Allergia al latte e ai suoi derivati

Allergia al latte

L’allergia al latte è un’ipersensibilità immunomediata verso le proteine contenute nel latte.

Sempre più spesso si sente parlare di intolleranza al lattosio e relative ricette “senza”; questo perché molte persone non riescono a digerire il latte, o per meglio dire, gli zuccheri del latte.
Per contro poco si sente parlare di un’altra percentuale di persone (il cui numero è in crescita) affetti da allergia al latte e derivati del latte.
Spesso l’intolleranza e l’allergia al latte vengono confuse o non si conosce la differenza tra loro. È necessario fare chiarezza sull’argomento perché le differenze ci sono, sono tante ed importanti.

Il latte

In tutto il mondo gli esseri umani consumano latte animale (mucche, capre, pecore, bufali indiani, cammelli), sia sotto forma liquida (latte puro) che sotto forma di prodotti caseari (burro, formaggi, panna).

Dal punto di vista nutrizionale il latte rappresenta una fonte di nutrienti essenziali necessari per la crescita ossea, importante quindi da assumere durante la crescita e per questo costituisce la base della maggior parte delle tipologie di latte artificiale.

Anche se i paesi occidentali consumano quasi esclusivamente latte vaccino, l’allergia potrebbe manifestarsi anche con il latte di qualsiasi altra specie indicata.

L’ eliminazione del latte di origine animale dalla dieta dei bambini, senza le adeguate sostituzioni, può portare a carenze nutrizionali e malnutrizione. Ecco perché una diagnosi e una cura (dieta) adeguata sono da riservare ad un esperto allergologo.

È intolleranza o allergia?

L’allergia alimentare è un funzionamento anomalo del sistema immunitario che percepisce una sostanza normalmente innocua come una minaccia (un allergene che, in questo caso, è il latte) e attacca le difese immunitarie dell’organismo.

Il risultato sono disturbi respiratori (come asma, apnee notturne e riniti allergiche), reazioni cutanee (come eczema e dermatiti atopiche), disturbi gastrointestinali e sistematici (come un rallentamento nella crescita nei bambini).

Le reazioni allergiche sono dovute a meccanismi immunologici che non dipendono dalla dose di alimento assunta e, dunque, diventa pericoloso anche un assaggio modesto del cibo incriminato.
Essendo il latte un panallergene, le sue proteine danno origine sia a reazioni crociate, sia a fenomeni di infiammazione da cibo.

L’intolleranza alimentare si manifesta quando il corpo non riesce a digerire correttamente un alimento o un componente alimentare; può provocare sintomi simili a quelli di un’allergia, ma la reazione non coinvolge nello stesso modo il sistema immunitario.

Mentre i soggetti realmente allergici devono eliminare del tutto l’alimento incriminato, le persone intolleranti possono sopportare spesso piccole quantità dell’alimento o del componente in questione. È opportuno quindi rivolgersi sempre ad un medico specialista prima di giungere ad un’autodiagnosi e conclusioni sbagliate.

La diagnosi

Come abbiamo visto sopra, anche se i sintomi possono in alcuni casi esser simili e facilmente trattabili, in altri casi i rischi sono davvero molto elevati, pertanto è opportuno rivolgersi sempre ad un medico specialista.

Che si tratti di allergia o di intolleranza verrà diagnosticato tramite specifici test dallo specialista allergologo, lo stesso che preparerà una dieta equilibrata in base alle diagnosi dei Prick Test prima e dei Rast Test poi (ovvero le analisi del sangue delle igE specifiche, più indicati nel caso di soggetti molto piccoli di età).

Allergia al latte: chi colpisce e le reazioni allergiche

L’allergia al latte inizia ad esprimersi fin dai primi mesi di vita del neonato, sotto forma di dermatite, trasformandosi poi in disturbo delle vie respiratorie con la crescita. Non sono da escludersi i casi in cui i sintomi si manifestano contemporaneamente. È proprio in età infantile che insorgono le prime allergie a uno o più cibi; crescendo diventano meno importanti fino a scomparire del tutto. Nella maggior parte dei casi però, il soggetto allergico sviluppo un’allergia agli inalanti.

