I Pani di San Biagio

Pubblicazione: 3 Febbraio 2016

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Giornata Nazionale dei pani di San Biagio

Ambasciatrice Ilaria Talimani per il Calendario Del Cibo Italiano – Italian Food Calendar

Il giorno 3 febbraio la chiesa celebra San Biagio. Venerato come santo sia dalla Chiesa cattolica che dalla Chiesa ortodossa, il suo culto è largamente diffuso e documentato fin dai primi secoli; si trova fra i Santi Ausiliatori, il che significa che è stato tra i santi più venerati e popolari per ben oltre un millennio.

San Biagio è una figura misteriosa in quanto si trova per così dire in bilico tra storia e leggenda.

Biagio era un medico di origine armena che visse nel IV secolo,divenne vescovo della città di Sebaste (l’attuale Sivas in Turchia orientale) quando nell’Impero Romano venne concessa la libertà di culto ai cristiani secondo l’editto di Milano del 313. Tuttavia fu vittima della lotta di potere fra i due imperatori-cognati Licinio e Costantino I. Biagio venne catturato, torturato e infine, poiché si rifiutava di abiurare la sua fede, decapitato il 3 febbraio del 316.

Dopo essere stato arrestato, durante il trasporto verso il tribunale si compirono alcuni dei miracoli a lui accreditati e più conosciuti. Il salvataggio di un fanciullo che rischiava di soffocare a causa di una lisca di pesce: il santo gli fece ingoiare della mollica di pane, che prima aveva benedetto ed il giovane si salvò.
Una vedova a cui un lupo aveva rubato l’unico maiale che avesse per sfamare i proprio figli, gli si rivolse pregandolo, ed egli fece in modo che il lupo ammansito riconsegnasse il maiale. La donna fu talmente felice che, saputo dell’incarcerazione del vescovo, gli portò parte del maiale cucinato insieme a del pane. Il santo accettò il dono e le disse di offrire ogni anno in una chiesa edificata a suo nome un pane e una candela e che ne avrebbe avuto salute.

ll processo continuò e Biagio resistette impavido nella sua fede, per cui fu condannato ad essere annegato in uno stagno. Ma lui, camminando sulle acque, tornò alla riva dove subì il martirio per decapitazione.

La leggenda dice che il Santo fu torturato con pettini di ferro che sono entrati a far parte dell’iconografia classica, che lo vede vestito con i paramenti da vescovo, il pettine in una mano oppure le due candele incrociate.

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Poiché molti dei miracoli del santo sono legati al cibo, nei paesi dove la tradizione è più radicata la giornata del 3 febbraio viene celebrata con la preparazione di pani particolari: la Cannarozza, pane che nella forma ricorda la trachea, e i Cudduri, pani dolci a forma di ciambella con nocciole, mandorle e miele (Comiso e Caronia in Sicilia), le Pandiçe, due o tre pagnottine unite insieme al cui centro viene incisa una chiave e i Kolači, dolci ripieni di mosto cotto, marmellata di uva, noci e mandorle, miele, cannella e scorza di arancia (Acquaviva Vallecroce, Molise). Oltre ai pani, in particolare in Abruzzo, si preparano i taralli salati e dolci e le ciambelle. A Cavriana (Mantova) si prepara invece la torta di San Biagio, un dolce a base di pasta frolla con ripieno di mandorle e cioccolato e infine la Polpetta di San Biagio, una polpetta a base di carne di maiale la cui ricetta è assolutamente segreta, a Lanzara (Campania) dove per tener viva la tradizione viene organizzata tutti gli anni la Sagra della Polpetta.

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Cannarozza

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Polpetta di San Biagio

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Torta di San Biagio

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Tra queste tradizionali preparazioni e celebrazioni una menzione particolare meritano senza dubbio le Panicelle di Taranta Peligna, pani a forma di mano del benedicente, che vengono preparate con la partecipazione di tutto il popolo, stampate con uno timbro speciale che porta l’effige del Santo, vengono benedette e distribuite. I Cavadduzzi e Cuddureddi di Salemi legati al miracolo della liberazione dall’invasione di cavallette avvenuto nel 1542. A questi pani si da la forma di coroncine, cavallette o cavallucci marini e tanta è l’abilità nel plasmarli che ne è nata una vera e propria forma di arte.

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Cuccureddi e Cavadduzzi

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Panicelle

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Un caso a parte è quello del Panettone di Milano dove il culto di San Biagio è molto vivo, ed è tradizione la mattina del 3 febbraio mangiare, insieme alla famiglia, a colazione una fetta di panettone natalizio, appositamente conservata, come gesto propiziatorio contro i mali della gola e raffreddori, secondo il detto milanese “San Bias el benediss la gola el nas”. Questa usanza ha origine da un altro dei miracoli attribuiti al Santo. Prima di Natale una donna si era recata in chiesa per far benedire il panettone che aveva preparato per la propria famiglia, il frate, Desiderio, in quel momento era molto impegnato e pregò la donna di lasciare il panettone che lo avrebbe benedetto successivamente. Sia la donna che il frate se ne dimenticarono. Un bel giorno Desiderio passando vide il panettone e pensando che ormai la donna non sarebbe più tornata lo mangiò. Ma, inaspettatamente, la donna tornò e mentre Desiderio si preparava a raccontarle l’accaduto, dove era stato lasciato il panettone ne ritrovarono uno ancora più grande. Era il 3 febbraio e quindi sicuramente il miracolo era stato compiuto da San Biagio. Oggi non si va più in chiesa a benedire il panettone ma in questo giorno i negozianti vendono a prezzi scontati i cosiddetti panettoni di san Biagio, gli ultimi rimasti dal periodo natalizio.

