A tavola con Casanova. Piatti e vini di un ghiottone veneto

sfondo con libri aperti, in evidenza la copertina del libro "A tavola con Casanova. Piatti e vini di un ghiottone veneto"

“A tavola con Casanova. Piatti e vini di un ghiottone veneto” è l’ultima fatica editoriale di Anna Maria Pellegrino e Giampiero Rorato. Edito da De Bastiani Editore, è molto più di un libro di cucina storica.

Nelle sue pagine gastronomia, cultura e fatti storici si uniscono e dipingono  un affresco della società veneziana del Settecento, così com’è stata vissuta e arricchita da Giacomo Casanova.

Sul celebre libertino “esistono centinaia di libri ne raccontano la vita e i rapporti personali e sociali, anche i più intimi e i più scabrosi, mentre il suo rapporto con la cucina e i vini è passato quasi sempre in secondo piano.”

Ecco allora che i due autori, attraverso lo studio di numerosi documenti storici e opere teatrali e letterarie, hanno ricostruito il lato meno conosciuto di Casanova: quello di “personaggio internazionale di grande, vasta e raffinata cultura“.

Una cultura costruita sui libri e forgiata sul campo, durante i suoi viaggi per l’Europa e lungo lo stivale. Esperienze che gli hanno permesso di conoscere piatti, prodotti e ingredienti provenienti da tutto il mondo.

Il libro ci rivela, inoltre un dato sorprendente che testimonia l’importanza del cibo nella vita di Casanova: “Le donne nominate nell’Histoire de ma vie sono centosedici, i piatti centoventi“. Questa statistica, apparentemente ironica, nasconde una verità profonda: per Casanova il cibo era tanto importante quanto l’amore, entrambi espressioni di una filosofia di vita votata al piacere e alla bellezza.

La centralità del cibo nell’ “Histoire de ma vie”

Giacomo Casanova, nasce a Venezia il 2 aprile 1725 e inizia a viaggiare per l’Italia e per l’Europa nel 1741. Scopre così nuovi cibi, abbinamenti gastronomici e abitudini alimentari. Nell’Histoire de ma vie Casanova indica anche l’esatta provenienza geografica di prodotti d’eccellenza, come il celebre formaggio “che tutta l’Europa ingrata chiama parmigiano. Esso non è di Parma, è di Lodi.”

Proprio la prima parte del libro è dedicata al racconto della vita del Casanova attraverso gli ingredienti e le ricette, spesso provenienti da altre nazioni, che hanno caratterizzato la cucina veneziana del Settecento: i maccheroni, le ostriche, le minestre, il tartufo.

Ampio spazio è dedicato anche alla cultura enologica di Casanova, dimostrando come il veneziano fosse anche un raffinato intenditore di vini.

Un confronto tra la cucina dei nobili e quella del popolo infine, mette in luce il dualismo tra tradizione e innovazione che caratterizzava la cucina dell’epoca. Da un lato persistevano le antiche usanze alimentari del popolo, dall’altro l’aristocrazia abbracciava sempre più le mode gastronomiche francesi.

Le ricette: tradizione e innovazione

La sezione dedicata alle ricette rappresenta uno dei punti di forza del volume. Gli autori non si limitano a proporre ricette storiche, ma offrono anche interpretazioni moderne che rispettano lo spirito dell’epoca. Le “Sarde in saor“, per esempio, vengono presentate non solo come piatto tradizionale, ma come testimonianza della capacità veneziana di conservare il pesce in un’epoca in cui il frigorifero non esisteva: utilizzando l’acidità dell’aceto e le proprietà antibatteriche della cipolla.

Il “Baccalà mantecato” viene raccontato attraverso la storia di Pietro Querini, il cui naufragio del 1431 portò alla scoperta dello stoccafisso norvegese. Gli autori sottolineano come questo piatto sia diventato “un vero e proprio piatto nazionale” della Serenissima, tanto che ancora oggi “la Confraternita del Baccalà Mantecato assegna il titolo di Ristorante Raccomandato a tutti i ristoranti che ne rispettano la tradizionale preparazione”.

Le contaminazioni culturali nella cucina veneziana

Uno degli aspetti più innovativi del libro è l’analisi delle contaminazioni culturali che hanno arricchito la cucina veneziana. Gli autori dedicano ampio spazio alla cucina ebraica del Ghetto, dimostrando come “molti piatti che a Venezia nel corso del tempo hanno caratterizzato questa golosa contaminazione” rendano impossibile distinguere dove finisca la cucina veneziana e dove inizi quella ebraica.

La sezione sulla cucina armena rappresenta un’ulteriore testimonianza della capacità veneziana di accogliere e integrare influenze diverse. Come scrivono gli autori “L’Armenia è sempre stata un ponte tra l’oriente e l’occidente“, e Venezia fu il luogo privilegiato di questo incontro culturale e gastronomico.

Un approccio innovativo alla storia culinaria

“A tavola con Casanova” è un’opera che riesce nell’intento ambizioso di coniugare rigore storico e piacere della lettura.

Gli autori hanno saputo creare un testo che è al tempo stesso un documento storico, un ricettario praticabile e un’opera di divulgazione culturale di alto livello.

Il libro dimostra come la gastronomia possa essere una chiave di lettura privilegiata per comprendere non solo le abitudini alimentari di un’epoca, ma la sua mentalità, i suoi valori, le sue contraddizioni.

La figura di Casanova emerge come quella di un vero precursore del turismo enogastronomico moderno, un uomo che ha saputo fare del cibo e del vino non solo nutrimento per il corpo, ma alimento per l’anima e strumento di conoscenza del mondo.

Quest’opera rappresenta un contributo fondamentale non solo alla storia della gastronomia veneziana, ma alla comprensione più ampia di come il cibo possa diventare veicolo di cultura, memoria e identità.

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