Le tendenze di Natale 2024: storia, stili, frivolezze

Tendenze di Natale 2024

Se anche quest’anno vuoi conoscere le tendenze del Natale – quali colori usare, cosa cucinare e come mettere tavola – ti propongo, per una volta, di partire dall’inizio e di fare un breve viaggio nel significato profondo del Natale.

Dopo aver fatto memoria del perché buona parte del mondo festeggia il 25 dicembre, con il senso del Natale in tasca, spero sarai più consapevole e meno agitato al pensiero delle commissioni, degli invitati e del menù.

Infatti la cosa importante da fare, quella che veramente non dovrebbe mancare, è solamente una: preparare il cuore perché sia caldo, luminoso e accogliente. I festeggiamenti dopo saranno ancora più belli.

In questo articolo quindi parleremo di storia, di sostanza e di frivolezze, perché sono indispensabili per scoprire tutto, ma proprio tutto sul Natale.

Storia del Natale e la sua evoluzione

Per festeggiare Natale non bastano regali ben impacchettati, musica e manicaretti: c’è molto di più. Questo discorso – lo so – lo abbiamo ascoltato tutti a catechismo e sembra una piccola, inutile predica.
Quindi cominciamo dal principio.

Al tempo dei Romani esisteva una festa nota come i Saturnali, che cadeva in occasione del solstizio d’inverno. Il solstizio si festeggia perché a partire da quel giorno il freddo e il buio vanno diminuendo e lasciano spazio alla luce. Già a partire dal III secolo d.C., inoltre, aveva preso molto piede il culto del Sole Invitto, la cui festa principale ricorreva anch’essa, per ovvie ragioni, nei giorni del solstizio. Fu probabilmente per questo che anche il Natale cristiano finì per essere fissato al 25 dicembre. Le prime tracce risalgono al secondo quarto del IV secolo d.C.

Del resto quasi tutti i popoli e le culture, soprattutto quelle nordiche (dove il freddo è intenso e l’inverno è lungo), festeggiavano il solstizio d’inverno. I popoli celtici festeggiavano per due giorni, accendendo candele e appendendo alle case rami di vischio e di agrifoglio, mentre quelli germanici avevano i pranzi e i banchetti della festa dello Yule. L’associazione tra queste celebrazioni tradizionali antiche e il Natale cristiano fu molto favorita dalla Chiesa dei primi secoli, e quest’ultimo divenne gradualmente una festa molto sentita in tutta Europa.

Fu soprattutto la Germania a sovrapporre la spiritualità cristiana, di origine orientale e mediterranea, con le proprie tradizioni e usanze, dando così vita a molti elementi tipici del Natale che conosciamo, con l’albero addobbato di luci, la corona dell’avvento, i mercatini di Natale e molto altro.

Storia del Natale

 

In seguito, quando anche gli Stati Uniti si innamorarono del Natale, le usanze e tradizioni natalizie di molti paesi diversi giunte nel nuovo continente attraverso l’immigrazione di massa si fusero dando vita al grande rito del Natale americano, in cui il panciuto Babbo Natale non può mancare.

Molto lontano ormai dal S. Nicolaus che, magro magro, emigrò in America con i tedeschi e gli olandesi, Santa Claus ingrassò, perse gli abiti vescovili e divenne icona della Coca Cola e protagonista del Natale globale. Natale insomma, dopo aver girato il mondo, si è trasformato in una festa laica e consumistica.

Tutti, o quasi, amiamo il Natale: la festa, le luci, i pacchetti, il cenone, la famiglia… Ma qualcuno invece si lamenta e afferma che vorrebbe far sparire Natale dal calendario saltando direttamente al 6 gennaio, quando l’Epifania tutte le feste si porta via, perché Natale è uno stress, una fatica, una spesa e un traffico.
E così chiudiamo il cerchio: se non si mettono in ordine le cose, costoro hanno davvero ragione.

Sentire il Natale dentro di noi

Per festeggiare Natale occorre la giusta predisposizione.

C’è un tempo di attesa che la Chiesa ha stabilito molti anni fa, si chiama Avvento e serve a preparare il cuore e l’anima alla nascita di Gesù bambino. Dobbiamo insomma apparecchiare la tavola e allestire un posto caldo e gioioso dove accogliere questa piccola persona, così come facciamo con gli amici veri quando vengono a trovarci.

