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I dolci di Trieste mitteleuropea

I dolci di Trieste mitteleuropea

Certe parole hanno un’identità, un suono che ne appiccica il significato ad ogni singola lettera. Inconfondibili, il senso che incarnano arriva direttamente alla nostra coscienza senza passare per la loro forma fisica. Altre parole invece si tratteggiano a fatica. Sono parole misteriose, che fluttuano astratte e anche una volta appurato il significato rimangono in parte imperscrutabili. È di fronte a questo secondo caso che mi sono trovata alle prese col termine “mitteleuropa”. Ogni spiegazione mi lasciava con la stessa sensazione di incompiuto.

L’enciclopedia Treccani a tale interrogativo risponde così: “Mitteleuropa. Termine tedesco (‘Europa di mezzo’ o ‘centro Europa’) usato per evocare l’ambiente e la tradizione culturale dell’Impero asburgico al suo tramonto. Sì, ma che cos’è? Frustrata da questa vaghezza di significati ho iniziato a scavare. Il primo conforto è arrivato dalla definizione “termine tedesco”. Alcuni concetti a volte riescono a esprimersi al meglio assumendo una sola forma. Questa se vogliamo è la chiave di tutto. Una sola parola vuole imprigionare la magia di un’intera piccola città che in sé racchiude gli strascichi di culture, lingue e arti che esplodono fuori da ogni lettera. C’è troppo da raccontare: per capire “mitteleuropa” bisogna prima scoprire la storia di Trieste.

storia di Caldogno

Iniziamo con la  storia di Trieste

Ai tempi dell’impero Romano, alla piccola Trieste non è mai stato concesso il lusso di diventare una delle metropoli, era confinata ad avamposto fortificato per tenere lontani i barbari. Ben più avanti, ghiotta per la sua collocazione geografica è stata l’oggetto della contesa tra Venezia e Austria. Aggiudicatasi quest’ultima la vittoria, pone le basi per fare di Trieste il più importante porto austroungarico e tra i più importanti nel mondo. Tra le già molte contaminazioni non manca l’impronta di un dominio Napoleonico, che seppur breve, aggiunge spezie ad un impasto già ben colorato. Fa il suo debutto novecentesco una città multietnica, unica nella varietà linguistica e culturale, tra italiani, sloveni, tedeschi austriaci, magiari, serbo-croati e greci. Rivendicata dall’Italia al termine della Grande Guerra pochi anni più tardi l’italianizzazione appare forzata e spacca in due il popolo tra squadrismo fascista e terrorismo sloveno. Trieste soffre questo buio storico,  città ebraica di libertà d’iniziativa e vivacità commerciale, è anche l’unica in Italia in cui è allestito un campo di sterminio. Questa divisione, anche se con identità diverse, perpetra anche dopo la fine del secondo conflitto mondiale con un Friuli-Venezia Giulia per metà italiano, ma con amministrazione anglo americana, e per metà jugoslavo, a rivendicazione della liberazione nazista per mano di Tito. Gli anni successivi conducono ad una stabilità che si delinea dopo il disgregamento della Jugoslavia, da quel momento non esistono più i confini italo sloveni.

storia di Trieste

 

Dalla storia di Trieste al significato di mitteleuropa

A questo punto, il significato di mitteleuropa si è guadagnato un pezzetto di senso di secolo in secolo, arrivando a mostrarci il suo tesoro finale. La varietà della sua storia e della sua popolazione fa da incubatrice ad una realtà economica, ma soprattutto artistica, estremamente vivace.

Tra mercanti e marinai, si ricavano lo spazio per poter attingere a questo brio, alcuni dei più grandi scrittori del novecento. Facendo la conta di chi ci è nato, chi ci ha vissuto attratto dalla sua elettricità o chi l’ha fatta sfondo della propria voce, il risultato stupirebbe la maggior parte dei lettori.

Terra di marinai e scrittori

Tra i figli di questa terra enigmatica c’è chi nella propria persona, nel nome e nella scrittura ne incarna le sfumature. Italo Svevo, emblematico nel suo pseudonimo racchiude in sè la “mitteleuropeità”. Aron Hector Schmitz, austriaco italiano, ebreo convertito al cattolicesimo per matrimonio, esprime questo dualismo nel nome che tutti conosciamo e abbiamo imparato ad apprezzare: Italo Svevo. Le sue stesse opere prendono vita attraverso personaggi che non sono altro che la proiezione di tutte le personalità dell’autore. Ogni importante scrittore proietta se stesso nei personaggi a cui da vita. C’è dunque un po’ di Trieste in alcune delle più grandi opere del novecento.