Le statistiche mediche parlano di una percentuale che varia dal 2 al 7% dei bambini affetti da allergia al latte che può in taluni casi persistere anche nell’adulto o, a volte, comparire “ex-novo” in quest’ultimo (anche se la percentuale di adulti affetti da allergia al latte è compresa tra lo 0,4 e 0,6%).

Allergia al latte chi colpisce

La maggior parte delle reazioni allergiche al latte vaccino varia da lieve a moderata, ma in una percentuale bassa di individui allergici può verificarsi anche l’anafilassi, causare shock anafilattico, fino ad arrivare alla morte. Infatti, il latte vaccino rappresenta uno degli alimenti più comuni in grado di causare shock anafilattico.

Anche se la percentuale dei soggetti allergici al latte è maggiore nei bambini, questi hanno la maggior possibilità di guarire da questo tipo di allergia, eliminando per diverso tempo l’allergene dalla loro dieta. Circa l’80% dei bambini infatti supera l’allergia al latte prima dei 16 anni di età. Il pediatra, affiancato da un esperto allergologo, valuteranno insieme per quanto tempo dovrà durare l’eliminazione dell’allergene dalla dieta e ne stabiliranno la corretta reintegrazione nonché la periodicità nel ripetere gli esami diagnostici.

L’errata regola de “un assaggio non fa male!”

Capita spesso di imbattersi in frasi tipo “Solo un assaggio che cosa vuoi che sia!” oppure “Ma ce n’è così poco…” o, ancora, “Ma per una volta che succederà mai!”. Tutte frasi che ci portano a capire quanta disinformazione ci sia su questo argomento. Nulla è più errato delle suddette affermazioni!

Non è vero che “un assaggio non fa male” anzi: le conseguenze potrebbero essere molte e anche molto pericolose, soprattutto se si tiene in considerazione che la conseguenza dall’ingestione dell’alimento allergene non avviene quasi mai nell’immediato (salvo casi di grave forma di allergia che può provocare anche lo shock anafilattico) ma può manifestarsi a distanza di ore o giorni.

Spesso il lattosio viene aggiunto come addensante e per insaporire molti prodotti insospettabili, come i salumi, alcune zuppe, salse o prodotti da forno.
Le proteine del latte poi si trovano non soltanto nel latte e nei latticini (come è naturale che sia), ma in molte altre forme di proteine in polvere aggiunte a tanti alimenti insospettabili.
Esse infatti vengono aggiunte come additivo in molte minestre, sughi pronti, bibite, barrette energetiche, carni processate, salse dolci e salate.
Per questo motivo è sempre importante leggere le etichette dei prodotti che si acquistano, anche e soprattutto in caso di allergia alla caseina!

Gli alimenti da scegliere: senza lattosio o senza proteine del latte?

Senza lattosio non vuol dire senza proteine del latte (salvo specifica indicazione)!
Non mi stancherò mai di sottolineare che lattosio e proteine del latte non sono la stessa cosa. Di conseguenza, alcuni alimenti possono essere senza lattosio ma non senza proteine del latte.

Proteine del latte

Una distinzione non da poco per chi è allergico al latte e suoi derivati. Infatti:

  • il lattosio è un tipo di zucchero (come il fruttosio o il saccarosio): quando l’organismo non riesce a digerire il lattosio, si parla di intolleranza
  • le proteine del latte sono molte e varie, ma la principale è la caseina (che costituisce l’80% del totale). Per la caseina, si parla di allergia. In caso di allergia alimentare, si parla di un funzionamento anomalo del sistema immunitario

Di conseguenza, chi è intollerante al lattosio può consumare prodotti con caseina (con attenzione), ma mai il contrario! Chi è allergico alla caseina deve sempre evitare cibi contenenti lattosio, poiché anche se all’alimento viene tolto il lattosio, la caseina resta.
Non è possibile eliminare la caseina in un alimento a base di latte vaccino! L’unica soluzione è sostituire l’alimento con una variante a base vegetale; ad eccezione per Parmigiano Reggiano stagionato oltre 30 mesi.

