attrazione sia artistico che religioso. 

Fondato nel XII secolo d. C. sui resti di un tempio pagano, il santuario è luogo di grazia per i giovani (per domandare a Maria un aiuto riguardo le decisioni importanti della vita) e di consolazione per i malati (per chiedere la vicinanza del Signore nel difficile cammino della croce).

La storia del santuario è ricca di leggende e fatti storici: dal martirio di Sant’Acazio insieme a 10.000 componenti della sua schiera, crocifissi agli alberi perché convertiti alla fede cristiana, alla distruzione a causa di un incendio definito “ab immissione Diabolica”, dalla lotta medievale tra Papato e Impero, a luogo di preghiera dei crociati bolognesi di ritorno dalle crociate.

La chiesa di Alvar Aalto a Riola

In località Ponte di Grizzana Morandi  sorge la chiesa di Santa Maria Assunta, un edificio religioso cattolico costruito tra il 1975 ed il 1980 su progetto dell’architetto finlandese Alvar Aalto.

Il complesso parrocchiale si articola, oltre che nella chiesa principale, in un sagrato pedonale, in una torre campanaria, in casa canonica e nelle opere parrocchiali. 

La chiesa si struttura su un’unica navata e su una pianta asimmetrica: nell’area presbiteriale sono collocati l’altare, l’ambone per le letture e la croce in legno. Più in basso il battistero è illuminato da un lucernario sovrastante e da ampie vetrate affacciate direttamente sul Reno, come a suggerire un inestricabile legame simbolico tra il fiume e l’acqua battesimale

Di grande interesse per gli amanti dell’arte è il sistema inventato da Aalto per dare luce alla chiesa. L’architetto finlandese, infatti, ha collocato sulla copertura delle vetrate frastagliate che catturano e diffondono la luce del sole all’interno. La luce riverbera sulle pareti laterali e converge sull’altare, facendone il punto più luminoso dell’intera chiesa.

Il borgo medievale di La Scola

Il borgo medievale di La Scola, tra i più caratteristici del territorio grizzanese, è pervenuto a noi pressoché integro dal Medioevo. 

Fortificato, il borgo nacque come quartiere militare e luogo di resistenza e difesa del centro monastico di Montovolo, di grande importanza economica e commerciale oltre che religiosa. Aveva quindi un ruolo strategico e la sua funzione è facilmente intelligibile dal reticolo di edifici e torri addossate e reciprocamente integrate nel sistema difensivo. 

Notevole il maestoso cipresso che con la sua altezza di 25 metri e un’età stimata di oltre 700 anni rappresenta un vero e proprio monumento della natura.

Cosa mangiare sull’Appennino Bolognese 

L’offerta enogastronomica dell’Appennino bolognese è vasta e qualificata. Il territorio è ricco di vecchie trattorie, splendidi agriturismi e botteghe dove acquistare e portare a casa le specialità del luogo. 

La cucina è rustica e saporita, a base dei prodotti della zona collinare: la selvaggina (lepri, fagiani, cervi e cinghiali), i funghi e i tartufi quando di stagione, e poi ancora le patate e le castagne. Vari i formati di pasta fresca, anche ripiena. Tra i prodotti della lavorazione del maiale il prosciutto, la pancetta, i ciccioli, il salame e la salsiccia. Non mancano i pecorini e i formaggi freschi. Te lo racconta Paola Sartori del blog.prelibata nell’articolo: Appennino bolognese: piatti, vini e prodotti tipici

Se volete gustare i sapori dell’Appennino potete provare la ricetta del Flan di patate e mortadella che ci insegna a fare Calogero Rifici del foodblog Peperoncini&Dintorni. Oppure anche la sua ricetta del Minestrone Antico dell’Appennino bolognese, assaggiata a Porretta.

Infine, due parole sui buoni vini dei Colli Bolognesi, il cui livello qualitativo negli ultimi anni è cresciuto a dismisura. Il top è il Pignoletto frizzante DOCG nelle fresche e stuzzicanti versioni frizzanti e spumanti. Al bianco si affiancano i vini rossi, con i vitigni quali Cabernet Sauvignon e Merlot o la più tipica Barbera, che hanno reso la zona dei Colli Bolognesi negli anni ’80 famosa non solo nei confini italiani. 

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About the Author

Francesca FughelliRecupero le ricette tradizionali emiliano-romagnole con un occhio di riguardo per la mia Bologna. Il mio blog - Fraduefuochi - è un diario gastronomico, ma anche un progetto di storytelling familiare che ripercorre buona parte del Novecento. Sono acquario ascendente acquario. Mi piace innovare, sperimentare, realizzare qualcosa di nuovo. Non stupitevi, perciò, se accanto alla ricetta del ragù alla bolognese trovate quella della confettura di ananas al cardamomo!

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