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Il nucato, a tavola con Dante

Il nucato, a tavola con Dante

Nel 2021 ricordiamo la morte di Dante Alighieri, avvenuta a Ravenna, suo luogo d’esilio, nella notte tra il 13 e il 14 settembre del 1321.

Dante era stato bandito da Firenze per motivi politici in quanto militante nella fazione dei Guelfi Bianchi.

Quando nel 1301 i Neri presero il potere, gli esponenti dell’altra fazione furono condannati in contumacia, tra cui lo stesso Dante che mai più torno a Firenze.

Attraverso l’esperienza dell’esilio, il poeta riflette sulla condizione dell’umanità: gli uomini sono dannati a essere lontani da Dio dopo la cacciata dal Paradiso Terrestre di Adamo ed Eva.

Nella Divina Commedia Dante intraprenderà allegoricamente un lungo cammino, che durerà sette giorni e inizierà nell’anno 1300: per trovare la “diritta via” attraverserà i tre regni ultraterreni fino alla visione del Sommo Fattore.

Il 1300 viene scelto non a caso dal letterato, in quanto corrisponde al primo Giubileo indetto da papa Bonifacio VIII.

Inoltre gli studiosi ipotizzano che il 25 marzo coincida con la data d’inizio del viaggio della Divina Commedia: è il Dantedì, Giornata nazionale dedicata a Dante Alighieri.

Per celebrare il grande poeta si organizzano in tutta Italia diverse iniziative, eventi culturali e flash mob.

L’Associazione Italiana Food Blogger dedica una tappa di Heritage attraverso una raccolta di ricette medievali italiane.

Grazie alla collaborazione tra AIFB e la BUB – Biblioteca Universitaria di Bologna ho avuto la possibilità di esplorare il Libro della Cocina, un manoscritto membranaceo di 183 ricette scritte in volgare conosciuta anche come “Anonimo Toscano” del Trecento.

Tra esse è presente il Nucato, ovvero Mele bollito co le noci, una preparazione a base di miele, frutta secca (noci, mandorle o nocciole) e spezie (zenzero, cannella, pepe e chiodi di garofano).

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Per gentile concessione della BUB – Biblioteca Universitaria di Bologna. BUB, Ms.158, c.101r

Nell’antichità il miele era poco utilizzato come dolcificante e/o condimento e lo zucchero era un prodotto molto costoso, nonostante in Italia fosse stato introdotto dagli Arabi, grazie alla coltivazione di canna da zucchero in Sicilia.

Dante nel XVIII canto del Purgatorio, nella similitudine dei versi 58-59, fa riferimento al miele come prodotto naturale dell’ape (che sono in voi, sì come studio in ape/di far lo mele), o ancora nel canto XXII, versi 151-152, dice a proposito di Giovanni il Battista: mele e locuste furon le vivande/che nodriro il Batista nel diserto, facendo riferimento al procacciarsi di insetti e miele selvatico dell’asceta.

Per addolcire le pietanze, di conseguenza, venivano utilizzati soprattutto vini dolci, mosti, la frutta secca, i datteri, i fichi, le prugne oppure le mele.

Nucato, a tavola con Dante 1

LA RICETTA DEL NUCATO

Il Nucato era presente nei banchetti medievali delle classi sociali più ricche e veniva offerto sia prima che dopo il pranzo.

La sua preparazione ricorda gli attuali croccantini a base di frutta secca, ma presenta il pungente gusto di spezie.

Ingredienti

Miele Millefiori 250 g

Frutta secca (mandorle, noci o nocciole) 250 g

Mezzo cucchiaino di spezie (cannella, zenzero, pepe nero, chiodi di garofano)

Procedimento

Macinare grossolanamente la frutta secca.

Far bollire il miele in una pentola antiaderente e schiumarlo.

Aggiungere la frutta e metà delle spezie, rimestando per 30 minuti.

A fine cottura versare l’altra metà delle spezie.

Stendere il composto su una superficie oleosa o su carta forno e far raffreddare.

LE RICETTE MEDIEVALI ITALIANE, DANTE IN CUCINA

Il Dantedì oltre a farci ricordare l’illustre figura di Dante Alighieri, ci offre l’opportunità di apprezzare l’età in cui egli è vissuto e, soprattutto, di scoprire le peculiarità della cucina medievale.

Il Medioevo è un’epoca lunghissima che ripercorre oltre mille anni, dalla caduta dell’Impero romano d’Occidente fino alla scoperta dell’America.

Inizialmente la cucina è particolarmente legata alla tradizione romana, ma in seguito, la conquista della Sicilia ad opera degli Arabi portò a delle importanti innovazioni culinarie.

Vennero, infatti, introdotti nuovi alimenti come lo zucchero, le albicocche, i gelsi, i carciofi, le melanzane, il riso, le mandorle.

Pane e zuppe erano la base dell’alimentazione grazie alla buona disponibilità di cereali. Il grano e il farro erano alimenti più nobili, mentre era più diffuso l’uso di segale, miglio e avena tra i ceti sociali più poveri.

Quest’ultimi non potendo permettersi carne e formaggi, usavano per le loro pietanze verdura e legumi.

I nobili, inoltre, praticando la caccia, potevano usufruire della selvaggina.

Si faceva un grande uso di erbe aromatiche e spezie; quest’ultime, provenienti dall’Oriente e molto costose, erano presenti nei banchetti più sontuosi.

Le ricette dolci prevedevano frutta fresca, cotta e condita con il miele, simile alla confettura, mentre, la frutta secca era molto presente nelle dispense medievali in quanto più facile da conservare.

Secondo la leggenda, per il nostro Dante però il miglior alimento del Medioevo era l’uovo.

Si racconta che un giorno egli incontrò in piazza, mentre era seduto su di un sasso alla base di un pilastro, uno sconosciuto che gli domandò: «Qual è il cibo più buono del mondo?». «L’uovo», rispose il poeta. Un anno dopo, s’incontrarono di nuovo casualmente nello stesso luogo, e lo sconosciuto chiese ancora: «Con che?». «Col sale», fu la risposta di Dante, famoso per la sua memoria.

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