Tempo fa ho ascoltato un sacerdote presentare in maniera atipica un percorso di preghiera per l’anno giubilare che sta per iniziare. Diceva che, per capire come fare, bisogna pensare a una scuola di cucina. Lo chef che insegna fornisce una buona ricetta, precisa negli ingredienti e nel procedimento, e questo è indispensabile.

Sentire il Natale dentro di noi

 

Ma cosa sarebbe mai la tavola se tutte le ricette fossero cucinate allo stesso modo? E qui viene il bello, perché ogni persona è diversa e aggiungerà al suo piatto personalità, rendendolo unico e diverso dagli altri. E così – diceva il mio amico prete – alla scuola di preghiera come in cucina servono solo alcune regole base, perché ognuno di noi saprà fare il resto.

Le regole sono spazio e silenzio: ingredienti e procedimento. Spazio interiore che si ottiene solo facendo un po’ di pulizia da tutti i pensieri inutili e dalla fretta. Dalla frenesia della vita moderna insomma, come diceva il Cynar.
Possiamo prenderci un pochino di spazio e il mondo andrà avanti lo stesso.

Il silenzio invece è indispensabile per ascoltare. Tendi l’orecchio, dopo aver abbassato al minimo il rumore di fondo, e ascolta: la voce dell’anima ci mette in contatto con l’immensità e ci ricorda chi siamo. E ascolta le voci delle altre persone che parlano alla nostra anima, e spesso noi non sentiamo. L’Avvento serve a questo, e occorre cominciare per tempo perché ci vuole tutta ad arrivare un po’ più limpidi e sereni al giorno di Natale.

Ogni anno il Natale ci dà l’occasione di rientrare in noi stessi, e ci chiede, nel pieno dell’inverno buio e freddo, di brillare e di essere luce. Possiamo farlo tutti, credenti o no, perché tutti sappiamo farlo. Per questo decoriamo l’albero con tante luci in segno di rinascita e prepariamo una tavola a festa, da condividere con chi amiamo o con chi è veramente solo. Non è un bel discorso o una predica vuota, essere luce per il mondo è un fatto concreto, e infatti Papa Francesco dice: “Nella mangiatoia Dio ci parla di vicinanza, povertà, concretezza”.

Natale: come fare festa

Fare festa a Natale

 

Siamo pronti a festeggiare Natale, e anche quest’anno ci informiamo su come fare: che cosa dice la moda? Dobbiamo fare l’albero blu e argento o rosso e oro? Possiamo ancora pensare a regali fai da te?

Senza entrare nel dettaglio dirò che lo sfarzo non fa più tendenza e che sempre più spesso mi trovo a leggere che le persone desiderano alleggerire. Rifiutano le decorazioni in plastica e, a seconda del proprio stile, appendono all’albero palle leggerissime di vetro trasparente o colorato, oppure legnetti profumati, agrumi essiccati e cannella. Tutti illuminano ormai con luci a basso consumo e gli alberi di Natale veri, senza radici (anche se poi l’IKEA se li riprende) sono diventati un tabù.

Meno male, dico io, ma non dimentichiamo che almeno a Natale possiamo essere trash, multicolor e luccicanti, e indossare quella maglia di paillettes che aspetta tutto l’anno nell’armadio. Quindi personalmente credo che continuerò la tradizione del film di Natale, le musiche natalizie, le pantofole da elfo e gli occhiali verdi glitterati a forma di albero di Natale.

Inoltre monterò ancora una volta il mio albero sintetico, anche se ha qualche ramo storto, e lo decorerò con le palle di vetro di mio nonno, fragilissime e meravigliose, che sono fortunosamente sopravvissute agli anni, ai figli piccoli e al cane – e ora sfidano i nipoti.

I colori di tendenza 2024: l’albero, la tavola e i regali

Quest’anno si cambia musica: i colori freddi non usano più. Quindi basta con le collane di luci fredde o addirittura blu per far posto a luci calde, al rosso, al verde e a tutti i toni dell’arancio.

Se questo cambiamento può preoccupare per l’albero di Natale, mi sembra invece molto favorevole per la tavola, che sarà bellissima apparecchiata con una tovaglia neutra e decorata con semplici foglie secche illuminate da una spruzzata di glitter oro o rame.

