Le birre in Emilia Romagna

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Pubblicazione: 29 Marzo 2017

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Il viaggio tra le eccellenze dell’Emilia-Romagna è quasi giunto al termine, si sono toccati gli argomenti più disparati dai formaggi, ai dolci, fino ad arrivare alle pregiate carni di suini e bovini tipici.

Manca all’appello una bevanda con una lunga tradizione nella storia dell’uomo: la birra.

Potrebbe sembrare un prodotto del tutto fuori dalle tradizioni della regione, qui abitualmente si cresce a Lambrusco, Albana e Sangiovese, ma con l’espandersi della cultura birraria in Italia, l’Emilia-Romagna si è guadagnata in fretta un posto di rilievo nella produzione di birra, dalle più classiche alle meno conosciute.

Partendo dai birrifici artigianali, che hanno avuto tanto successo da passare a una quantità produttiva tale da poter essere considerati “craftbrewery” come Amarcord, nata a Rimini nel 1997 e ora con lo stabilimento vicino Fano, nelle Marche, che fa suo l’immaginario felliniano insieme a birre come Gradisca, Tabachéra e Volpina, prodotte con acqua di sorgente e materie prime in larga parte italiane.

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Per passare poi a realtà consolidate come il Birrificio del Ducato che nasce nel 2007 dalla passione di Giovanni Campari e Manuel Piccoli, e che da quell’anno cresce senza sosta sia come produzione che come personale impiegato, fino ad arrivare a realtà piccolissime come il Birrificio Abusivo, che ha sede a San Marino ed è ora una realtà aziendale, dopo molti anni di attività solo amatoriale.

L’estro e la professionalità dei mastri birrai che lavorano in Emilia-Romagna hanno portato alla creazione di birre superbe, partendo dalle classiche Lager e Pils fino a più complesse IPA, birre di ispirazione belga, smoked e altro.

Alcune realtà nascono con un intento sociale: il birrificio Vecchia Orsa di Crevalcore ( Bo) nasce da Cooperativa Sociale FattoriAbilità Onlus per sviluppare l’inserimento lavorativo di persone con handicap; un progetto ancora in fieri ma di successo, che ha rischiato la battuta d’arresto dopo il terremoto del 2012 quando i locali di produzione si mostrarono inadeguati a lavorare in sicurezza, specialmente con persone affette da disabilità.

Fortunatamente molte persone comuni, sostenitori della Onlus e Associazioni, si unirono per sostenere Vecchia Orsa acquistando le loro birre; grande il supporto della già citata Amarcord che a luglio 2012 prestò i suoi impianti per permettere ai birrai della Onlus di produrre una birra, poi chiamata “ Magnitudo blonde”, che è diventata il simbolo della volontà di non cedere alla calamità.

Alcuni birrifici, come il Cerqua di Bologna, hanno investito i loro sforzi anche nella mescita diretta aprendo un locale: l’occasione per unire le birre lì prodotte a sfiziosi assaggi di bontà della zona, come i taglieri di salumi.

Il Decreto Ministeriale 212/2010 ha riconosciuto la birra come prodotto agricolo a tutti gli effetti, permettendo ai birrifici agricoli la vendita diretta della loro birra, equiparandoli quindi ai contadini che, producendo uva destinata alla produzione vinicola, possono liberamente vendere il loro vino.

Una birra, per essere considerata agricola, deve essere prodotta con almeno il 51% delle materie prime provenienti dall’azienda in cui nasce.

Fra le birre agricole di rilievo in Emilia-Romagna fa piacere citare quella prodotta dal birrificio La Mata di Solarolo chiamata 100% perché tutti gli ingredienti, luppolo compreso, vengono dai campi dell’Azienda romagnola.

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Birrificio La Mata: MyALE

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Birrificio La Mata

di Claudia Martinelli del blog La Mora Romagnola.

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