Le eccezioni

Abbiamo detto che la caseina è la principale fonte proteica del latte, presente sia nel latte di mucca, sia in quello di capra o di pecora.
Alcuni studi riguardanti la struttura delle caseine (proteine del latte) hanno evidenziato che ci sono delle differenze tra le caseine vaccine e quelle caprine, e sembrerebbe che quest’ultime non inducano fenomeni infiammatori come quelle vaccine.
Ciò nonostante, l’introduzione nella dieta del latte di capra deve essere sempre valutata dallo specialista allergologo.
Infatti, alcune persone allergiche al latte vaccino possono manifestare sintomi anche mangiando altri alimenti apparentemente non correlati (nel mio caso, nella dieta di mio figlio era da evitare assolutamente il consumo di carne di pollo con la mela durante lo stesso pasto).
Questo fenomeno è conosciuto come “cross-reattività” e si verifica quando il sistema immunitario identifica in sostanze diverse le proteine o le loro componenti come strutturalmente simili o biologicamente correlate.
Tra i casi più comuni di cross-reattività c’è proprio il latte di altri mammiferi (capra e pecora), la carne di manzo (cruda soprattutto) e l’accoppiata pollo-mela (nello stesso pasto).

Il Parmigiano Reggiano

In molte diete però, si trova il consumo di Parmigiano Reggiano purché con stagionatura oltre i 30 mesi e in quantità moderata.

Parmigiano Reggiano

Alcuni studi medici recenti hanno dimostrato che i soggetti allergici alla caseina sono asintomatici all’assunzione di Parmigiano Reggiano, purché sia  a lunga stagionatura.
Questo grazie alla “proteolisi”, un fenomeno naturale in base al quale gli enzimi proteolitici presenti nel latte e nel siero innesto “predigeriscono” la caseina. La proteina viene trasformata più volte, fino a ridursi in aminoacidi liberi, più facili da assorbire per il nostro organismo.
Quindi, più la stagionatura del Parmigiano è lunga e meno sono i rischi che corre chi è allergico alle proteine del latte. Gli specialisti consigliano dunque di consumare un Parmigiano Reggiano stravecchio, stagionato 30 mesi o più. (Fonte: Magnaparma). Anche in questo caso però, sarà sempre l’esperto allergologo che dovrà introdurre e indicare la quantità (e modalità) del consumo di Parmigiano Reggiano nella dieta del soggetto allergico.
Pertanto, le suddette informazioni NON sono da intendere come sostitute al parere di alcun medico o professionista della salute.
Prima di iniziare qualsiasi dieta alimentare, è INDISPENSABILE rivolgersi al proprio medico di fiducia e/o specialista allergologo.

L’allergia al latte e ai suoi derivati è un argomento molto vasto; troverete ulteriori approfondimenti nei miei prossimi articoli.

Disclaimer

Ricordo che la scelta e la prescrizione di una giusta terapia, come una terapia dimagrante o una dieta anallergica, spettano esclusivamente al medico curante e/o ad un medico specialista, che sono gli unici in grado di valutare anche eventuali rischi collaterali (quali intossicazioni, intolleranze, allergie alimentari). Tutte le notizie, preparazioni, ricette e suggerimenti contenuti in questi miei articoli hanno carattere puramente informativo, non avendo io le qualifiche per fare delle valutazioni personali e/o individuali. Tutte le informazioni condivise in questi miei articoli relativi a determinate esigenze alimentari, sono frutto di uno studio personale effettuato per esigenze personali e/o semplice approfondimento personale sull’argomento stesso.

Un commento

  1. Mia nipote ha 3 anni ed è celiaca adesso si scoperto che intolleranze alle proteine dell’ latte cosa bisogna fare ci dicono che può scomparire nel giro 3 4 mesi e possibile la ringrazio se mi risponde

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