La duplicità consumata nelle righe precedenti corona la sua esistenza in un’amicizia insolita per età, nazionalità, estrazione sociale, scrittura e stile di vita. Eppure tra il giovane dublinese eccentrico e sopra le righe James Joyce e il colto e con i piedi per terra Italo Svevo si crea sin dal primo incontro una chimica intellettuale che sfocerà oltre che in amicizia, in opere per le quali ad oggi il mondo è estremamente grato. Le reciproche vite entrano e scorrono tra le righe dell’altro, ispirando e imprimendosi nella storia sia in prima che in terza persona.

Miscellanea culturale

Passeggiando per i caffè di Trieste possiamo ripercorrere le orme lasciate da Kafka, Saba, Gambini, Ungheretti, arrivando fino a dove oggi, sorgono le statue di Joyce e Svevo, non a caso nello stesso posto in cui per la prima volta si incontrano i personaggi di “Senilità”.

Questo groviglio di storie e persone, culture mischiate, tragici conflitti, cultura e vita pratica.

La convivenza di opposti e contrari, diversi che si mescolano e creano meticci fino a quel momento sconosciuti. Un turbinio intellettuale specchio di un europa che si sfoga in tutte le forme dell’espressione, dalla cucina alla lingua, dalle tradizioni alla scrittura.

I dolci triestini e della tradizione mitteleuropea

Se mai vi capitasse di entrare in una pasticceria o in un caffè di Trieste, avrete la sensazione di fare un salto indietro nel tempo ritrovandovi all’improvviso nel 1800 o giù di lì.

Il sapore nostalgico e retrò della mitteleuropa è pienamente rispecchiato nella pasticceria triestina, dove non solo le torte più classiche e tradizionali rimandano alla cucina d’oltralpe, ma talvolta anche gli stessi arredi delle pasticcerie ricordano quelli più celebri di Vienna o di Budapest. Del resto, le botteghe da caffè che vennero aperte a Trieste nella seconda metà del 1700 erano appunto gestite da austriaci o da ungheresi che ricreavano, nella città sul golfo, ambienti a loro familiari.

Visitare i caffè di Trieste

Entrando al Caffè degli Specchi in Piazza dell’Unità di Italia oppure all’Antico Caffè San Marco in via Cesare Battisti, potrete tranquillamente chiedere, oltre al caffè, una fettina di Sachertorte, “ché noi la femo meio dei vienesi”, come ricorda Mady Fast nel suo libro dedicato ai dolci della tradizione triestina.

Un dolce di indubbia origine ungherese, ma molto apprezzato a Trieste è la torta Rigojanci. Creata alla fine dell’ottocento presso la Pasticceria Gerbeaud di Budapest, su ordinazione del violinista Janci Rigò che la volle dedicare alla milionaria americana Clara Ward, della quale era follemente innamorato (lei era sposata e il loro amore fece scalpore, n.d.r.).

Questa torta, anche in formato mignon (la pastina) la si trova comunemente nelle pasticcerie triestine così come la più celebre Dobostorte, anch’essa creata lungo il Danubio e formata da sei strati di pâte à bisquit, farcita da una crema al cioccolato e infine ricoperta da uno strato di caramello.

Se giri il mondo ritorni qui

Durante una visita a Trieste da parte di Francesco I e dell’imperatrice Carolina (giugno del 1832), una pasticceria del centro città creò un dolce a forma di anello, ripieno di uvetta, pinoli e canditi con la scritta “Se giri il mondo ritorna qui”. Ebbene, questo dolce vinse il “Preis Prinzessin” (premio Principessa) e da allora i triestini lo avrebbero chiamato Presnitz. E’ un dolce molto amato che viene preparato generalmente a Natale o a Pasqua.

Un altro dolce, o meglio dolcetto, legato a Trieste e alla mitteleuropa sono le favette dei morti. Entrate nella lista dei PAT giuliani, sebbene presenti in molte regioni italiane e aventi un’origine antichissima legata appunto alla commemorazione dei defunti, le favette triestine sono interamente a base di farina di mandorle. Si narra che  vennero offerte agli invitati in occasione dell’inaugurazione del Castello di Miramare nel 1860.

Questa è la mitteleuropa. Questa è Trieste.

Fonti:

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