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Pubblicazione: 21/10/2014
“L’etica che non c’è” era il titolo della prima articolata risposta a chi aveva accolto la nascita dell’AIFB con scetticismo, ilarità e nefasti presagi: erano i tempi dell’entusiasmo e della pazienza e per questo avevamo dato ascolto a tutte le critiche, cercando di chiarire dubbi, domande e perplessità, dalle più legittime alle più banali.
Oggi, a poche settimane dal nostro primo raduno, torniamo in argomento: l’entusiasmo, se possibile, è ancora maggiore, alimentato da un numero di soci sempre in aumento e da una credibilità con l’esterno attestata dal livello della nostra attività, che ci ha visti al fianco di interlocutori di assoluto rispetto (Associazione Nazionale Città dell’Olio, Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II, La Stampa Academy, Tipici dei Parchi, ISPO, I Primi d’Italia, Vinitaly, Garofalo, EXPO2015, Cronache di gusto, Granarolo, Venchi ecc…), con i quali si sono instaurati rapporti di reciproca stima. Facciamo dunque il punto su alcuni aspetti che a qualcuno sembrano ancora poco chiari.
Cos’è l’AIFB?
E’ un’associazione cui i food blogger interessati possono liberamente scegliere di appartenere. Basta leggere lo statuto, riconoscersi in quei principi e impegnarsi nel dare il proprio contributo alla valorizzazione delle eccellenze enogastronomiche del nostro paese e alla diffusione della buona cultura culinaria.
Tutti i food blogger sono ammessi?
Non tutti. Ci siamo, infatti, trovati a dover dire alcuni “no“. Quando un food blogger chiede di associarsi, il suo blog viene valutato dal consiglio e se emergono contenuti palesemente in contrasto con i principi statutari, si respinge la richiesta.
L’AIFB è una sorta di sindacato o si ripromette di rappresentare la categoria?
No: non siamo un sindacato né pretendiamo di rappresentare tutti i food blogger. Siamo un gruppo di persone animate dagli stessi intenti: crediamo che il food blogger debba crescere, anche dal punto di vista della “credibilità” e dell’identità del proprio ruolo, e fare la sua parte nel contribuire alla valorizzazione della cultura del buon cibo. Nessuno è obbligato a fare questo cammino con noi. Crediamo però che insieme, e forti di un’interfaccia istituzionale, si possa fare molto di più che non come singoli individui.
Perché nella pagina “chi siamo” sono riportati i profili dei soci fondatori?
Perché all’inizio l’associazione era composta solo dai soci fondatori, che hanno avviato il progetto investendo tempo, denaro e impegno in prima persona. Soprattutto, i soci fondatori sono responsabili civilmente per il proprio ruolo, pertanto devono essere rintracciabili e identificabili. I siti di moltissime associazioni sono strutturati in questo modo.
Si può essere espulsi dall’associazione?
Sì. In tutti i casi in cui un socio tenga una condotta ritenuta lesiva dell’immagine dell’associazione, lo statuto prevede l’esclusione.
Ma chi ci guadagna qualcosa?
Dal punto di vista economico, nessuno. Dal punto di vista culturale, tutti.
In conclusione, ci proponiamo di creare occasioni di formazione che vanno intese solo nei termini di un investimento: nelle nostre risorse, nella nostra passione, in un futuro che è tutto da costruire ma che per noi, oggi, ha una direzione chiara e sempre più condivisa. Tutto ciò è reso possibile grazie all’impegno, concreto e reale, che tutti gli associati stanno dimostrando in questi pochi mesi di vita, e grazie ad un’Associazione che non c’era e che oggi c’è, più consapevole e più determinata che mai.
Il Consiglio AIFB
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