Colori Natale 2024

 

La decorazione della tavola – il centrotavola per capirci – dovrà essere semplice e non troppo invadente perché quel giorno gli antipasti e i dolci sono sempre tanti e hanno bisogno di spazio. Il tartan però usa ancora moltissimo, nei toni del rosso e del verde, e così nulla vieta di adoperare una tovaglia scozzese.

Chi volesse seguire i colori dell’anno anche per l’albero, e usare quindi giallo e arancio, potrà sicuramente scegliere, tra le sue decorazioni, quelle più giuste, integrando eventualmente con qualche nuovo acquisto o con piccole pigne adeguatamente colorate.
Sai che a Natale ci sono frutti e spezie benaugurali? Quest’anno ci aiuteranno davvero perché hanno colori in palette. Trovi curiosità e consigli nell’articolo di Barbara Boni Fortuna a tavola: gli ingredienti benaugurali per il Natale.

Spendo ancora qualche parola per la sostenibilità che, durante le feste, diventa ancora più importante. A parte il fatto che – ridicolo a dirsi – l’antispreco sembra essere di gran moda, siamo in molti a ritenere che non sprecare sia un obbligo e un dovere, perché aiuta in qualche misura l’equità sociale e preserva la natura e l’ambiente. Sono quindi consigliatissimi i regali fai da te: biscotti, marmellate e conserve, ma anche oggetti per la casa di uso comune.
L’Associazione Italiana Food Blogger è sensibile da tempo alla sostenibilità.

Puoi leggere:
Orsola Ciriello: la tavola delle feste sostenibile
Gioia Barbieri: Natale sostenibile e homemade
E infine il mio articolo: Bee wrap: l’alternativa sostenibile alle pellicole alimentari

Cucinare in anticipo un pranzo di Natale quasi perfetto

Chiudiamo il nostro viaggio sul Natale con qualche consiglio di cucina.

Mangiare insieme nei giorni di festa non è solo il piacere della buona tavola, ma anche un modo di condividere e di scaldarsi vicendevolmente intorno ad un unico tavolo, un’occasione insomma per ricordare di volersi bene anche gli altri giorni dell’anno.

Niente come Natale evoca gesti e tradizioni antiche e tutti ci ritroviamo alle prese con pentole e fornelli mentre sensazioni, emozioni e ricordi invadono la mente. I profumi e i gesti in cucina, come dicevo, sono potentemente evocativi della nostra identità. Ma cucinare stanca, e se mettiamo a tavola molte persone ci converrà organizzarci e cucinare in anticipo.

Cucinare pranzo di natale in anticipo

 

Cominciamo quindi dal menù, che va scelto con cura, ricordando di non esagerare e di mescolare ad arte i piatti tradizionali con qualche novità. Bello, certo, mangiare i ravioli della nonna, ma non offendetevi se quest’anno cambiamo ripieno o condimento o se azzardiamo una lasagnetta decorata con gli alberi di Natale. Le idee non mancheranno di certo: basterà guardarsi intorno.

Una volta stabilito il menù, fai una lista accurata delle preparazioni che puoi anticipare. Qualcosa si potrà surgelare, e dovrai solo ricordarti di scongelare per tempo (metti un promemoria, mi raccomando). Qualcos’altro invece si potrà preparare in anticipo e, anzi, godrà dello stare qualche ora in frigorifero. Inoltre ci sono piatti, ad esempio le torte salate e molti dolci, che sono montaggi di varie preparazioni; le basi e i ripieni si potranno preparare in anticipo e conservare in frigo per qualche giorno, rimandando il montaggio e cottura a qualche ora prima.

Scrivi tutto, e tieni conto dello spazio in frigo. Via via che cucini, diminuiranno le materie prime e lasceranno spazio ai tuoi semilavorati o ai piatti pronti. Il vino entra in frigo quando il cibo esce, anche se tuo marito o tua moglie protestano, e tieni conto del fatto che, la mattina di Natale, dovrai avere il tempo per impiattamenti e decorazioni.

Se non sei già distrutto dalla stanchezza, ti dico un’ultima cosa: puoi cucinare in modo davvero intelligente, elegante e sostenibile ed organizzare un vero menù di Santo Stefano utilizzando gli avanzi per nuove preparazioni. Non ci credi? Invece è la verità! Leggi i miei articoli:
Ricette sostenibili di gran classe per Natale
Menù di Santo Stefano – Trasformare gli avanzi con eleganza

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