Ho scelto di eseguire la ricetta dei taralli, nel mio caso salati, trovo che il rito di prepararli, portarli a benedire e poi regalarli ad amici e parenti che, dopo averli baciati, debbano mangiarli per ingraziarsi la protezione dai mali della gola, sia molto suggestivo e coinvolgente.

Ricetta: Taralli di San Biagio (tratta da qui)

500 g di farina di tipo 2
100 ml di olio di oliva
150 ml di vino bianco
semi di anice (o di finocchietto) qb
15 g di sale
½ cucchiaino di bicarbonato
Preparazione
Emulsionare i liquidi e aggiungere farina, bicarbonato, sale, e i semi di anice. Impastare.
Lasciare l’impasto a riposare per circa 1h.

Mettere a l’acqua bollire e nel frattempo dividere il panetto in 8 spicchi e lavorare ognuno nel senso della lunghezza per ricavarne 8 anelli. Immergerli nell’acqua e prelevarli non appena risaliranno in superficie. Scolare gli anelli e lasciarli ad asciugare su un canovaccio pulito.

Per attenersi alla vera preparazione dei taralli, quest’ultimi andrebbero fatti riposare almeno 5 ore o ancor meglio una notte intera. Ma volendo potete comunque omettere questo passaggio e infornare direttamente a 160° per circa 30 minuti per lato, o comunque fino a doratura.

Pani San Biagio

Fonti
Legenda Aurea – Jacopo da Varazze
Famiglia Cristiana
I Santi nella storia – La grande biblioteca cristiana
Il Santo del giorno
Santi, beati e testimoni – Enciclopedia
Wikipedia
Https://milano.corriere.it/arte_e_cultura
https://chebolleinpentola.blogspot.com
www.maratea.info
www.comune.tarantapeligna.ch.it
www.youtube.com/watch?v=3HWDBL1a5JI (panicelle di San Biagio)
www.comune.acquavivacollecroce.cb.it
www.comune.cavriana.mm.it
https://sanbiagiolanzata.wordpress.com
www.museodelpaneritualesalemi.jimdo.com
www.tastefromabruzzo.com/tag/san-biagio/
Riferimenti per le foto:
CANNAROZZA (tratta da www.angiecafiero.it)
CUDDURI (www.unitreaugusta.it)
TORTA DI SAN BIAGIO (www.argalombardia.eu)
POLPETTE DI SAN BIAGIO (blog.gustacilento.it)
PANICELLE – timbro e foto – (www.comune.tarantapeligna.ch.it)
CAVADDUZZI (digilander.libero.it)

Partecipano come contributors:
Erica Repaci, I dolci tradizionali di San Biagio
Ilaria Talimani: i pani di San Biagio

16 commenti

  1. Bellissima storia, anzi storie, visto che in tutta Italia ce ne sono diverse interpretazioni, e bellissime ricette. Anche oggi grazie al calendario del cibo ho avuto modo di conoscere tradizioni a me ignote della nostra meravigliosa nazione. Bravissima Ilaria.

  2. Un bellissimo articolo. Complimenti. Alcuni di questi pani non li conoscevo per niente. Nella mia tradizione, San Biagio porta con se quel panettone avanzato appositamente da Natale 🙂 Grazie per tutte queste interessanti nozioni.
    Buon San Biagio a tutti
    Tiziana

  3. Ilaria, ma che post meraviglioso! Non conoscevo i pani di S. Biagio (più leggo i vostri post e più mi rendo conto che non conosco niente!!) e la trovo una bellissima tradizione. Complimenti per la documentazione (e la bibliografia) e i tuoi taralli sono superappetitosi, da mordere il video. Bravissima!

    1. Grazie davvero per i bellissimi complimenti. Sono molto contenta che il mio lavoro sia stato apprezzato essendo un po’ particolare e diverso dall’articolo su un ingrediente 🙂 i taralli sono venuti molto buoni, croccanti fuori ma morbidì dentro e la farina 2 gli dà quella marcia in più.

  4. Cara Ilaria, confesso la mia totale ignoranza su questo argomento ed ho letto con gratitudine il tuo bellissimo articolo, dove capisco come il nostro paese possa ancora una volta essere foriero di usi e ricette meravigliose. Grazie per questo splendido excursus e per la ricetta che farò sicuramente molto presto. Un abbraccio, Pat

    1. Cara Patty, sono io che ringrazio te per i complimenti e sarò molto contenta se proverai la ricetta. L’utilizzo della farina di tipo 2 e dei semi di anice (o finocchio) rende il gusto dei taralli molto diverso dal classico. Fammi sapere. Un abbraccio

  5. Complimenti per l’articolo! Non conoscevo tutte queste meravigliose ricette legate alla tradizione di San Biagio e neanche lega storia di questo Santo!!!! Grazie….ogni giorno lefaeggo con piacere questi articoli e mi rendo conto di avere tanto da imparare! !!!

    1. Ti ringrazio per i complimenti. Anche io non conosceva tutta la storia. E’ stato un piacere scoprirla e raccontarla 🙂

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